Marche: occupati e Neet in crescita specialmente tra le donne

Marche

Meno disoccupazione ma più inattivi e scoraggiati. I risultati dell’indagine di CNA Marche

Da un’elaborazione del Centro Studi CNA Marche sui dati Istat, è emerso che nelle Marche gli occupati sono in crescita.

Grazie al contributo determinante delle micro e piccole imprese, in un anno l’occupazione è aumentata nelle Marche di 23.318 unità (+3,9%) di cui 16.599 uomini e 6.719 donne. Tra il mese di marzo 2017 e quello di marzo 2018 è crollato anche il tasso di disoccupazione, sceso per la prima volta dall’inizio della crisi nel 2008 sotto il 10% (9,1% rispetto all’11,5% dello stesso periodo dell’anno precedente).
L’aumento occupazionale riguarda solo manifatture e costruzioni perché sia l’agricoltura sia i servizi registrano una perdita di addetti, particolarmente decisa per l’agricoltura (-8,9%, pari a 1.271 addetti), fortunatamente lieve per i servizi (-0,1%, pari a 527 lavoratori). Per le manifatture la crescita occupazionale oltrepassa le 23 mila unità (+12,7%) e per le costruzioni sfiora 1.900 unità (+5,4%).

Meno disoccupati ma crescono quelli che non hanno mai lavorato (gli inoccupati). I disoccupati marchigiani – rende noto il Centro Studi Cna Marche, che ha elaborato i dati Istat – sono 63.122, con una diminuzione del 19,2% rispetto ai 78.141 del primo trimestre 2017 (-15.019).
Le imprese, a giudicare dai dati Istat, preferiscono assumere chi ha precedenti esperienze lavorative. Infatti i disoccupati che non hanno mai lavorato sono aumentati da 16.104 a 16.442 (+338).
Inoltre, le Marche hanno a che fare anche con un fenomeno davvero da prendere seriamente in considerazione: quello dei “neet” (i giovani che non studiano, non si formano, non lavorano, non cercano lavoro). Hanno abbandonato la scuola ma hanno anche rinunciato a cercare un’occupazione, non sono iscritti agli uffici di collocamento (centri per l’impiego) e le statistiche non li considerano disoccupati. Sono gli inattivi “scoraggiati”, quelli che non cercano un lavoro, ma – dichiarano – se fosse il lavoro a trovarli sarebbero disponibili a rimboccarsi le maniche per portare a casa un reddito.
Ad aver perso la speranza di trovare un lavoro, tanto da rinunciare a cercarlo, sono soprattutto le donne: un esercito di 18.382 persone che non studiano e non lavorano. Gli uomini scoraggiati sono invece “solo” 9.773.