Festival dello Sviluppo sostenibile

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Come sarà l’Italia nel 2030? Una possibile risposta è correlata allo sviluppo sostenibile. Al Maxxi di Roma la seconda edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile per riflettere sui 17 obiettivi dell’Agenda Onu 2030

“Senza di te lo sviluppo sostenibile non c’è”. Questo lo slogan che ha aperto la seconda edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile, suscitando riflessioni sui 17 obiettivi dell’Agenda Onu 2030. I Sustainable Development Goals (SDGs) si focalizzano sulle sfide del nostro tempo: dalla povertà al lavoro, dall’educazione alle disuguaglianze, dall’energia alle infrastrutture, dalla cooperazione internazionale all’ambiente, fino all’innovazione. La conferenza, inaugurata al Maxxi di Roma, dal 22 maggio fino al 7 giugno offrirà sul territorio nazionale oltre 700 eventi tra convegni, dibattiti, presentazioni di libri, mostre, proiezioni di film, visite guidate, flashmob e appuntamenti che coinvolgeranno il mondo dell’economia, dell’impegno sociale, della cultura, dell’arte, dello spettacolo e dello sport per guidare l’Italia verso il sentiero dello sviluppo sostenibile. Promotrice dell’evento è l’ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile). Il meeting, che conta più di 200 adesioni tra università, fondazioni, società civile e imprese, ha suggerito una roadmap cui l’Italia deve tendere.

Lo Sviluppo sostenibile e le riflessioni di Enrico Giovannini portavoce dell’ASviS

Enrico Giovannini ha chiarito che il nostro Paese è lontano dall’integrazione economica, sociale e ambientale e che sviluppo sostenibile vuol dire imparare a vivere nei limiti di un solo pianeta. “Le tecnologie” ha sottolineato “saranno le vere protagoniste che ci accompagneranno verso un’economia circolare, che consentiranno di aumentare la produzione, l’occupazione migliorando la redditività delle imprese senza distruggere l’ambiente”.
Un cambio di mentalità, dunque, che “le prossime generazioni dovranno perseguire per raggiungere un approccio globale e futuro inclusivo. Occorre innovare, riqualificare, investire e trasformare.
Ma perché non rimangano parole vuote” ha specificato Giovannini “bisogna intervenire con nuovi flussi di investimenti per trasformare l’attuale modello di sviluppo”.

L’insostenibilità, per il portavoce ASviS, deriva dalla povertà, dalle disuguaglianze, dalle guerre, dai conflitti sociali che mettono a rischio il quarto pilastro della sostenibilità: la cultura. “Il mondo” ha commentato “deve decidere se vuole assumersi la funzione ‘distopica’ del futuro o ‘retrotopica’, ovvero la possibilità di tornare indietro per costruire un avvenire migliore in cui ognuno è chiamato a fare la propria parte. “L’Italia è sì in marcia verso lo sviluppo sostenibile – e una parte del Paese l’ha capito – ma difficilmente raggiungerà gli obiettivi indicati entro i termini concordati, a meno di un’azione determinata che orienti in questa direzione tutte le risorse disponibili, pubbliche e private” ha ribadito Giovannini.

La finanza nazionale, internazionale e l’UE hanno preso un impegno forte sulla finanza sostenibile. Sono 12mila i miliardi di euro stanziati in Europa per la finanza sostenibile nel triennio 2014-2016. Anche gli appartenenti al Terzo settore, veri innovatori sociali, hanno trovato un nuovo modo per fare sinergia. “L’Italia ha però un futuro incerto per i rischi climatici e sociali” ha proseguito Giovannini “e secondo le previsioni, con investimenti così contenuti non sembra possa raggiungere la transizione ecologica di cui avrebbe bisogno, così come non riuscirà a risolvere il problema della disoccupazione”.

Per mancanza di strategie, assenza di una visione sistemica e interventi focalizzati nel breve periodo, oggi l’Italia non è sostenibile.
Quest’anno per la prima volta nel documento di Economia e Finanza saranno presentati i BES – indicatori sul benessere equo e sostenibile 2018-2021. I BES, composti da dodici indicatori, hanno lo scopo di misurare l’andamento delle disuguaglianze e il “benessere” dell’Italia. Le previsioni – ha spiegato Giovannini – mostrano che le disuguaglianze resteranno pronunciate, il tasso di mancata partecipazione al lavoro sarà elevato e le emissioni di CO2 non si ridurranno in linea con gli accordi di Parigi. Ma, per raggiungere tali accordi, anche l’Europa dovrà rivedere le proprie politiche. Quindi alla politica, alle imprese, alla finanza, alle amministrazioni, alla società civile occorre chiarire che l’unica strada da percorrere è innovare, riqualificare, investire, trasformare.

