Salute e sicurezza sul lavoro. Rapporto Anmil 2018

Rapporto Anmil

Presentato a Roma il 2° Rapporto ANMIL (Associazione nazionale lavoratori mutilati e invalidi del lavoro) sulla salute e la sicurezza sul lavoro

Per incoraggiare la prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali, a 10 anni dall’entrata in vigore del decreto 81/2008 in materia di sicurezza sul lavoro l’ANMIL Onlus (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro) il 10 settembre a Roma ha presentato al CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) il 2° Rapporto sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro.
Alla tavola rotonda sono intervenuti, tra gli altri, Sandro Giovannelli, direttore dell’ANMIL, Silvia Ciucciovino, consigliere CNEL, Franco Bettoni, presidente nazionale ANMIL, Cesare Damiano e Maurizio Sacconi ex ministri del lavoro tra il 2006 e il 2011.

Franco Bettoni, nell’aprire i lavori, ha sottolineato che nonostante gli sforzi fatti dal Paese, continuano a permanere forti criticità in base ai dati forniti dall’Inail e dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro. “Il motivo” ha sostenuto il presidente dell’ANMIL “risiede nella necessità di semplificare e completare la disciplina prevenzionistica del Testo Unico sulla Sicurezza. “Anche se le norme esistono” ha aggiunto “a mancare è l’effettività delle tutele. Quindi non possiamo fare a meno di pensare che ci sia a monte un problema culturale”.

Cos’è il Rapporto ANMIL

Il rapporto ANMIL è un servizio informativo, gratuito ed open access, condensato in un volume facilmente consultabile dagli addetti ai lavori, tecnici e imprese, datori di lavoro, lavoratori e studenti obbligati a conoscere i vincoli imposti dalle norme in materia.
L’indagine ha censito oltre 900 contratti collettivi nazionali, illustrando gli interventi del legislatore dalla prassi amministrativa alla ricerca in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
Il testo analizza l’andamento degli infortuni e delle malattie professionali alla luce del panorama economico e normativo che ha caratterizzato il nostro Paese dal 2008 al 2017. Lo studio esamina poi il fenomeno infortunistico considerando l’andamento dei settori produttivi in correlazione alle aree geografiche, le riforme del mercato del lavoro, la campagna Ambienti di lavoro sani e sicuri 2018-2019 e la normativa nazionale ed europea. Sono state anche analizzate le nuove forme contrattuali (lavoro occasionale, lavoro agile, lavoro autonomo, conciliazione vita-lavoro, strumenti di welfare aziendale, misure di work-life balance) introdotte con il decreto del 12 settembre 2017. Inoltre, diversi capitoli illustrano i temi dell’alternanza scuola lavoro, i protocolli di sicurezza negli ambienti di lavoro scolastici, lavoro marittimo, prevenzione incendi, cantieri e attività ispettiva, sostanze pericolose e amianto alla luce delle nuove stime dell’OMS (Organizzazione Mondiale di Sanità) sulla mortalità correlata all’amianto partendo dalla campagna europea 2018-2019.

