Lavoro Sicurezza

Il decalogo anti-contagio per i luoghi di lavoro

La Toscana è la prima regione italiana ad avere già tutto pronto per la ripartenza, a partire dal decalogo anti-contagio per i luoghi di lavoro e dal patto di responsabilità per la ripresa in sicurezza

La riapertura delle attività verrà decisa dal Governo ma la Regione Toscana è già pronta ed ha innalzato le misure di sicurezza emanando il decalogo anti-contagio per i luoghi di lavoro e stipulando un ‘patto di responsabilità’ per la sicurezza e la ripresa, il cui protocollo preliminare è già stato firmato da Cgil, Cisl e Uil, da Cna e Confartigianato, Confesercenti e Confcommercio, Lega Coop, Cispel Toscana, Federalberghi, Assopellettieri, Cia, Confagricoltura e Agc Toscana nonché dall’Anci, l’associazione dei comuni toscani, e dall’Upi, l’Unione delle province.

Chi dovrà seguire il decalogo anti-contagio per i luoghi di lavoro
Le nuove raccomandazioni e prescrizioni, contenute nell’ordinanza del Presidente della Regione Toscana firmata ieri, sabato 18 aprile 2020, riguardano sia le attività già aperte (esclusi ambienti sanitari, cantieri ed aziende dei servizi pubblici locali, per cui vale il protocollo condiviso il 14 marzo di cui abbiamo parlato in occasione delle disposizioni anti-contagio per i lavoratori dell’agroalimentare http://www.donnainaffari.it/2020/03/disposizioni-anti-contagio-lavoratori-agroalimentare/) sia le attività che dovranno riaprire. Il presidente della Toscana è da settimane che lo ripete: “Prima di discutere quando riaprire, occorre pensare a come”.

La Toscana potrebbe rappresentare l’apripista a livello nazionale per le misure prese? ci chiediamo. Perchè – forse – potrebbero dare spunto o essere integrate nelle linee guida che il Governo sta predisponendo per tutta Italia.

Il decalogo anti-contagio per i luoghi di lavoro punto per punto

  • Per recarsi al lavoro ci sarà l’obbligo di guanti monouso e mascherine sui mezzi pubblici e pulizia delle mani prima e dopo essere stati su un mezzo di trasporto pubblico. Consigliato ove possibile l’uso di bicicletta e mezzi elettrici. Raccomandata la mascherina nell’auto propria ma solo se ci sono due persone a bordo.
  • Distanza di sicurezza. In fabbrica, nei laboratori artigianali e negli uffici la distanza di sicurezza si alza: non più un metro ma almeno un metro e ottanta centimetri, come prescrive l’Organizzazione mondiale per la sanità. E se nella riorganizzazione dei processi produttivi questa distanza non potrà essere garantita, dovranno essere inseriti elementi di separazione tra le persone oppure occorrerà usare le mascherine FFP2 senza valvola (o, se non si hanno questo tipo di mascherine, metterne due chirurgiche una sull’altra) per chi lavora all’interno di uno stesso ambiente.
  • Le mascherine chirurgiche saranno obbligatorie sempre e dovranno essere fornite dal datore di lavoro: negli spazi chiusi in presenza di più persone, ma anche negli spazi aperti quando non è garantito il mantenimento della distanza personale.
  • Chi ha febbre o altri sintomi influenzali dovrà rimanere a casa: il datore di lavoro potrà misurare la temperatura ai dipendenti all’ingresso oppure raccogliere una loro dichiarazione.
  • La frequente e minuziosa pulizia delle mani è raccomandata in più momenti dell’attività lavorativa e non solo a inizio turno: per questo dovranno essere installati appositi dispencer.
  • Gli ambienti dovranno essere sanificati almeno una volta al giorno, pulendo con candeggina o altri prodotti simili porte, maniglie, tavoli e servizi igienici e annotando il tutto su appositi registri.
  • Dovrà essere garantito, per quanto possibile, anche il ricambio di aria e la sanificazione periodica, secondo precise indicazioni, degli impianti di aerazione, che altrimenti dovranno rimanere spenti.
  • Servizio mensa. Dovrà essere riorganizzato ponendo attenzione alla distanza tra le persone e sanificando i tavoli dopo ogni pasto.
  • Negozi e mercati. Obbligo di accessi regolamentati e scaglionati con percorsi diversi, se possibile, di entrata e uscita, pannelli di separazione tra lavoratori e clienti alle casse e sui banchi, ingressi per non più di una persona a famiglia (salvo casi di bambini e persone non autosufficienti), obbligo per tutti di mascherine, guanti monouso o comunque pulizia delle mani. La distanza di un metro e ottanta centimetri tra le persone dovrà essere garantita anche nei mercati all’aperto.
  • Tutti i datori di lavoro hanno l’obbligo di redigere un protocollo di sicurezza anti-contagio, da spedire alla Regione entro trenta giorni a partire dal 18 aprile, in cui si impegnino a mettere in pratica le misure previste dall’ordinanza. Controlli saranno previsti da parte dei servizi di igiene e da chi si occupa di sicurezza nei luoghi di lavoro.