Il documento dell’Alleanza

A conclusione dell’intervento Giovannini ha sottolineato che l’ASviS spingerà il nuovo Governo ad impegnarsi a realizzare una visione integrata del futuro del Paese e dell’Europa. Inoltre, ha lanciato un appello alle forze politiche per attuare le proposte contenute nel documento dell’Alleanza sottoscritto dalla maggior parte delle forze politiche durante la campagna elettorale, ovvero:
1) Rispettare gli Accordi di Parigi e ratificare le convenzioni e i protocolli internazionali già firmati dall’Italia che riguardano gli SDGs.
2) Inserire in Costituzione il principio dello sviluppo sostenibile fino alla trasformazione del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) in Comitato interministeriale per lo sviluppo sostenibile, dalla regia di Palazzo Chigi delle politiche per l’Agenda 2030 alla creazione di un intergruppo parlamentare su queste tematiche.
3) Istituire nell’ambito della Presidenza del Consiglio, un organismo permanente per la concertazione con la società civile delle politiche a favore della parità di genere.
4) Raggiungere entro il 2025 una quota di Aps (associazioni a promozione sociale) pari allo 0,7% del Reddito Nazionale Lordo.
5) Operare affinché l’Unione Europea metta l’Agenda 2030 al centro delle sue politiche.

“Solo così” ha concluso Giovannini “si può garantire che gli investimenti pubblici e privati, materiali e immateriali, siano orientati nella direzione auspicata, riqualificando il patrimonio esistente, investendo in nuove infrastrutture sostenibili, migliorando il capitale naturale e umano, a favore delle aree territoriali e dei gruppi sociali più deboli, per migliorare il benessere dei cittadini e ridurre le disuguaglianze di cui soffre l’Italia”.

La sostenibilità non è più una scelta

Per Virginia Raggi, sindaca di Roma, il tema della sostenibilità è rilevante nel nostro tempo. Una sfida che coinvolge i paesi e i cittadini, e per realizzarla occorre attuare importanti modifiche economiche e sociali ma soprattutto operare un cambio di mentalità. Solo un approccio culturale nuovo può generare un progetto connesso con il territorio, non limitato al solo sfruttamento delle risorse. Serve un modello inclusivo, che valorizzi il senso civico di appartenenza in ciascuno di noi.
Secondo il Rapporto Asvis 2017, il raggiungimento degli obiettivi – ha spiegato la sindaca Raggi – dimostra che l’Italia sta migliorando sull’educazione, sulla salute e l’alimentazione, ma che è in ritardo sulla povertà, sulla disoccupazione, sulle disuguaglianze collegate all’ambiente e sull’economia circolare legata al cambiamento climatico. Inoltre, il rapporto McKinsey – ha aggiunto la sindaca di Roma – stima che entro il 2050 il 50% della popolazione vivrà soprattutto all’interno delle città metropolitane, consumando i 2/3 dell’energia globale e producendo oltre il 70% delle emissioni di gas serra. “Queste previsioni” ha sostenuto la sindaca “sono preoccupanti e la sfida lanciata dai 17 obiettivi dell’Agenda è difficile, tuttavia la città di Roma è “in marcia” e sta impiegando politiche che guardano ai bisogni della comunità, come l’adozione del nuovo Piano sociale cittadino”.

Per Giovanna Melandri, presidente della Fondazione Maxxi e della Human Foundation, la sfida nella misurazione dell’impatto sociale ed ambientale degli investimenti per uno sviluppo sostenibile non è più una scelta. Melandri ha citato le buone pratiche della Human Foundation, da sempre impegnata su iniziative sociali misurabili, come l’intervento sulle carceri per dimezzare il tasso di recidività, grazie al concorso di investitori privati che vengono risarciti dallo Stato se l’obiettivo è raggiunto.

Obiettivi inclusivi dell’Alleanza e della Commissione Europea

“Affinché gli obiettivi non rimangano pura utopia, servirà un decennio di profonda e persistente innovazione economica, sociale e istituzionale”. Ad averlo detto, durante l’inaugurazione del Festival della sostenibilità, è stato Pierluigi Stefanini, presidente dell’ASviS. “L’alleanza” ha precisato “ha una natura inclusiva, una visione lungimirante di cooperazione in cui ognuno è chiamato a fare la propria parte per contrastare i cambiamenti climatici”.

Beatrice Covassi, capo della rappresentanza in Italia della Commissione europea, ha sostenuto che l’Europa da sempre è attenta alla strategia dei cambiamenti climatici e il 2018 è un anno chiave, un anno di transizione verso un’economia circolare per un’Europa sostenibile.
Ad aprile di quest’anno – ha aggiunto – il Parlamento Europeo ha approvato un pacchetto di misure per l’economia circolare, ponendo vincoli stringenti agli Stati membri in materia di riciclo, riduzione degli sprechi, utilizzo e trasformazione di sostanze inquinanti. È stata anche promossa la prima strategia europea sulla plastica, che mira entro il 2030 a rendere riciclabili tutti gli imballaggi presenti sul mercato incentivando i prodotti monouso.

