Il reddito di inclusione

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Presentato il 28 marzo dal presidente dell’Inps il bilancio sul reddito di inclusione a tre mesi dalla sua applicazione. Ecco tutte le informazioni in merito

Il Presidente dell’Inps, Tito Boeri, il 28 marzo presso la sede Inps in Palazzo Wedekind, ha presentato i dati sulle domande del ReI (Reddito di inclusione) e il numero attuale dei beneficiari aggiornati al 23 marzo 2018, dopo quasi tre mesi dalla sua applicazione. Alla tavola rotonda hanno partecipato il Presidente del Consiglio Gentiloni, il Ministro del Lavoro Poletti ed il Portavoce dell’Alleanza contro la Povertà Rossini.

Che cos’è il Reddito di Inclusione
Il Reddito di Inclusione (ReI) è una misura strutturale – unica a livello nazionale – di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale e sostituisce il sostegno per l’inclusione attiva (SIA). Il Decreto approvato riordina le prestazioni assistenziali e rafforza il coordinamento degli interventi in materia di servizi sociali, per garantire livelli essenziali delle prestazioni in tutto il territorio nazionale. La Legge di Bilancio 2018 ha esteso la platea dei beneficiari del ReI, rendendo meno stringenti i requisiti del nucleo familiare necessari per accedere alla misura.

Requisiti per il riconoscimento del diritto al Reddito di inclusione
Il Reddito di Inclusione viene riconosciuto ai nuclei familiari che rispondono a determinati requisiti relativi alla situazione economica.
Il nucleo familiare dovrà avere un valore dell’ISEE non superiore a 6.000 euro e un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20.000 euro. Sono ammessi al Reddito di inclusione i nuclei con figli minori o disabili, donne in stato di gravidanza o disoccupati con età pari o superiore a 55 anni.
Fermo restando il possesso dei requisiti economici, il ReI è compatibile con lo svolgimento di un’attività lavorativa, ma non è compatibile con la fruizione, da parte di qualsiasi componente del nucleo familiare con la NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) o di altro ammortizzatore sociale per la disoccupazione involontaria.

Il Reddito di inclusione è articolato in due componenti
a) Un beneficio economico erogato su dodici mensilità, con un importo che va da circa 190 euro mensili per una persona sola, fino a circa 500 euro per un nucleo con 5 o più componenti.
b) Una componente di servizi alla persona che tiene conto della situazione lavorativa e del profilo di occupabilità, dell’educazione, istruzione e formazione, della condizione abitativa e delle reti familiari della persona che servirà a dar vita a un “progetto personalizzato” volto al superamento della condizione di povertà.

Per accedere alle prestazioni, si utilizza la dichiarazione ISEE per migliorare la fedeltà delle dichiarazioni.
La durata del Reddito di inclusione è di 18 mesi e per poterlo richiedere nuovamente è necessario attendere almeno 6 mesi dall’ultima erogazione.

Progetto personalizzato di attivazione sociale e lavorativa
Il Progetto viene predisposto dai servizi sociali del Comune, che operano in rete con i servizi per l’impiego, i servizi sanitari e le scuole, nonché con soggetti privati attivi nell’ambito degli interventi di contrasto alla povertà, con riferimento agli enti non profit.
Il Progetto riguarda l’intero nucleo familiare e prevede specifici impegni che vengono individuati da operatori sociali sulla base di una valutazione delle problematiche e dei bisogni. La valutazione considera le condizioni personali e sociali; la situazione economica, lavorativa e il profilo di occupabilità; l’educazione, l’istruzione, la formazione; la condizione abitativa, le reti familiari e sociali.
Se in fase di analisi emerge che la situazione di povertà è connessa alla mancanza di lavoro, il Progetto personalizzato è sostituito dal Patto di servizio o dal Programma di ricerca intensiva di occupazione. Solo per il 2018, il beneficio economico verrà concesso per un periodo massimo di 6 mesi, anche in assenza della sottoscrizione del progetto.

redditoPer i servizi: identificazione degli standard minimi
Il primo standard minimo per poter offrire un accesso al servizio è relativo all’ampiezza del Comune: deve esserci un punto ogni 40.000 cittadini, cifra che può variare a seconda se si tratti di una città metropolitana o di un piccolo Comune.
Il secondo standard minimo si riferisce al servizio sociale professionale, cioè agli assistenti sociali: nei punti deve essere disponibile un assistente sociale ogni 5.000 abitanti.
In aggiunta a questi livelli minimi saranno attivate altre attività di integrazione, in particolare quelle riferite alla sanità e all’assistenza al lavoro, anche queste omogenee per tutti i territori e Comuni, ed infine il potenziamento dei centri per l’impiego che prevedono programmi di sostegno al lavoro per le persone in cerca di una occupazione.