Perché un decalogo anti-contagio per i luoghi di lavoro
Prima di normare la prossima riapertura delle varie attività con un decalogo anti-contagio per i luoghi di lavoro, la Regione ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte per richiedere – alle suddette condizioni – di permettere la riapertura rapida di tremila imprese toscane che realizzano più di un quarto del fatturato sui mercati internazionali e il ritorno in fabbrica e nei laboratori dei loro 90 mila lavoratori assieme ai 25 mila impiegati nella filiera. Un numero di addetti non così ampio, se si pensa che in Toscana vivono 3,7 milioni di persone e molti già lavorano, però si tratta di aziende che, in base ai dati Irpet, valgono un terzo del Pil regionale (circa 33 miliardi di euro l’anno). Si parla del settore della moda (dal tessile alla concia, dalla pelletteria alle calzature), dell’oreficeria e della meccanica, di chi produce turbine o impianti e di chi lavora i minerali.

Il patto di responsabilità per la sicurezza e la ripresa
Il patto di responsabilità per la sicurezza e la ripresa pensato sempre dalla Regione Toscana, ha lo scopo di rilanciare la domanda nei settori strategici. Il protocollo preliminare proposto dalla Regione è già stato firmato da numerosi rappresentanti sindacali e datoriali e dalle istituzioni.
Parte da una considerazione: in tutta Europa si prevede un calo della crescita pari almeno al 5%, che in Italia arriverebbe al 6,5%, ma in Toscana potrebbe essere ancora peggio e si paventa il rischio di un collasso per i settori esposti alla competizione internazionale, con conseguenti perdite di fatturato ed occupazione. Anche il turismo e la cultura – due settori importantissimi per la Toscana – rischiano una ripresa lenta per la difficoltà negli spostamenti. A parte le iniziative positive di fornire garanzie sui prestiti per dare liquidità alle imprese, quelle sugli ammortizzatori sociali e sui redditi di emergenza, il patto spiega che un ruolo fondamentale dovrà essere svolto anche da un forte rilancio della domanda pubblica nei settori strategici come sanità, scuola, ricerca, assetto idrogeologico, sostegno all’economia circolare, all’innovazione tecnologica, contrasto ai cambiamenti climatici, rigenerazione urbana, infrastrutture e servizi alle persone.
La sfida è vivere contrastando il coronavirus, mettendo in atto ogni precauzione possibile, ma anche favorire la ripartenza dell’apparato produttivo, ferma restando l’assoluta priorità della salute collettiva e la messa in atto di livelli alti di sicurezza nei luoghi di lavoro, oltre al rafforzamento delle strutture sanitarie e sociali.
Per la ripresa, si conclude nel documento preliminare approvato e firmato, è dunque necessario che la riapertura di nuovi settori avvenga realizzando una più solida, elevata e comune base di sicurezza e qualità del lavoro. L’obiettivo è costruire protocolli regionali di sicurezza nei diversi settori, da declinare a livello prima regionale e poi territoriale.

E la Regione Toscana ha già fatto un passo in avanti da questo punto di vista, con l’ordinanza firmata dal presidente Enrico Rossi che stabilisce misure più restrittive per la sicurezza nei luoghi di lavoro che si applicano a chi riaprirà ma anche a chi ha già riaperto, comprese quelle imprese che sono ripartite, in deroga ai codici Ateco autorizzati, grazie al via libera delle prefetture e a volte sulla base del silenzio-assenso.

Il commento del presidente della Regione Toscana
“Il risultato raggiunto oggi” ha dichiarato il presidente della Toscana, Enrico Rossi “è quello di una regione che si dimostra coesa, che anche se discute trova il punto più alto di equilibrio possibile e più avanzato, una Regione che coinvolge unitariamente e in modo compatto le forze sociali e le istituzioni. Questo documento dà forza alla discussione sui territori e alla Regione Toscana, che si dimostra unita nei confronti del governo nazionale. Un risultato straordinario e abbastanza unico nel panorama italiano”.

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