La transizione energetica delle imprese italiane: una prospettiva per il futuro

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La transizione energetica e le sfide per la decarbonizzazione. Questi i temi affrontati nell’assemblea annuale di Elettricità Futura, la principale associazione di rappresentanza delle imprese che operano nel settore dell’energia elettrica in Italia

La transizione energetica delle imprese italiane e le sfide per la decarbonizzazione sono i temi affrontati il 19 giugno all’Auditorium Via Veneto di Roma in occasione dell’Assemblea annuale di Elettricità Futura, principale associazione del mondo elettrico italiano che rappresenta le aziende che operano nel settore dell’energia elettrica in Italia. Al dibattito sulle sfide per la decarbonizzazione hanno partecipato: Simone Mori, presidente di Elettricità Futura; Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria; Francesco Starace, presidente di Eurelectric; Guido Bortoni, presidente ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) e David Orban, fondatore e managing partner di Network Society Ventures.

La sfida della decarbonizzazione e la prospettiva europea

Tra le sfide che ci troviamo ad affrontare, la lotta ai cambiamenti climatici è la più pressante perché rappresenta un driver importante nella transizione energetica del nostro Paese. Nel 2015, a Parigi, 195 Paesi tra cui l’Italia hanno siglato un accordo che rimarrà storico per due motivi: è stata riconosciuta l’innegabilità del climate change ed è stato riconosciuto che il riscaldamento globale è riconducibile ad una intensa attività umana. Per la prima volta a livello globale è stata fissata un’agenda condivisa per colmare un debito ambientale accumulato nel tempo.

Il nostro Paese – ha spiegato Simone Mori presidente di Elettricità Futura – per affrontare la transizione energetica, contrastare i cambiamenti climatici e diventare un’economia sostenibile, efficiente e competitiva, dovrà ricorrere alla decarbonizzazione del vettore elettrico, all’elettrificazione dei consumi energetici nella mobilità, nell’industria e nell’housing sociale. Il presidente di Elettricità Futura ha chiarito che l’azienda ha concentrato le sue attività nel vettore elettrico in un’ottica di efficienza e innovazione tecnologica, dove la digitalizzazione e la condivisione di dati assicureranno servizi più performanti per i cittadini, lavoratori e consumatori e le imprese elettriche saranno protagoniste della transizione energetica e della rivoluzione nell’industria 4.0.
“Gli obiettivi che l’Europa impone” ha spiegato Mori “sono ambiziosi ma raggiungibili dal nostro sistema energetico. Solo alcuni giorni fa è stato siglato un accordo tra Consiglio, Parlamento e Commissione Europea che sposta dall’attuale 27% al 32% il target complessivo per le rinnovabili al 2030. L’Italia ha tutti gli strumenti per raggiungere questo parametro, tuttavia occorre una visione di mercato nuova che fornisca da un lato segnali di prezzo stabili in investimenti e disinvestimenti, dall’altro sia in grado di integrare le fonti rinnovabili e convenzionali in un contesto competitivo, garantendo sicurezza negli approvvigionamenti”.

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“Secondo recenti studi” ha aggiunto Mori “l’Italia è tra i primi Paesi europei ad attuare misure in materia di efficienza energetica e dispiegamento di sistemi di energia rinnovabili. Ciò ha permesso di raggiungere già nel 2014 gli obiettivi dell’Unione Europea fissati al 2020, con il 17% del mix energetico; passando in pochi anni da 5mila a 800mila impianti grazie ad un avanzato sistema di rete digitale”. In virtù di questa trasformazione – ha concluso Mori – presto miglioreranno i modelli di consumo con benefici per l’ambiente e risparmio sulle bollette dei consumatori.

Il presidente di Eurelectric, Francesco Starace, ha sostenuto che negli ultimi venti anni l’Europa è stata in prima linea sul fronte della transizione energetica e ciò ha permesso di mantenere la sua leadership nella policy e nell’evoluzione tecnologica del settore energetico. “È necessario aprire le porte al futuro” ha dichiarato Starace “mediante un’accelerazione dell’elettrificazione con lo sviluppo di modelli di business ‘cross-sectorial’ e una maggiore integrazione delle rinnovabili”. Starace ha fatto presente che è stato siglato, a livello europeo, un altro impegno per il 2050: produrre energia rinnovabile a costo zero, ridurre le emissioni di CO2 fino ad azzerarle digitalizzando le reti, accelerare la transizione energetica integrando il concetto di sostenibilità sociale. Tutti fattori essenziali affinché avvenga la transizione all’elettrico.

