Intervista alla presidente dell’Ordine dei Chimici Nausicaa Orlandi

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La svolta rosa della chimica. In un convegno a Firenze si è fatto il punto sulla situazione italiana del settore Chimica con un occhio di riguardo all’occupazione femminile. Intervista esclusiva di Donna in Affari alla presidente del Consiglio nazionale dei chimici Nausicaa Orlandi

Il 36% dei chimici è donna. A partire da questo importante dato l’Ordine dei chimici ha organizzato un convegno, tenutosi a Firenze a inizio autunno, sulle pari opportunità professionali nel settore della chimica in Italia. Per approfondire il tema abbiamo intervistato la Presidente del Consiglio nazionale dei Chimici, una delle rare donne alla guida di un Ordine professionale.

Presidente Orlandi, assistiamo ad una svolta rosa nel settore della chimica? Secondo lei a cosa è dovuto?
Sicuramente negli ultimi anni sempre più donne si sono affacciate al mondo scientifico, ed in particolare al mondo della Chimica, che con le sue lauree offre molte opportunità di impiego ai giovani sia in Italia che all’estero. Confrontando i dati a nostra disposizione risulta evidente come nel passato poche donne si dedicassero allo studio della chimica ed approdassero poi al mondo del lavoro iscrivendosi all’Albo. Tendenza nettamente in contrasto con oggi giorno dove le lauree scientifiche sono ritenute importanti dai giovani di entrambi i generi e quindi si evidenzia un maggiore accesso alla professione di Chimico.
Ricordiamo infatti che nel 1928 è stata istituita la Professione di Chimico, della quale l’organismo di rappresentanza istituzionale è il Consiglio Nazionale dei Chimici, ente pubblico non economico, posto a tutela dell’esercizio della professione di Chimico a garanzia della collettività.
Ad oggi i Chimici donne costituiscono il 37% degli iscritti agli Ordini territoriali, sicuramente un aumento notevole considerando che nel 2000 la percentuale delle donne si attestava sul 28%. Correlando la distribuzione anagrafica degli iscritti con il genere degli stessi si evidenzia che nella fascia under 35 anni la percentuale di Chimici donne è pari al 53%, mentre all’opposto la fascia over 65 anni riscontra un 5% di percentuale di Chimici donne. Il numero maggiore degli iscritti è dislocato nella fascia tra 36 e 65 anni dove anche in questo caso la percentuale di Chimici donne è rilevante (41%).

Qual è la regione in cui questo incremento occupazionale è più presente?
Gli Ordini territoriali dei Chimici in Italia sono di tipo provinciale, interprovinciale, regionale e interregionale in funzione delle regioni e della densità di iscritti presenti, non essendo la distribuzione dei Chimici sul territorio omogenea.
Vi sono pertanto regioni con maggiore concentrazione di iscritti quali la Lombardia, la macro-area Lazio-Umbria-Abruzzo-Molise, l’Emilia Romagna, la Sicilia e il Veneto. Le regioni con più del 40% di Chimici donne sono in primis la Sardegna con un 45%, seguita a ruota da Calabria, Campania, Lazio-Umbria-Abruzzo-Molise, Piemonte-Valle d’Aosta e Toscana. Presentano invece percentuale inferiore al 30% di Chimici donne regioni come Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige.
Nel corso del 2017 vi è stato il rinnovo di molti Consigli degli Ordini Territoriali, e si è assistito ad un aumento generale del numero di consiglieri donne, molti dei quali hanno avuto anche ruoli importanti all’interno dell’Ordine, segno evidente di fiducia da parte dei colleghi.

