Le carenze della filiera lattiero casearia

latte

La filiera lattiero casearia deve crescere poiché non ha operatori di grandi dimensioni che le permettano di essere concorrenziale. Lo studio di SDA Bocconi di Milano

La crescita dimensionale delle imprese del settore lattiero caseario è cruciale per lo sviluppo del sistema Paese. A farlo presente sono i ricercatori della SDA Bocconi di Milano i quali hanno portato a termine uno studio in collaborazione con Parmalat che evidenzia 4 ragioni per cui le imprese di produzione lattiero casearia hanno necessità di crescere.

In base allo studio presentato il 23 marzo 2018, le quattro ragioni per cui è necessaria una crescita dimensionale delle imprese produttrici del settore lattiero caseario sono le seguenti:

  1. minore dimensione implica minore produttività,minore
  2. dimensione implica minore capacità di export
  3. minore dimensione implica minore capacità di innovare per via delle minori risorse disponibili per gli investimenti in ricerca e sviluppo o in progetti di crescita organica o M&A
  4. minore dimensione implica infine maggiore rigidità finanziaria – tema, questo, trasversale a più settori ma che caratterizza anche il settore lattiero caseario, composto soprattutto da piccoli operatori.

I 2/3 delle imprese del settore lattiero caseario è collocato nelle due classi dimensionali più piccole; non solo: esiste una forte discrepanza dimensionale fra parte alta (produttori) e parte bassa (trasformatori) della filiera.

La fase critica del settore italiano del latte

L’Unione Europea è la principale area mondiale di produzione di latte e ha un tasso di autoapprovvigionamento pari al 113%. In ambito UE è proprio il settore italiano del latte ad attraversare la fase più critica, principalmente a causa di costi di produzione nazionali mediamente più elevati (più alti di circa 3,3 euro/100 kg rispetto alla media europea nell’ultimo triennio) rispetto a quelli degli altri principali produttori dell’Unione Europea.
Per fare un confronto con i nostri concorrenti più vicini, Francia e Germania, basta considerare che le differenze di costo rispetto all’Italia sono rispettivamente di – 2,73 e – 3,58 euro ogni 100 kg (media del periodo 2015-2017).

I costi di produzione aziendali sono molto diversificati da un’azienda all’altra in funzione di numerosi parametri strutturali e gestionali. Variano prevalentemente in funzione della dimensione aziendale, diminuendo all’aumentare della produzione annua e del numero dei capi.

Troppi piccoli produttori per pochi grandi trasformatori

Nel settore lattiero caseario il rapporto domanda-offerta è di 1:20 in termini di numerosità di operatori. Ciò significa che i soggetti che operano a livello industriale nella trasformazione del latte si interfacciano con molti piccoli e piccolissimi operatori che hanno ciascuno un livello di produttività molto basso. L’effetto è un costo netto di produzione del latte pari mediamente a circa 43 euro/100kg, ma con valori oscillanti tra i 30 e i 60 euro/100kg a seconda della dimensione degli operatori.
La crescita delle imprese appare dunque un imperativo per aumentare la competitività, favorita dai grandi operatori del settore, che stimolano un effetto “traino”.

Le soluzioni presentate dal team SDA Bocconi

Le analisi dei dati mostrano che gli attuali squilibri possono essere colmati grazie all’attività degli operatori di maggiore dimensione. Matteo Vizzaccaro, coordinatore del Team di ricerca composto da Giulia Negri, Chiara Pirrone, Ilaria Cavalleri e Arianna Pisciella, spiega: “La presenza di operatori con massa critica rilevante e maggiore produttività, è fondamentale per creare valore «indotto» nel resto della filiera, come dimostra la ricerca: la crescita di questi operatori comporta la crescita delle imprese ad essi «collegate», con un effetto traino fondamentale per la creazione di valore per il Sistema Italia. Lo sviluppo del settore risiede dalla complementarietà delle parti che lo compongono”.
Le leve per guidare la crescita sono dunque: investimenti organici, M&A, internazionalizzazione e ottimizzazione del rapporto con il mercato dei capitali, con una costante attenzione alle performance in ambito ambientale, sociale e di governance.