Scenari raggiungibili al 2050

Secondo Starace, tre sono gli scenari possibili per raggiungere gli obiettivi al 2050.
Nel primo scenario, per soddisfare gli accordi di Parigi al 2020 (piano d’azione per limitare il riscaldamento globale al di sotto dei 2ºC.), si dovrebbe attuare un’accelerazione nelle tecnologie, un comportamento più consapevole dei consumatori e una regolamentazione nell’innovazione e nello sviluppo delle energie rinnovabili.
Nel secondo scenario si traccerebbero accordi commerciali dopo il 2040: è il caso dell’energia prodotta dalle fonti marine, un comportamento dei consumatori selettivo nella scelta dell’acquisto della fonte energetica e una regolamentazione che spinge la policy in questa direzione.
Il terzo scenario ipotizzerebbe una deriva tecnologica più aggressiva. In complesso queste condizioni traccerebbero una riduzione nell’uso dei combustibili fossili a livello europeo, passando dall’attuale 67% (bilancio energetico totale europeo) al 13% per produrre un incremento dei consumi elettrici dal 22% al 60%. Il trend avrebbe ricadute positive sulle emissioni di CO2 e sulla sicurezza energetica, ponendo l’industria europea all’avanguardia negli sviluppi industriali futuri.

Il ruolo della politica e le sfide per un’Italia low carbon

Per Gianni Girotto, capogruppo della commissione Industria del Movimento 5 Stelle, “il governo non deve ostacolare il futuro con modifiche retroattive. In futuro cambierà la mobilità, il termico da fossile si trasformerà in elettrico, e sostenere la transizione significherà non perdere posti di lavoro. Per accelerare questo processo sarà necessario essere presenti nei tavoli della Commissione europea per disegnare un quadro regolatorio chiaro, ristabilendo meccanismi di premialità e disincentivi in base agli inquinamenti prodotti”.

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Gianluca Benamati, responsabile del dipartimento di Energia del Partito Democratico, ha ribadito l’importanza della politica all’interno della transizione energetica. “La Sen (Strategia energetica nazionale) va verso la decarbonizzazione” ha spiegato “e questa rivoluzione tecnologica avrà massicci impatti sull’intero sistema produttivo”. Per andare in questa direzione – ha detto Benamati – occorre aumentare gli investimenti sulle reti e sugli impianti esistenti, coniugare ambiente, economia e sviluppo del Paese attraverso modelli che consentano di sostenere l’incremento nella produzione di energia installata in modo sostenibile, utilizzando aree idonee, semplificando le norme per consentire la sostituzione degli impianti in un mercato concorrenziale che metta il consumatore al centro della scelta.

Assicurare la crescita, soddisfare i bisogni energetici minimizzando l’impatto sull’ambiente è compito della politica secondo Luca Squeri, di Forza Italia, membro della Commissione delle attività produttive alla Camera. “Occorre seguire gli orientamenti della strategia energetica nazionale per avere un sistema competitivo nei confronti dell’Europa, sicuro e sostenibile nell’approvvigionamento che si declina in termini economici, ambientali e sociali” ha sostenuto Squeri. “L’energia elettrica avrà un compito cruciale e l’Italia possiede caratteristiche peculiari: è al primo posto nella produzione di gas naturale (oltre il 50%, rispetto al 20% dell’Europa); al primo posto come mix nel petrolio (con il 10% contro il 5% dell’Europa) ed è prima nelle rinnovabili con il 20%. Mentre siamo fuori classifica per la produzione di carbone e nucleare”.

“Bisogna creare i presupposti per lo sviluppo di una filiera italiana dell’energia” ha sostenuto Armando Siri, sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti, “massimizzando i benefici nel percorso di decarbonizzazione”.

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Per Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, il tema dell’energia elettrica, della produzione e distribuzione nel rispetto dell’ambiente e dei target europei, dello sviluppo sostenibile delle fonti rinnovabili, del risparmio nei costi nell’approvvigionamento per le imprese è centrale per Confindustria. “Il sistema confederale” ha chiarito Boccia “ritiene che la sfida tecnologica nella decarbonizzazione sia prioritaria sul piano della competitività dei settori industriali e che rappresenti una opportunità di sviluppo, nella consapevolezza che si tratti di un impegno alla portata delle ambizioni di un Paese all’avanguardia nelle tecnologie e nelle soluzioni”.

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I nuovi obiettivi di sostenibilità decisi dall’Europa (32% di rinnovabili al 2030) – ha commentato Guido Bortoni, presidente di ARERA – richiedono un cambio di paradigma. “I diversi settori energetici non vanno pensati come entità separate” ha aggiunto “ma serve un approccio collaborativo fra tutti i comparti produttivi. La cooperazione tra energia elettrica e gas va allargata anche al settore dei trasporti da cui può arrivare un contributo alla sostenibilità complessiva”.