Dalle Regioni Lazio

Un ponte per il lavoro futuro nel Lazio

Le possibilità di lavoro presenti e future nel Lazio e le novità del protocollo per attuare un reale Ponte per il lavoro, in particolare di donne e giovani

Il convegno “Un ponte per il lavoro” organizzato il 16 luglio 2021 dall’assessorato al Lavoro della Regione Lazio con il supporto di Lazio Innova, ha percorso le misure del “pacchetto” da 245 milioni di euro sulle politiche attive per il lavoro per suggerire le migliori strategie per contrastare la crisi occupazionale innescata dalla crisi economica collegata alla pandemia ricollegandosi al protocollo firmato il 4 marzo 2021.

Il protocollo della Regione Lazio
Formazione, digitalizzazione, riqualificazione, valorizzazione delle competenze, patto permanente sul lavoro tra generazioni, questi i 21 punti del protocollo “ponte per il lavoro” siglato il 4 marzo dalla Regione Lazio e sottoscritto coralmente da istituzioni, università, organizzazioni sindacali, industria, imprese e consulenti del lavoro per riaccendere il tessuto economico della regione.
“La scelta del convegno ‘un ponte per il lavoro’ coglie in pieno il senso del protocollo che la Regione si appresta a varare” specifica Claudio Di Berardino, Assessore al Lavoro e nuovi diritti, Scuola e formazione, Politiche per la ricostruzione, Personale della Regione Lazio. “Il patto siglato dalle parti datoriali e organizzazioni sindacali, sarà utilizzato per la ripartenza e sviluppo della regione e del Paese. È un’assunzione di responsabilità che impegna la regione sul piano finanziario con la pubblicazione di bandi e semplificazione delle pratiche, le imprese per promuovere e diffondere le azioni. La realizzazione del patto ha coinvolto le istituzioni per definire un modello inclusivo, equilibrato, sostenibile e innovativo”.

Una crisi che si è ripercossa sul mondo del lavoro
L’assessore Di Berardino conferma che l’emergenza sanitaria e la crisi economica hanno investito il sistema produttivo della regione, penalizzando turismo, cultura, spettacolo e rete commerciale. Il calo della domanda interna ha poi danneggiato gli investimenti anche se alcuni settori sono in ripresa, a cominciare dall’edilizia. Il blocco dei licenziamenti, il ricorso alla cassa integrazione e agli altri ammortizzatori sociali hanno contenuto la disoccupazione; tuttavia donne, precari e soggetti fragili hanno sofferto per un aumento delle disuguaglianze tra persone e fra territori. “Il mercato del lavoro” ha spiegato Di Berardino “in futuro sarà scosso da ulteriori stress per la cessazione di posti di lavoro e la creazione di altri. Nella transizione da un lavoro a un altro sarà necessaria la riorganizzazione dei servizi e dei processi produttivi, come sarà inevitabile la riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive nazionali per garantire maggiori tutele se si vuole gestire la nuova fase. La Regione Lazio” ha continuato Di Berardino “si è mossa con il Ministero del lavoro per definire soluzioni con il termine del blocco dei licenziamenti”. Da qui nasce il protocollo sulle politiche attive articolato in 21 azioni.

Un ponte per il lavoro evitando le ripercussioni dello sblocco dei licenziamenti
Tra quanto previsto nel protocollo “Un ponte per il futuro” troviamo la verifica semestrale sull’andamento delle ricadute sul territorio e un dialogo permanente con le istituzioni sui provvedimenti che la Regione mette in campo. “Delle 21 azioni” ha detto l’assessore al lavoro “quattro sono già operative. Una riguarda la riforma degli ITS nel Lazio (istituti tecnici superiori), l’altra annuncia l’entrata della Regione nel sistema formativo universitario per coniugare territorio e sviluppo. La terza definisce i bandi sulla formazione e riqualificazione del personale delle piccole imprese, quello di garanzia giovani e il contratto di ricollocazione e accompagnamento al lavoro degli ultra trentenni. Infine, con le parti sociali si sta per concludere un patto fra generazioni, un provvedimento rivolto alle donne vittime di violenza e presto un tavolo per esaminare un pacchetto di misure anti crisi a sostegno e gestione dei processi aziendali e riconversione produttiva delle imprese”.

Le altre misure considerate nel “ponte per il lavoro”
Inoltre, prima dell’estate sindacati e parti sociali presenteranno il provvedimento Invest Lazio con l’obbiettivo di affrontare le crisi in termini preventivi. Nel complesso il pacchetto sulle politiche attive pesa 245 milioni di euro che, sommati ai 500 milioni provenienti dal Fondo Sociale Europeo, avranno una ricaduta sul lavoro. Insieme al piano delle politiche attive, la Regione affiancherà un patto per le nuove competenze “porta di accesso verso il futuro”.
“In sintesi” conclude l’assessore, “considerate le risorse del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), quelle dei fondi europei, del bilancio pubblico e investimenti privati, ci sono le condizioni per realizzare un patto per lo sviluppo del lavoro nella regione”.

Le altre politiche per il lavoro portate avanti dalla Regione Lazio
La Regione ha inoltre deciso di riformare i Centri dell’impiego per offrire servizi di qualità, sportelli dedicati alle persone disabili, ha costituito un’agenzia spazio-lavoro e l’osservatorio del mercato del lavoro. Infine, è intervenuta sui contratti dei raider, sul caporalato, sui temi agricoltura e logistica, ha presentato una proposta di legge sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, e a breve ci sarà un confronto sulla legge degli appalti e un tavolo per tutelare l’occupazione dei lavoratori delle aziende in crisi che rischiano di chiudere.