“Ogni anno” ha segnalato Beatrice Covassi “i consumatori europei producono oltre 25 milioni di tonnellate di rifiuti in plastica. Sempre in Europa, ogni anno vengono sprecati 88 milioni di tonnellate di cibo (ogni individuo spreca circa 173 kg di cibo all’anno). L’obiettivo dell’Agenda 2030 sarà quello di ridurre del 50% gli sprechi alimentari.
Per le energie rinnovabili si è passati al 20% di riutilizzo delle fonti rinnovabili, ma l’obiettivo è raggiungere il target minimo del 35% di riutilizzo delle rinnovabili entro il 2030. “Tutti questi goals” ha concluso Covassi “devono passare attraverso un cambiamento di comportamenti responsabili a livello individuale e collettivo”.

Il ruolo di istituzioni e imprese

“Penso che le statistiche degli ultimi mesi ci stiano dicendo che quello della sicurezza sul lavoro da molti è considerato un lusso, infatti si continua a morire per le stesse cause di 50-70 anni fa” ha dichiarato la segretaria generale della Cgil Susanna Camusso, sottolineando che gli incidenti aumentano invece di diminuire e avvertendo che lo sviluppo sostenibile ha bisogno di una riduzione delle disuguaglianze e di una maggiore sicurezza sulle persone.

Virginio Merola, sindaco di Bologna e coordinatore delle città metropolitane per l’Agenda urbana sostenibile, ha sostenuto che la sfida si giocherà soprattutto sulle aree metropolitane, quindi sarà necessario fare un piano di investimenti utilizzando i fondi europei per promuovere patti di collaborazione “dal basso” che coinvolgano i cittadini su impegni concreti.

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La finanza per lo sviluppo sostenibile

Antonella Baldino, Chief business officer della Cassa depositi e prestiti, ha riferito che la finanza sostenibile oltre ad essere una realtà per gli investitori nella scelta del finanziamento, è una necessità: quella di adeguarsi al contesto e alle priorità della sostenibilità.
In concreto le obbligazioni green sono cresciute di oltre il 46%, passando da 43 miliardi nel 2015 a 135 miliardi nel 2017. La finanza sociale è aumentata da 15 a 26 miliardi di dollari con un incremento medio annuo di più del 30%.
Accanto al comparto dei green bond si è poi sviluppato il settore dei social bond, che ha visto un’impennata nel 2017 con oltre 5 miliardi di dollari. Ciò significa che si stanno facendo strada strumenti finanziari dedicati alla sostenibilità – ha spiegato Antonella Baldino. “Non si tratta solo di un obiettivo di politica economica ma di una variabile importante nelle scelte di investimento per operatori finanziari privati. Il traguardo della sostenibilità” ha aggiunto “interseca tutti i vettori della cassa: dagli interventi sul territorio alle infrastrutture, dal supporto alle piccole e medie imprese per l’accesso al credito alla riqualificazione di quelle coinvolte nelle calamità naturali e all’edilizia scolastica.

Andrea Casini, Co-head Italy della UniCredit, ha messo in evidenza l’attenzione del gruppo alle piccole e medie imprese puntando sulla formazione per creare una cultura finanziaria diversa. Nel 2017 il gruppo bancario ha lanciato il programma “social impact banking” per finanziare la nascita di start-up attraverso il microcredito. “In sostanza” ha spiegato Casini “è emersa da parte dei giovani una spiccata sensibilità alla sostenibilità. Occorre offrire ai giovani strumenti per sviluppare le proprie attività o, in assenza di un reale sostegno, potrebbero realizzare la loro idea all’estero”.

Marisa Parmigiani, responsabile della sostenibilità di Unipol, ha spiegato che l’azienda ha allargato la sanità integrativa a categorie sociali deboli e a giovani che non hanno accesso a un mercato di lavoro strutturato, allargando la capacità assicurativa.

L’innovazione sociale per lo sviluppo sostenibile

“Il ruolo della Coop” ha spiegato Stefano Bassi, presidente di Ancc-Coop “è sostenere un cambiamento nella produzione e nel consumo responsabilizzando le imprese, i singoli fornitori e il consumatore finale”. Coop – ha commentato Bassi – può essere un esempio di equilibrio nel mercato volta a informare e incoraggiare l’acquisto di prodotti sostenibili, partendo dal presupposto che la scelta di un punto vendita può fare la differenza.

Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione con il Sud, ha sottolineato la crisi epocale del welfare e nello stesso tempo la maggiore attenzione del mondo profit ai temi sociali. Secondo Borgomeo bisogna fare uno sforzo per aumentare l’innovazione e dare maggiore slancio al welfare aziendale tenendo presente l’aumento smisurato delle diseguaglianze sociali e dei diritti negati. “È necessario” ha aggiunto “che i temi della sostenibilità non siano accessori, ma siano al centro della politica cambiando la gerarchia delle priorità, affermando che il sistema sociale viene prima del fattore economico”.

Antonio Gaudioso, Segretario generale di Cittadinanzattiva, ha dichiarato che sono sempre più evidenti le disuguaglianze tra cittadini. “Esistono regioni in grado di assicurare servizi e prestazioni all’avanguardia, mentre altre fanno fatica a garantire livelli minimi di assistenza”.
“Vogliamo che tutti i cittadini” ha concluso Gaudioso “abbiano lo stesso diritto alla salute e che tale diritto nel nostro Paese sia considerato un elemento imprescindibile di coesione sociale e di sviluppo sostenibile”.