Lavoro nero nelle false imprese

Con la crisi di questi anni le false imprese hanno sfruttato 3,3 milioni di lavoratori grazie al lavoro nero. Il focus di Alleanza cooperative e Censis

Più lavoro nero per “fare cassa” grazie alla crisi. Secondo la ricerca Censis – Alleanza cooperative si tratta di 3,3 milioni i lavoratori vessati nelle false imprese, di cui 100.000 nelle false cooperative, 500.000 in agricoltura, 1.000.000 le badanti a nero. Il tutto per un valore, di evasione fiscale, tributaria e contributiva, che raggiunge i 107,7 miliardi di euro, ovvero ben quattro volte una manovra finanziaria. Semplicemente evadendo tasse e contributi e offrendo un salario medio orario che è la metà del dovuto (non 16 ma 8 euro l’ora).

È così che in Italia l’economia sommersa ha sfruttato la crisi stringendo nella sua morsa la parte più esposta e meno difesa: i lavoratori che a causa della difficoltà hanno accettato un lavoro a ogni costo.

Con queste “tattiche” i datori di lavoro illegale nel periodo 2012-2015 hanno visto aumentare i propri “dipendenti” del 6,3% facendo sì che i lavoratori a nero arrivassero a quota 3,3 milioni, mentre l’occupazione regolare si è ridotta del 2,1%.

È bastato approfittarsi della necessità di denaro da parte di tante famiglie che, a causa della crisi e di chi ne ha approfittato, hanno visto abbassarsi le entrate e sono state costrette ad accettare il lavoro nero, che sta raggiungendo i livelli più alti in Calabria (9,9%), Campania 8,8%), Sicilia (8,1) e Puglia (7,6%).

Lavoro nero: i danni alle imprese oneste

Le imprese che ricorrono al lavoro irregolare riducono il costo del lavoro di oltre il 50% mettendo spesso fuori mercato le aziende che operano nella legalità. Mettono una grave ipoteca sul futuro dei lavoratori lasciandoli privi delle coperture previdenziali, assistenziali e sanitarie per un’evasione contributiva pari a 10,7 miliardi. Mentre 97 sono riconducibili all’evasione tributaria.

Fra le voci più rilevanti dell’evasione si distingue quella relativa all’Iva che sfiora i 36 miliardi di euro e quella da mancato gettito dell’Irpef derivante da lavoro e impresa, pari a 35 miliardi di euro. La sola Irap fa registrare una mancata contribuzione di 8,5 miliardi. Il mancato versamento dei contributi risulta pari a 2,5 miliardi per il lavoratore dipendente e a 8,2 per il datore di lavoro.

Se il gettito fiscale non arriva, il Governo può essere costretto a prendere gravi decisioni che si ripercuotono ulteriormente sulle imprese oneste (come l’aumento delle tasse dovute dagli imprenditori) o su tutta la popolazione (come il più volte paventato in queste settimane aumento dell’Iva).

Commentando il focus dal titolo “Negato, irregolare, sommerso: il lato oscuro del lavoro”, il presidente di Alleanza Cooperative, Maurizio Gardini, anche a nome dei copresidenti Mauro Lusetti e Brenno Begani, ha dichiarato: «Denunciamo ancora una volta e diciamo basta a chi ottiene vantaggio competitivo attraverso il taglio irregolare del costo del lavoro, che vuol dire diritti negati e lavoratori sfruttati. Se le false cooperative sfruttano oltre 100.000 lavoratori emerge, invece, un’area grigia molto più ampia che interessa le tantissime false imprese di tutti settori produttivi che vessano, con lavoro irregolare e sommerso, oltre 3,3 milioni di persone».

Sul milione di badanti a nero Gardini precisa «le famiglie evadono per necessità. Le false imprese lo fanno solo per moltiplicare i profitti e mettere fuori gioco le tantissime imprese che competono correttamente sul mercato».