Etica Politica e donne

Il patto delle donne per l’Europa

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Un documento nato da un lavoro di due anni svolto all’interno degli Stati generali delle donne patrocinato dai Trattati di Roma

In vista delle prossime elezioni europee le donne esprimono il proprio punto di vista per l’Europa che verrà.
In un documento realizzato grazie ai lavori svolti dagli Stati Generali delle Donne nell’arco di un biennio, vengono stilate una serie di richieste a seguito di riflessioni sull’identità e la crisi del progetto politico europeo, un progetto politico che non ha saputo risolvere il dramma della disoccupazione femminile, che non ha saputo vedere con uno sguardo veramente paritario ai bisogni dei propri cittadini.

Cosa chiedono le donne
Disegnare una nuova Europa, per non perdere il lavoro fin qui svolto disfacendo l’Unione, e disegnarla prendendo in considerazione altri aspetti finora passati in secondo piano. “É ora di cambiare” spiegano le sottoscrittrici del Patto delle donne per l’Europa “siamo in campo per questo. Paritarie, libere, rispettose delle prerogative di ogni donna e ogni uomo nel proprio valore umano, culturale, sociale”. E le misure che chiedono di mettere in atto per il pieno raggiungimento degli obiettivi dell’Europa che verrà sono:
– considerare le Città il luogo dove realizzare il cambiamento e valorizzare i Beni Comuni;
– rafforzare i fondi esistenti dedicati agli obiettivi sociali;
– rifinanziare l’Iniziativa per l’Occupazione Giovanile (YEI) ed Erasmus Plus dopo il 2020;
– investire nelle competenze digitali e rafforzare la convalida ed il riconoscimento delle competenze e delle qualifiche;
– promuovere una rappresentazione equilibrata di genere nei processi decisionali pubblici e aziendali;
– promuovere l’integrazione sociale nel quadro di un approccio globale e a lungo termine sulle migrazioni basato sulla solidarietà;
– attuare l'”Agenda urbana per l’UE” (Urban Agenda for the EU), al fine di ridurre la marginalizzazione;
– incoraggiare il settore privato a svolgere la sua parte promuovendo l’economia sociale e la finanza etica;
– istituire un meccanismo europeo per combattere la disoccupazione, come lo “schema europeo di disoccupazione”.

Quale Europa vogliono le donne
“A partire dalla riflessione sull’identità e la crisi del progetto politico europeo, vogliamo un’Europa che metta in atto misure concrete e strutturali per risolvere il dramma della disoccupazione femminile e giovanile e rilanci l’occupazione investendo nella difesa e sicurezza del territorio, nell’ambiente e nel paesaggio, nella salute, nell’istruzione/formazione e nella ricerca. Vogliamo un’Europa sociale che contrasti la precarietà del lavoro delle donne, in particolare delle giovani donne e le crescenti povertà, istituendo anche un reddito di base garantito in tutti i Paesi membri. Vogliamo un’Europa innovativa che con coraggio ripensi a nuovi programmi di istruzione e di formazione, crei nuovo lavoro, sviluppi l’imprenditorialità delle donne e la leadership. Insieme verso una nuova Europa è la narrazione sull’innovazione, sulla sostenibilità e sulla capacità di rinnovarsi verso un ‘nuovo inizio’, passo dopo passo, salvaguardando una dimensione locale ma dimostrando una vocazione internazionale”.

Gli Stati Generali delle Donne lavorano da anni per offrire il proprio contributo costruttivo, si tratta di “un viaggio lento, percorso con la consapevolezza che puntare sulla cultura è centrale per la collettività e che tutte/i saranno chiamati all’appello, in un grande movimento di energia dove ciascuna/o potrà esprimere il meglio di sé, in quanto l’arte, la cultura e l’espressione creativa sono parte essenziale della vita di tutti i giorni delle persone, per costruire una ‘comunità resiliente europea’ di bambini/e, ragazze/ragazzi, donne e uomini, giovani e anziani, indipendentemente da età, genere, provenienza, status sociale e residenza. Costruire insieme un percorso ampio e suggestivo di sviluppo sociale e urbano delle città, in cui si dà valore alle ‘economie locali’ e alle filiere economico/produttive dove la cultura diventa la dimensione strutturante dello sviluppo”.

Ciò che in sostanza stanno facendo le donne che lavorano costantemente negli Stati Generali è “agire per la parità di genere e realizzare sui territori l’obiettivo 5 dell’Agenda 2030, considerato trasversale e in grado di accelerare il conseguimento anche degli altri obiettivi”.
In questo senso si chiede di applicare l’European Unemployment Benefit Scheme come esempio di strumento anticiclico e di:
– creare strumenti per prevenire gli shock macroeconomici ed i loro effetti sociali e occupazionali;
– incoraggiare misure per sostenere la produttività e il suo rapporto con i salari;
– accogliere i migranti con solidarietà e con azioni concrete promuovere soluzioni vere nei Paesi di provenienza.

Infine, last but not least, mettersi in gioco e diventare protagoniste del cambiamento.

Per chi volesse approfondire l’argomento, vi invitiamo a visitare il sito http://www.statigeneralidelledonne.com/ dove potrete chiedere di dare il vostro contributo e firmare il Patto delle Donne per l’Europa.

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