Carta ReI
Il beneficio economico viene versato mensilmente su una carta di pagamento elettronica (Carta ReI) completamente gratuita, che funziona come una normale carta di pagamento elettronica alimentata direttamente dallo Stato.

I Dati dell’Osservatorio INPS sul REI
Nei primi tre mesi del 2018 le misure di contrasto alla povertà varate dal Governo hanno raggiunto 870mila persone contro le 500mila famiglie del luglio 2017.
Del Reddito di inclusione in vigore dal 1° gennaio 2018 al posto del SIA (sostegno di inclusione attiva), secondo l’Osservatorio Inps, hanno beneficiato 251mila famiglie, l’equivalente di 870mila persone, il 50% della platea raggiunta dallo strumento obiettivo che dal 1° luglio sarà composta da 2,5milioni di persone.
Il sostegno maggiore è andato al Sud, dal momento che su 10 nuclei familiari destinatari del ReI 7 risiedono nel mezzogiorno. “La dotazione del ReI nelle aree del Nord – ha commentato Boeri – è superiore agli 800 euro e in generale in Italia non scende al di sotto dei 600 euro. Quello che si può dare con questa misura corrisponde ad un terzo dei beneficiari e nella migliore delle ipotesi un quarto di ciò che sarebbe necessario per riportare queste persone al di sopra della soglia di povertà”.

La manovra nel complesso si attesta tra i 35 e i 38 miliardi di euro. “È un risultato importante” ha sostenuto Boeri “se si confrontano le misure adottate a livello internazionale che si attestano intorno ad una forbice tra il 40 e 80% della platea di riferimento. Non esistono schemi di contrasto alla povertà che raggiungano il 100% dei potenziali beneficiari anche in Paesi che adottano strumenti simili, non si va oltre il 50%”.

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Distribuzione territoriale dei beneficiari
Per l’Osservatorio Inps sul Reddito di inclusione, la concentrazione dei beneficiari risiede dunque nel Sud; l’Istat conferma che 5 poveri su 10 si trovano in condizione di povertà assoluta e specifica che in alcune aree del Mezzogiorno la concentrazione sale a 7 beneficiari su 10. Poiché il Reddito di inclusione è una variabile correlata alla disoccupazione – e la disoccupazione converge alla povertà – i beneficiari coincidono con una elevata quota di disoccupati. Fanno eccezione Puglia, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna, dove già sono stati adottati strumenti integrativi a sostegno del Reddito.

Incidenza del Reddito di Inclusione

Il Reddito di inclusione ampliando la copertura degli strumenti già esistenti (SIA), allarga la platea verso le famiglie monocomponenti (famiglie disoccupate con più di 55 anni) e tende a crescere in proporzione al numero dei componenti del nucleo familiare (da 3 in su), mentre il SIA incideva soprattutto su nuclei familiari composti da 4 componenti in su.

Il Reddito di inclusione abbraccia comunque nuclei familiari costituiti da tre componenti in su e cresce in proporzione all’aumentare della numerosità familiare.
Sul livello medio delle prestazioni, il ReI è più generoso del SIA: ha un importo medio di circa 300 euro mensili contro i 245 euro del SIA. L’andamento del SIA era crescente per nuclei familiari fino a 4 componenti, ma calava per l’intervento di altre misure di sostegno, assegni corrisposti dai Comuni che non venivano computati ai fini SIA. Il rapporto tra l’importo ReI e l’importo teorico cui le persone avrebbero diritto, consiste in altri trasferimenti che le famiglie ricevono attraverso i sostegni pubblici.
L’attuale strumento – ha commentato Boeri – considera anche i nuclei familiari con presenza di disabili che rappresentano un quinto dei beneficiari. Ciò ha permesso di affrontare un’altra criticità del nostro Paese, cioè l’aiuto alle famiglie povere con disabili a carico.

Le strutture territoriali
“Lo strumento si regge su una macchina complessa” spiega Boeri “grazie all’intervento di Comuni, strutture territoriali, intermediari specializzati, Regioni e costituisce un primo contatto delle persone bisognose di aiuto, non solo per i trasferimenti monetari ma per l’aiuto nella ricerca di occupazione e più in generale nel reinserimento sociale. Le strutture, una volta raccolte le informazioni, le trasmettono all’INPS che decide sulla concessione e dà mandato all’ente erogatore di pagare le prestazioni. L’Istituto di previdenza farà una verifica reddituale-patrimoniale dei soggetti beneficiari – che da luglio sarà obbligatoria per l’accesso al ReI – e una serie di attività di controllo sulle categorie dei beneficiari per valutare il diritto di chi ha inoltrato la domanda; verifiche sulla residenza, cittadinanza, e monitoraggio del progetto personalizzato”.

