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L’Aget premia “Piccoli geni (incompresi) crescono” di Daniela Molina

L’inchiesta vince il secondo premio del concorso giornalistico nazionale sul tema della plusdotazione cognitiva

di Daniela Auciello

Ha vinto il secondo premio del concorso giornalistico nazionale su “I bambini ad alto potenziale cognitivo e plusdotati”, indetto dall’Aget (Associazione Genitori Education to Talent), Daniela Molina, direttrice di Donna in Affari. La premiazione si è tenuta il 18 dicembre, a Roma, all’interno della suggestiva Sala del Refettorio della Camera dei Deputati, a Palazzo San Macuto.
“Lingua chiara e scorrevole”, ha riferito la commissione dei giurati in merito all’elaborato, che risulta essere “asciutto, ma allo stesso tempo non freddo; una scrittura gradevole che cattura l’attenzione senza scadere nel banale e fornisce utili informazioni al lettore”. Nella giuria, composta da giornalisti, psicologi ed esperti, anche il presidente dell’Accademia della Crusca.
Il premio è alla sua seconda edizione e una componente della giuria che aveva fatto parte anche della giuria della passata edizione, ha tenuto a sottolineare che, se già lo scorso anno il concorso – pubblicizzato sui siti internet degli Ordini regionali dei giornalisti di tutta Italia – era di alta qualità, “quest’anno la qualità è veramente ‘esplosa’, sia come numero dei contributi che come qualità degli stessi”.
“Piccoli geni (incompresi) crescono” è il titolo dell’inchiesta di Daniela Molina, uscita sul mensile Il Salvagente ad agosto scorso, che ha affrontato la tematica dei bambini che hanno una dotazione cognitiva di molto superiore alla media, come spiegano gli esperti intervistati dalla giornalista. Definiti “grandi teste in una pancia molto piccola”, questi bambini, detti anche gifted, sono difficili da indentificare, spesso sono confusi con bambini problematici (ad esempio con disturbi del comportamento) semplicemente perché in classe si annoiano, ma è anche difficile distinguerli dai bambini che risultano bravi a scuola semplicemente perché studiano. In realtà i bimbi gifted possiedono una neurodiversità, nel senso che i percorsi neuronali attivati nel loro cervello sono diversi e molto più brevi.
A volte succede che “le caratteristiche individuali come il talento” ha spiegato uno dei giurati, il Prof. Fabio Lucidi, Vice Preside Vicario della Facoltà di Medicina e Psicologia della Sapienza di Roma “possono rappresentare un’opportunità; al contrario, se sono costrette all’identificazione con il modello medio, rischiano di diventare un elemento di svantaggio”. Ognuno deve avere, quindi, la possibilità di camminare con il proprio passo ed è necessario – secondo il Prof. Lucidi – riconoscere i diritti all’interno di un panorama di differenze: “In un primo momento, quando mi sono avvicinato all’Aget” ha affermato il docente, “ho pensato che il tema della plusdotazione fosse quello dell’inquadramento del talento in una dimensione prestativa precoce ovvero in una specializzazione, poi mi sono reso conto che tale percorso può comportare una dinamica di abbandono, perché pone il bambino al servizio di altri”. Fondamentale è l’inclusione e, con riferimento al sistema nazionale scolastico, il professore lo ha definito “dimensione chiara dell’evoluzione civica del Paese. La nostra scuola” ha concluso “riconosce il diritto di tutti di stare insieme. Ma non tutti devono correre allo stesso passo: c’è chi è più lento e chi è più rapido. Ciascuno ha diritto ad un piano formativo individualizzato”, strumento normativo istituito con il Dpr 275/1999 (Regolamento sull’autonomia scolastica), tramite cui ogni scuola può adottare autonomamente misure e modalità valutative che guideranno l’attività didattica dei singoli alunni. “La legge c’è, ma nessuno la applica”, ha chiarito ancora Daniela Molina nella sua inchiesta.

“La scuola ancora oggi compie degli errori relativamente a questi talenti: quando va bene li ignora e quando va male li soffoca e punisce” ha dichiarato una delle sue fonti. Compito di associazioni come l’Aget è quello di portare delle proposte legislative concrete sulla modalità di riconoscimento di tali diritti e lavorare sui sistemi inclusivi, molto più difficili da sostenere rispetto a quelli selettivi. È intervenuta nel merito un’altra giurata, Francesca Sforza: “Sul fronte del giornalismo che si dedica ai diritti” ha aggiunto la giornalista de La Stampa “vi è la necessità di elaborare maggiore qualità del linguaggio, che corrisponde ad una maggiore qualità del pensiero: la definizione comoda del bambino normale è un errore non solo lessicale, ma di pensiero e rischia di far perdere di vista il bello delle diversità”.
L’Aget ha lavorato molto sul tema della plusdotazione cognitiva e nell’anno 2018 ha raggiunto dei traguardi importanti: una collaborazione intensa con la facoltà di Medicina e Psicologia dell’Università Sapienza, ha sottoscritto un accordo quadro con il Consiglio Nazionale Ordine degli Psicologi (CNOP), ha consentito l’apertura da parte del MIUR di un tavolo tecnico: il “Comitato Tecnico Nazionale per la tutela del diritto allo studio di alunni e studenti ad alto potenziale intellettivo, che fornirà linee guida per la scuola, finalizzate a dare ai docenti gli strumenti metodologici e didattici idonei alla tematica della plusdotazione”, ha spiegato la Presidente di Aget, Valeria Fazi, nel suo discorso conclusivo.
Mentre il terzo premio della seconda edizione del concorso è stato consegnato a Rachele Bombace, giovane giornalista d’agenzia che segue da sempre l’Aget, il primo premio è stato assegnato ad Andrea Lucatello, giornalista radiofonico che ha intervistato un giovane plusdotato. Lucatello ha così commentato: “È stato un bell’appuntamento e una novità assoluta: riuscire, in questa società, ad accettare quello che è di più e quello che è un po’ di meno. Einstein diceva: non bisogna mai smettere di fare domande. I bambini plusdotati sanno che Einstein aveva perfettamente ragione”.

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