Quali sono i settori dove l’incremento è più marcato?
Il Chimico riveste oggi un ruolo centrale all’interno del Sistema Paese, quello di contribuire al miglioramento, allo sviluppo ed all’innovazione dei processi produttivi e gestionali, e di essere determinante per la salvaguardia della salute della popolazione e dei lavoratori, per la tutela dell’ambiente e per realizzare nuovi prodotti sostenibili. Per dare una breve panoramica delle attività del Chimico iscritto all’Albo, ricordiamo innanzitutto che il Chimico opera nei vari ambiti della nostra società come dipendente pubblico o privato, consulente, imprenditore, chimico forense e perito per i tribunali, come docente di scuole medie secondarie superiori e nelle Università.
Il Chimico lavora nella sanità, nel settore farmaceutico, agricolo-alimentare, tessile, cosmetico e cosmeceutico, nutraceutico, industriale, impiantistico, ambientale, nella ricerca e sviluppo, nell’ambito della salute e sicurezza sul lavoro, nell’ambito manageriale, nel restauro, nelle costruzioni, nell’attività portuale e doganale, nelle biotecnologie, nell’ambito energetico e di risorse rinnovabili. I Chimici sono presenti nelle Università come docenti e ricercatori, nei laboratori di organismi pubblici di ricerca, nelle strutture ospedaliere in qualità di esperti per le applicazioni di chimica e biochimica in medicina, nelle Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente (ARPA), nei Servizi di Prevenzione Igiene e Sicurezza negli ambienti di lavoro (SPISAL), nei corpi speciali dello stato (quali ad esempio le forze armate, dogane e la polizia scientifica), nelle strutture ministeriali, nelle scuole secondarie e nei laboratori industriali di ricerca e produzione. Il Chimico è un esperto nell’ambito della sicurezza sul lavoro, tematica comune a tutte le realtà lavorative, fornendo consulenza per attività di misurazione, monitoraggio ambientale e valutazione di tutti i rischi presenti; il Chimico opera quindi non solo come consulente ma anche come Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, esperto e Professionista Antincendio, nonché formatore in materia di sicurezza sul lavoro.
Nell’industria, dove il Chimico è presente e opera attivamente, vi è il settore chimico, plastico, metallurgico, elettronico, tessile, trattamenti e finiture, preziosi, energie rinnovabili, automotive ecc…
I settori con le prospettive migliori nel prossimo quinquennio e dove sempre più Chimici operano sono le attività rivolte alla tutela ambientale, allo sviluppo di prodotti sostenibili, ed il mondo della Green Chemistry e Green Economy. Importante è anche la sicurezza alimentare dove sempre più il Chimico è chiamato a essere garante nella filiera degli alimenti dalla coltivazione sino al consumo sulla tavola; diversi convegni realizzati dagli Ordini territoriali hanno portato avanti l’importanza di essere consapevoli nel consumo degli alimenti e rivolgersi ai Professionisti Chimici aventi le competenze tecniche e scientifiche per poter garantire la tutela nell’ambito alimentare. Importanti settori di sviluppo dove i Chimici sono da sempre presenti ma continueranno sempre di più ad operare sono la Sicurezza sul lavoro nelle aziende (basti pensare all’importanza della valutazione del rischio chimico di prodotti ed al rischio di esposizione dei lavoratori) e le certificazioni di aziende e prodotti in ambito manageriale (qualità, sicurezza, ambiente, marcatura CE, etc) anche alla luce di nuove regolamentazioni introdotte con regolamenti Europei (come ad esempio REACH, CLP, CPR,…). Resta sempre un settore costante la chimica analitica e quindi la presenza di attività di tipo laboratoriale a servizio di diversi settori industriali, ambientali, alimentari.

Ci può dare un parere sulle pari opportunità in Italia, che molte volte sono più virtuali che reali?
C’è un significativo risultato negli ultimi anni nell’eliminazione degli stereotipi di genere nell’istruzione, nella formazione e nella cultura. Nel corso della formazione universitaria, in Italia, le donne rappresentano stabilmente ben oltre il 50% della popolazione di riferimento a tutti i livelli: dai corsi universitari ai dottorati di ricerca. C’è da dire però che le donne e gli uomini hanno molte volte seguito percorsi educativi e formativi tradizionali e “convenzionali”, che hanno portato spesso le donne ad attività meno valutate e remunerate.
Negli ultimi anni sicuramente molti passi avanti sono stati fatti a partire dal prendere consapevolezza dell’importanza del contributo di entrambi i generi nelle attività lavorative tenendo conto delle specificità e peculiarità dei generi e quindi dall’apporto positivo derivante dalla presenza di entrambi sul luogo di lavoro. Nell’ambito dell’innovazione – ad esempio – tendenzialmente le giovani laureate sono più creative dei colleghi, od in altri ambiti le donne hanno una maggiore propensione al multitasking ed alla gestione ed organizzazione. A parità di conoscenza tecnico-scientifica non vi sono più barriere tra uomini e donne, per cui entrambi hanno le stesse opportunità di accesso al mondo del lavoro.
Restano sempre presenti e ancora di difficile gestione, specie per alcune attività lavorative (basti pensare alle donne che intraprendono la libera professione), vincoli oggettivi legati al ruolo della donna nella famiglia (maternità). E su questi vincoli che richiedono flessibilità, introduzione di sistemi di prevenzione e sostegno c’è sicuramente ancora molto da fare a livello di enti di previdenza (ad esempio per le libere professioniste) così come a livello aziendale e pubblico.
Detto ciò, per quanto riguarda l’aspetto personale e il mondo della chimica non ho trovato problemi di “genere” tra i miei colleghi. Anzi l’aver proposto una donna a presidente del Consiglio Nazionale, e l’aver avuto un aumento di Presidenti donne di Ordini Territoriali con il voto di tanti colleghi uomini, conferma che almeno tra i chimici le differenze di genere non trovano terreno così fertile.