Italiani e acqua minerale

Bicchiere acqua minerale e bottiglie

Un rapporto idilliaco quello tra gli italiani e l’acqua minerale: sono 9 su 10 infatti i cittadini che bevono acqua minerale – il 19% in più rispetto a 20 anni fa

Una ricerca del Censis dal titolo “Il valore sociale del consumo di acque minerali”, presentata a Roma il 15 febbraio da Francesco Maietta, responsabile dell’Area Politiche sociali del Censis, ha evidenziato come l’amore per l’acqua minerale da parte degli italiani sia aumentato nel tempo, tanto che oggi quasi tutti gli italiani (9 su 10) la bevono quotidianamente. E 8 persone su 10 ne bevono oltre mezzo litro al giorno.
Bere acqua d’altronde fa bene, è essenziale per la nostra sopravvivenza e la nostra salute e ormai gli italiani lo sanno, ma il motivo per cui scelgono la minerale, in base ai risultati della ricerca Censis, è differente: per il 44% è perché è buona e dunque piace. Per il 30% perché fa bene alla salute, per il 28% perché è sicura, per il 25% perché è comoda, per il 10% perché è conveniente.

A discutere i risultati della ricerca sono intervenuti Marino Niola, antropologo, Andrea Fabbri, professore associato di Endocrinologia dell’Università di Roma Tor Vergata, Ivo Ferrario, Direttore della Comunicazione e delle relazioni esterne di Centromarca, Massimiliano Dona, Presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, Ettore Fortuna, Vicepresidente di Mineracqua e Presidente della Fondazione Acqua, e Massimiliano Valerii, Direttore Generale del Censis.

Partendo dal dato che il 90,3% degli italiani (49 milioni) beve acqua minerale, e che tra il 1995 e il 2016 c’è stato un boom dei consumatori di 19 punti percentuali (e quelli che ne bevono almeno mezzo litro al giorno sono aumentati del 36%), si è sottolineato come, mentre nella crisi gli italiani tagliavano le spese (i consumi pro-capite sono diminuiti del 5,3% nel periodo 2008-2016), i consumatori di acqua minerale aumentavano dall’87,2% al 90,3% della popolazione.
Una correlazione importante tanto più che si tratta di un consumo “interclassista”, nel senso che i “grandi” consumatori sono equivalenti sia tra dirigenti e imprenditori (l’85,1% ne beve più di mezzo litro al giorno), sia tra operai (l’82,2%). Le differenze dei livelli di reddito associate alle diverse posizioni professionali incidono in misura molto ridotta sulla propensione e sull’intensità del consumo di acqua minerale.
Le bottiglie di minerale insomma vanno nonostante la “spending review” familiare che ha finito per escludere tanti beni dalle tavole degli italiani. E a prescindere dalla località geografica: al Nord-Ovest i consumatori sono il 94,1% della popolazione, al Centro il 90,7%, al Nord-Est il 90,5% e al Sud l’87%.

L’Italia detiene il primato europeo nel consumo individuale di acqua in bottiglia: in media 206 litri pro-capite all’anno, 29 litri in più dei tedeschi (il 16,4% in più), 84 litri in più dei francesi (+68,9%), 85 litri in più degli spagnoli (+70,3%), 173 litri in più rispetto al Regno Unito (+524,4%), 96 litri in più rispetto al valore medio dell’Ue (+87,3%). C’è da dire che è tale l’abitudine che, mentre nei Paesi Nordeuropei quando ci si siede a tavola in un ristorante si riceve immediatamente una brocca d’acqua fresca di rubinetto, in Italia si chiede agli avventori se si voglia una bottiglia di minerale liscia o gassata, l’idea di una brocca di acqua naturale di rubinetto non sfiora nemmeno.

L’acqua imbottigliata viene consumata a prescindere anche dall’età e dal genere. Ma a preferirla sono sempre i più giovani, che amano maggiormente le “bollicine”: le percentuali più alte si registrano infatti tra i 18-34enni (il 92,6%), tra i minori (il 91,1%) e tra i baby boomer (il 90,9%).

Perché la bevono? Per il gusto, per il piacere più che per salutismo. La motivazione dell’impatto positivo sulla salute è più alta tra i consumatori forti: la bevono perché fa bene alla salute il 35,7% di coloro che non se la fanno mancare ogni giorno, ma solo l’8,1% di chi la beve meno di una volta alla settimana. Ciò significa che, forse, se il consumo di acqua è aumentato in questi anni è perché è aumentata la cultura della salute, la conoscenza, magari anche la visibilità, dal momento che la pubblicità di acqua minerale è aumentata sui vari mezzi di comunicazione.

Una particolarità da sottolineare è che alla marca di acqua minerale ci si affeziona: in un’epoca di infedeltà diffusa e crescente nel consumo, il 65,8% dei consumatori di acqua minerale ne ha una preferita. Di questi, il 24,7% ha una marca specifica a cui è fedele nel tempo, il 41,1% preferisce una marca anche se capita di cambiarla, mentre il 34,2% non ne ha una preferita e gli basta berne una che sia riconosciuta come minerale.
In realtà alle volte la preferenza è dovuta a una precisa scelta di salute: il contenuto di sostanze come il calcio o l’aggiunta di gas, ad esempio, può spingere una persona a prediligere un tipo di acqua o un altro poiché – sia detto chiaramente – non tutte le acque sono uguali. E la vera differenza tra le acque in bottiglia e l’acqua di rubinetto sta nel fatto che nelle acque in bottiglia c’è un’etichetta che presenta informazioni utili per una scelta personale.