Il contrasto alla povertà
“È un fatto positivo che in Italia si parli di misure di contrasto alla povertà. Il nostro Paese è arrivato a dotarsi di uno strumento di base nazionale come il ReI con 70 anni di ritardo rispetto ad altri Paesi. Questo strumento oggi c’è. È un reddito minimo ai primi passi, ancora sotto finanziato, ma la platea di riferimento da luglio salirà a 700mila famiglie, pari a 2,5 milioni di persone, che, rispetto ai numeri sulla povertà assoluta divulgati dall’ISTAT (4,7milioni di persone e 1,6milioni di famiglie), dimostra che esiste ancora una distanza da colmare. Dando più risorse al ReI potremo raggiungere platee più vaste. È necessario” conclude Boeri “porci l’obiettivo di trovare maggiori risorse e dotarci di una infrastruttura capace di reggere una sfida complessa per il nostro Paese”.

 

Il punto delle Istituzioni
Lo sforzo messo in campo è di portata unica e coinvolge una platea larghissima di attori. “Da una parte” sostiene il Ministro del Lavoro Poletti “cresce il lavoro della presa in carico per i progetti individuali, dall’altra c’è la costruzione di una rete nazionale di servizi integrati di accompagnamento a sostegno del reddito a fronte delle problematicità che la povertà evidenzia. Si può affermare che entro il 2020 saranno a disposizione 3 miliardi di risorse essenziali per tutti i cittadini italiani. La scorsa settimana la rete nazionale per l’inclusione alla protezione sociale ha approvato un Piano per i servizi a sostegno della lotta alla povertà. La rete – strumento previsto dalla legge – coinvolge Governo, Regioni, Comuni e partenariato sociale (Terzo settore) per costruire la rete di servizi integrata a sostegno dei più deboli”.
Dal 2018 sono disponibili 300 milioni di euro che diventeranno 470 milioni nel 2020 e, a regime, considerando anche i fondi comunitari, diventeranno 720 milioni di euro l’anno a potenziamento della rete dei servizi. L’erogazione dei servizi essenziali – ha dichiarato Poletti – è a carattere universalistico e non differenziato in base ai territori ma ci sarà uno standard minimo che dovrà essere raggiunto da ogni singolo soggetto.
“Gli obiettivi individuati” ha concluso Poletti “sono quelli di un numero congruo di punti di accesso quali servizi, sedi e luoghi con cui il cittadino entra in contatto per questo intervento”.

Il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ha sostenuto che la congiuntura economica favorevole, pur nella fase delicata di transizione politica, consente di guardare con fiducia al futuro per la riduzione delle diseguaglianze. “L’evidenza che emerge dai dati consente di affermare che il ReI funziona e funzionerà meglio dal 1° luglio, con l’allargamento della platea e le misure integrative inserite nel bilancio 2018”.
“È uno strumento nazionale, strutturale e non passivo che va difeso e potenziato sul fronte delle politiche attive. L’alleanza contro la povertà ha un ruolo indispensabile, e dimostra l’importanza dei corpi intermedi, degli organismi sociali e sindacali” ha concluso Gentiloni.

Raffaele Tangorra, direttore generale per la lotta alla povertà e per la programmazione sociale, ha ricordato l’impegno del Dicastero anche “verso i più fragili, i senza dimora”. Si tratta del contrasto alla povertà estrema, del miglioramento delle condizioni di vita di persone che “prima erano invisibili nelle statistiche ufficiali, proprio perché senza dimora”. Il Ministero, a questo proposito, ha realizzato una strategia complessiva e strutturata chiamata Housingfirst (prima di tutto la casa). Un obiettivo che è possibile raggiungere – ha terminato Tangorra – con il fondo di 20 milioni di euro l’anno dal 2018, destinati ai senza fissa dimora.

Alleanza contro la povertà
Il portavoce dell’Alleanza contro la Povertà Roberto Rossini – che poco meno di un anno fa ha siglato un Memorandum di intesa con il Governo – ha espresso soddisfazione per le evidenze che emergono dai primi dati diffusi dall’Osservatorio dell’INPS, per il carattere universale di sostegno, e per il fatto che il Reddito di inclusione “è una misura flessibile, ragionevole e completa”.
“Il nuovo Governo dovrà estendere la copertura del ReI per il potenziamento dei servizi pubblici territoriali per renderlo efficace. Lo strumento c’è, e gli stanziamenti illustrati dal Ministro Poletti vanno nella giusta direzione. Quindi occorre andare avanti senza remore per far sì che la misura sia efficace su tutto il territorio nazionale” ha concluso Rossini.