Rapporto Anmil

I dati del Rapporto ANMIL

Franco D’Amico, coordinatore dei servizi statistico-informativi ANMIL, ha illustrato i dati del rapporto sulla base dell’andamento infortunistico degli ultimi anni (fonti Istat e Inail) partendo dagli indicatori del Pil, dalla produzione industriale e dall’occupazione tra il 2008-2017. Dall’analisi è emerso che nel 2008 l’Italia ha subito una pesante recessione portando il prodotto interno lordo a -1,1% raggiungendo un picco negativo nel 2013 (-1,7%).
L’occupazione nel 2013 è crollata dell’1,7% e solo nel 2014 si sono avvertiti segnali di ripresa economica per arrivare nel 2017 ad un valore positivo dell’1,2%. Il 2018 ha registrato una crescita del Pil e dell’occupazione (dello 0,8%).
L’indagine ha però denunciato una risalita degli infortuni di 600 mila casi nel 2017 e delle malattie professionali con più di 60 mila casi per raggiungere la quota dell’8% indipendentemente dalle tensioni della crisi economica degli ultimi anni.
I dati forniti dalla relazione annuale dell’Inail (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro), hanno indicato 641 mila denunce di infortuni accaduti nel 2017, al pari del 2016.
Gli infortuni riconosciuti sul lavoro nel 2017 sono stati circa 417 mila, di cui il 19% “fuori dell’azienda”. Delle 1.112 denunce di infortunio mortale, gli infortuni accertati “sul lavoro” sono stati 617 (di cui il 58%, “fuori dell’azienda”).
Nei primi cinque mesi del 2018, i casi mortali denunciati sono stati 389, 14 in più rispetto allo stesso periodo del 2017, mentre quelli denunciati “in occasione di lavoro” sono stati 271 in entrambi i periodi.
Le denunce di malattia professionale protocollate dall’Inail nel 2017 sono state 58 mila, circa 2.200 in meno rispetto al 2016. Tuttavia, dopo una diminuzione nel 2017, nei primi cinque mesi del 2018 le denunce di malattia professionale sono tornate ad aumentare. Infatti, al 31 maggio 2018 l’incremento è passato al 3,1%, circa 818 casi in più rispetto al 2017.

Le violazioni

Dati scoraggianti arrivano anche dagli esiti dell’attività di vigilanza. Secondo quanto riportato dal rapporto annuale sull’attività di vigilanza in materia di lavoro per il 2017 e dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro, è emerso che sono state contestate 36 mila violazioni prevenzionistiche, di cui 28 mila penali e 8 mila amministrative. Quanto al tasso di irregolarità delle aziende ispezionate, c’è stato un aumento del 3,5% rispetto al 2016, attualmente pari al 77% rispetto al 73% dell’anno precedente.
L’Inail a luglio di quest’anno ha reso noti gli esiti dell’attività di vigilanza relativi al semestre gennaio-giugno 2018 dove su tutto il territorio nazionale sono stati effettuati 87.773 controlli. In particolare, per la vigilanza lavoristica è stata segnalata una percentuale di fenomeni di irregolarità in materia di rapporti di lavoro del 65% e irregolarità in materia di vigilanza tecnica sulla salute e sicurezza sul lavoro pari all’82%.

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Le criticità irrisolte

Cesare Damiano e Maurizio Sacconi hanno esaminato le motivazioni politiche che portarono alla stesura del D.lgs. n. 81/2008 e alle criticità irrisolte negli ultimi anni. Gli ex ministri del lavoro, padri fondatori del Testo Unico, hanno ricordato la mancata realizzazione del sistema di qualificazione delle imprese sottolineando le difficoltà nell’apprestare effettive tutele alle nuove forme di lavoro (lavoro agile), senza tralasciare gli attuali percorsi su cui orientare la sicurezza nell’industria 4.0. Entrambi hanno convenuto che le problematiche legate ai fenomeni di dumping contrattuale e del massimo ribasso (forme di concorrenza sleale sul lavoro che incidono sulle tutele dei lavoratori) esigono un cambiamento nella contrattazione collettiva e la necessità di ripensare la sicurezza “non per regole ma per obiettivi”.

Il confronto con le parti sociali

Franco Martini (Cgil), Angelo Colombini (Cisl), Marco Lupi (Uil) hanno commentato il ruolo delle rappresentanze sindacali nelle contrattazioni aziendali, ribadendo la necessità di aumentare le azioni di vigilanza spingendo le aziende ad investire nelle attrezzature per superare l’invecchiamento degli impianti e dei macchinari. I rappresentanti sindacali hanno segnalato la necessità di aumentare il dialogo fra le parti sociali e lo Stato, sottolineando il ruolo dell’Inail come supporto alle imprese da valorizzare e incrementare.