Etica mamme lavoratrici

Servizi per le famiglie: Italia in ritardo

INAPP presentazione rapporto ESDE 1

Presentato all’Inapp il Rapporto ESDE dell’Unione Europea sulle tendenze occupazionali e sociali in Europa. Vi si evidenzia come in Italia non ci siano ancora sufficienti asili nido. Mancano i posti per 2 bambini su 3

Presso l’Auditorium dell’Istituto nazionale per le analisi delle politiche pubbliche (Inapp) l’8 novembre 2019 è stato presentato il Rapporto ESDE (Employment and Social Developments in Europe), la principale relazione curata dalla Commissione europea sulle tendenze occupazionali e sociali in Europa. Il Rapporto si è focalizzato in particolare sul sostegno alla famiglia e sugli investimenti sociali come l’accesso ai servizi per l’infanzia e all’educazione della prima infanzia, aspetti che per la Commissione Europea “rendono le persone più produttive aumentandone il loro benessere” sul solco di quanto stabilito dall’Agenda strategica 2019-2024. Ebbene è proprio in questo Rapporto che l’Italia non fa una bella figura, dal momento che – nonostante le ripetute denunce anche del nostro giornale – il nostro Paese non ha ancora raggiunto l’obiettivo di garantire l’accesso agli asili nido ad almeno il 33% di bambini sotto i 3 anni. Cosa che comporta problemi familiari e lavorativi, soprattutto alle mamme che non riescono a conciliare i tempi di lavoro con quelli di cura della famiglia.

Alla presentazione del Rapporto hanno partecipato la Sottosegretaria di Stato al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Francesca Puglisi; il presidente dell’INAPP, Stefano Sacchi; il portavoce dell’ASVIS (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile), Enrico Giovannini; il Presidente di AdEPP (Associazione degli enti previdenziali privati), Alberto Oliveti; il presidente di Assolavoro, Alessandro Ramazza, e Chiara Saraceno della Fondazione Collegio Carlo Alberto.

L’Europa – si legge nel Rapporto ESDE – ha invitato gli Stati membri “ad affrontare la questione della povertà ed esclusione sociale dei bambini attraverso l’integrazione di strategie volte a garantire l’accesso a risorse adeguate e servizi di qualità a prezzi accessibili”. Lo ha fatto attraverso il pacchetto sugli investimenti sociali del 2013, la raccomandazione sugli investimenti per l’infanzia e la raccomandazione per l’efficienza e la qualità dei sistemi di educazione e cura della prima infanzia del 2019. L’Unione incoraggia in particolare gli Stati membri a “migliorare la disponibilità di assistenza all’infanzia di qualità, ad adattare i sistemi fiscali e previdenziali al fine di eliminare i disincentivi al lavoro e a sviluppare e distribuire congedi retribuiti tra donne e uomini un modo più equilibrato”.

Diversi Paesi tra cui l’Italia però necessitano ancora di politiche che garantiscano ai genitori e in particolare alle donne la possibilità di accedere al mercato del lavoro conciliandolo con il lavoro di cura. La metà degli Stati membri tuttavia non ha raggiunto i due obiettivi di Barcellona: garantire l’accesso agli asili nido ad almeno il 33% di bambini sotto i 3 anni, e garantire servizi per l’infanzia ad almeno il 90% dei bambini di età compresa fra i 3 anni e l’età dell’obbligo scolastico.

Il ritardo italiano
Mentre la scuola per l’infanzia consente all’Italia di raggiungere il target nella classe di età 3-6 anni, il nostro Paese è ancora lontano da quello previsto per i bambini con meno di 3 anni.

“L’Italia è in ritardo” ha spiegato il presidente dell’INAPP Stefano Sacchi. “Leggendo il rapporto ESDE emerge come due bambini su tre nel nostro Paese non hanno accesso agli asili nido e anche per questo la legge di bilancio per il 2020 potenzia il bonus nido per le famiglie a basso reddito. Allo stesso tempo il Parlamento sta discutendo la delega da assegnare al Governo per la formulazione di un assegno unico per la famiglia e una dote unica per i servizi che dovrebbero sostituire una serie di misure esistenti e ridestinare le risorse attraverso scelte più mirate”.

“La platea potenziale di un assegno unico è di circa 6,7 milioni di famiglie con figli fino a 18 anni, più 3,9 milioni di famiglie con figli tra 18 e 26 anni; quella di una dote unica sino a 3 anni è di oltre 1,3 milioni di famiglie” ha sottolineato Sacchi, “attenzione però all’offerta di servizi: se al Nord il problema è soprattutto di costi elevati dell’asilo nido, in buona parte del Mezzogiorno il problema è la carenza di posti”.

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