Marche: come è cambiato il sistema produttivo con la crisi

Marche - orologio di Offida

L’ultimo trimestre ha registrato per le Marche segnali positivi, con una ripresa in particolare delle attività edili e commerciali ma intanto in otto anni di crisi sono scomparse 11.000 imprese e 30.000 posti di lavoro

Uno studio di Cna e Confartigianato Marche mette in evidenza il pesante conto pagato alla crisi dalle imprese delle Marche. Una crisi che, nonostante i segnali positivi di ripresa, solo nel primo semestre del 2018 ha causato la chiusura di 1.153 imprese. A subire i maggiori danni sono stati i settori dell’industria e dell’agricoltura.

Il sistema produttivo delle Marche è cambiato e continua a farlo, con un costante calo dell’agricoltura, del manifatturiero, delle costruzioni, dei trasporti e del commercio a fronte di una forte crescita del terziario (servizi).
I rappresentanti di Confartigianato e Cna Marche sottolineano: “la regione più manifatturiera d’Italia sta lentamente cambiando con una continua espansione dei servizi alle persone e alle imprese. Per questi settori gli anni della crisi hanno portato nuove opportunità con un aumento di 5.295 imprese. La crescita ha coinvolto i servizi di alloggio e ristorazione, i servizi di comunicazione, le attività finanziarie, le attività immobiliari, i servizi alle imprese, i servizi sociali e sanitari, le attività sportive e di intrattenimento. Un esercito di partite Iva e di nuove attività che ha limitato l’emorragia di imprese e posti di lavoro che si è registrata soprattutto in agricoltura, nel manifatturiero e nelle costruzioni. Inoltre, quello che si afferma è un terziario nuovo, moderno e avanzato, in parte legato a fattori di apertura all’esterno dell’economia regionale, come nel caso del settore del turismo. In altri casi, riconducibile alla modernizzazione dell’economia (attività scientifiche e tecniche) e della società (attività artistiche, sportive, di intrattenimento)”.

I dati dell’indagine realizzata dai centri studi Cna e Confartigianato Marche

Il comparto agricolo ha perso dal 2009 ben 7.137 imprese (-21%); l’edilizia 3.619 aziende, il manifatturiero 2.342 attività e il commercio 2.228 negozi. Complessivamente le imprese marchigiane in attività sono passate da 160.237 del 2009 a 149.468 quest’anno (giugno 2018).
Il calo delle imprese infatti, secondo lo studio di Cna e Confartigianato, è proseguito anche nel primo semestre dell’anno – hanno chiuso i battenti ben 1.153 imprese – ma è imputabile tutto ai primi tre mesi del 2018 (-1.146 aziende) in quanto tra aprile e giugno le imprese attive sono rimaste sostanzialmente stabili (-7). Secondo gli analisti questa stabilità è il risultato di scelte imprenditoriali diverse.
Sono ancora in calo le imprese manifatturiere (-181) e del commercio-autoriparazioni (-198) ma torna a crescere il numero delle imprese dell’agricoltura-pesca (+62) e delle costruzioni (+19). Soprattutto continuano a crescere di numero le imprese attive del turismo (servizi di alloggio e ristorazione: +102), delle attività immobiliari, delle attività professionali scientifiche e tecniche (+41), noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese (38), attività artistiche, sportive e intrattenimento (+24) e altre attività di servizi (+49) che comprendono le più numerose attività di servizio a persone e famiglie.
Inoltre nell’ultimo trimestre si arresta la crisi dell’edilizia sotto il profilo della perdita di imprese (+19) e sembra ripartire il mercato delle costruzioni sotto il profilo delle attività legate alle transazioni di immobili (+54).

“Si tratta” commentano Confartigianato e Cna “di un fenomeno importantissimo per gli effetti di trascinamento che il comparto delle costruzioni tende ancora a esercitare sul resto dell’economia: attualmente ciò avviene secondo le nuove caratterizzazioni della domotica, della sostenibilità degli impianti per la produzione, la distribuzione e l’utilizzo dell’energia. In realtà tutti attendono la ricostruzione post-sisma e l’aumento del numero di imprese risponde alle aspettative. Nei prossimi mesi l’avvio della ricostruzione dovrebbe ridare fiato al settore e ripopolare il suo tessuto di imprese”.