I rischi legati al microclima in ambienti di lavoro

L’Inail ha realizzato un opuscolo sui rischi legati al microclima in ambienti di lavoro che analizza tutti gli effetti sui lavoratori esposti al caldo e al freddo durante lo svolgimento della propria attività

Il microclima che si crea negli ambienti di lavoro fa sì che il fisico dei lavoratori venga sottoposto a uno stress che comporta conseguenze per la salute. Per questo motivo esistono delle disposizioni normative e dei metodi per misurare i parametri climatici ambientali e per trovare soluzioni adeguate. La direzione regionale della Campania dell’Istituto nazionale assicurazioni contro gli infortuni sul lavoro ha realizzato un opuscolo che analizza gli effetti sui lavoratori esposti al caldo e al freddo. Si tratta di milioni di persone in Italia e vengono esposti ogni giorno, sul luogo di lavoro, a una differenza di temperatura che provoca disagio e per questo, come specificato nell’allegato IV del Testo unico sulla sicurezza, il microclima è considerato un requisito di salute e sicurezza, e pertanto è necessario mantenere temperatura, umidità e velocità dell’aria su valori adeguati rispetto anche ai metodi di lavoro utilizzati e agli sforzi fisici.

Le condizioni climatiche nell’ambiente di lavoro possono generare una serie di effetti sui lavoratori, che vanno dalla semplice percezione di disagio all’influenza sulle prestazioni lavorative e sulle funzioni vitali. Si tratta di rischi che vanno limitati o eliminati e di conseguenza il volume realizzato da un team di ricercatori dell’Inail (scaricabile alla pagina https://www.inail.it/cs/internet/comunicazione/pubblicazioni/catalogo-generale/pubbl-valutazione-del-microclima.html ) rappresenta uno strumento utile per le imprese, proponendo loro una sintesi delle disposizioni normative e dei metodi disponibili per una corretta valutazione delle condizioni microclimatiche del luogo di lavoro.

I rischi legati al microclima in ambienti di lavoro

Negli ambienti vincolati caldi, i rischi ai quali possono andare incontro i lavoratori sono legati all’ipertermia, mentre negli ambienti vincolati freddi il fattore di rischio è l’ipotermia.

Per evitare danni fisici bisogna variare il microclima negli ambienti di lavoro ma esistono due tipologie di ambienti di ambienti termici: gli ambienti moderabili, nei quali è possibile raggiungere condizioni di comfort, e gli ambienti vincolati, dove esistono invece vincoli sulla temperatura o su altri elementi, tra cui il vestiario, che non permettono di lavorare in condizioni di benessere.

Il microclima è confortevole nei luoghi in cui la maggioranza degli individui ha una sensazione di benessere termico. Poiché il decreto legislativo 81/2008 non contiene indicazioni specifiche, per effettuare una valutazione del microclima ed evidenziare un eventuale discomfort (disagio) negli ambienti moderabili è necessario utilizzare gli indici sintetici validati a livello internazionale, come nella norma tecnica UNI EN ISO 7730, che integra i valori di temperatura, umidità, irraggiamento solare e movimento dell’aria con il tipo di abbigliamento e gli sforzi richiesti dal metodo di lavoro seguito ed è basato sulla relazione tra bilancio energetico del corpo umano e sensazione termica.

Ambienti di lavoro caldi e freddi

Negli ambienti di lavoro caldi vincolati dove, a causa di condizioni inevitabili, non si può raggiungere una situazione ottimale, il metodo proposto è il PHS (predicted heat strain, stress da caldo previsto), descritto nella norma UNI EN ISO 7933 e anch’esso basato sul bilancio termico dell’organismo umano, che permette di stimare i tempi massimi di esposizione oltre i quali possono intervenire danni per la salute.

Per quanto riguarda il controllo del microclima, le indicazioni prevedono la possibilità di utilizzare pannelli che proteggano il lavoratore dall’esposizione diretta al calore emesso dalle superfici calde, l’aspirazione di grandi quantità di aria vicino alle sorgenti di calore e l’utilizzo di cabine climatizzate. Buone regole da seguire sono l’acclimatazione progressiva e un’abbondante somministrazione di acqua con sali minerali (sodio e potassio).

Negli ambienti di lavoro freddi invece è il vestiario ad essere parametro centrale nel calcolo dello stress termico. In questo caso si deve applicare il metodo Ireq, (Insulation required, isolamento richiesto) indicato dalla norma UNI EN ISO 11079:2007 per la misurazione dello stress termico da freddo negli ambienti vincolati. Questo metodo si basa su un codice che analizza lo scambio energetico tra il corpo del lavoratore e l’ambiente e fornisce il dato relativo all’isolamento termico del vestiario necessario per evitare danni alla salute.

È anche consigliabile mantenere bassa la velocità dell’aria e utilizzare schemi di lavoro adeguati, stabilendo i tempi massimi di permanenza nell’ambiente di lavoro e i tempi minimi di pausa.