Politiche attive contro precariato, disuguaglianze e parità retributiva
Il mercato del lavoro regionale e nazionale è in trasformazione per la pandemia e ha colpito lavoratori, lavoratrici, giovani, donne e soggetti fragili. Eleonora Mattia, presidente Commissione regionale Lavoro, formazione, politiche giovanili, pari opportunità, istruzione, diritto allo studio, durante il convegno Un patto per il lavoro, ha detto: “La Regione Lazio è intervenuta con la Legge regionale n. 6 in materia di equo compenso per tutelare la dignità di professioniste e professionisti, che rappresentano il 7% della forza lavoro del Paese (nel Lazio oltre 200 mila tra uomini e donne). Con la legge regionale n. 7 del 2021 (http://www.donnainaffari.it/2021/05/lazio-legge-parita-di-genere-in-ambito-lavorativo/) si è impegnata sulla parità retributiva valorizzando l’occupazione femminile di qualità. Il Lazio è la prima regione in Italia a dotarsi di un piano finanziario di 7,66 milioni di euro nel triennio 21-23 per contrastare il gender gap”.

Il contrasto al gender-gap lavorativo
“Nel 2020 la Regione ha chiuso con un deficit di 47 mila unità lavorative di cui 33 mila donne, significa un gap strutturale del 1,5% a fronte dello 0,5% degli uomini e un tasso di occupazione femminile del 52% che contempla il part-time”. Il dato preoccupante riguarda il divario retributivo nella libera professione che secondo il rapporto Adepp (Associazione degli Enti previdenziali privati) una libera professionista percepisce la metà del salario rispetto al collega uomo.
“La legge regionale” continua Mattia “per incidere sulle politiche attive e potenziamento delle competenze femminili ha previsto sostegni per le piccole e medie imprese che assumono donne con contratti di lavoro subordinato e indeterminato riconoscendo contributi fino ad un importo pari al 100% della spesa sostenuta per nuove competenze alle neo assunte”.

Il “pacchetto” per l’occupazione femminile e il Ponte per il lavoro dei giovani
Globalmente il “pacchetto” sulle politiche attive siglato il 4 marzo ha fissato un budget di 1,5 milioni di euro per azioni di sostegno e consulenza all’interno dei centri di impiego per l’occupazione femminile, educazione finanziaria e digitale. La crisi ha trascinato anche gli under 35 e gli under 24, infatti il 2020 ha chiuso con un deficit del 7,1% ampliando il divario tra le generazioni. “Per arrivare ad un patto ponte per il lavoro” sostiene Eleonora Mattia “bisogna investire sui talenti delle donne e dei giovani, valorizzare le competenze e seguire la strada dettata dall’Europa con il PNRR che richiama il sistema produttivo a condizionare i progetti con l’assunzione di giovani e donne”.
Tra i progetti della Regione c’è un capitolo destinato all’occupazione femminile e al digitale a cui vengono destinati 500 milioni di euro che si aggiungono a quelli già previsti.

Investimenti in formazione come ponte per il lavoro di qualità e di alto profilo
Il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro collabora da tempo con la Regione Lazio su idee e progetti per rendere efficiente il lavoro. “Questo tema” sostiene Tiziano Treu, presidente del CNEL, “dovrà avere una priorità assoluta per il Paese, e le energie dovranno concentrarsi sulla formazione per dare corpo alle riforme indicate dal PNRR. Il nostro Paese è sotto di 20 punti percentuali – si trova al 58% – stagnante da oltre 15 anni e secondo le indicazioni dell’Europa dovremmo raggiungere un tasso di occupazione del 78%. La prima cosa da fare è generare lavoro di qualità ed investire in settori che producano occupazione di alto profilo. I settori green richiedono competenze diverse, ma offrono soluzioni di breve periodo, quindi le politiche sul lavoro dovranno definire strategie per sfruttare al massimo queste potenzialità rafforzando le infrastrutture formative e puntando sulla formazione dall’infanzia alla tarda età”.

Un ponte per il lavoro, formazione professionale mirata
“In Italia c’è un forte spiazzamento tra domanda e offerta di lavoro generato da coloro che negli anni hanno programmato la formazione. Un esempio lampante è quello del settore socio-sanitario, che con la pandemia ha prodotto una spaccatura in termini di risorse tra medici e infermieri”, chiarisce Alessandro Ramazza, presidente Assolavoro. “Per il settore dell’informatica l’Italia ha un disallineamento di domanda/offerta rispetto agli altri Paesi sia per profili professionali sia per indirizzi in questo settore. E il nostro Paese è penultimo tra i partner europei per numero di laureati e secondo tra laureati e attività professionale svolta, quasi sempre sottodimensionata. Il paradosso” sottolinea Ramazza “è che il sistema di piccole imprese preferisce occupare persone con profili bassi piuttosto che assumere laureati”.

Centinaia di migliaia di posizioni lavorative aperte ogni anno, ma restano vacanti
Ogni anno ci sono 500 mila posizioni di lavoro per le quali le imprese hanno difficoltà di reclutamento: si tratta di tecnici, informatici ed elettronici. Per Ramazza occorre trasmettere la validità di questi profili professionali e non assecondare i miti dei giovani come quello della professione di cuoco. “Il PNRR ci aiuta perché nasceranno nuove occupazioni, soprattutto ci sarà una forte ibridazione delle professioni con nuove competenze. Il nodo principale sarà la transizione di alcune competenze ed il settore green può essere un veicolo per assorbire giovani in questo campo”.

Il gap tra richiesta e offerta di lavoro causato da una formazione su materie non ricercate
“L’Italia post Covid” dice Lorenzo Tagliavanti, presidente della Camera di Commercio di Roma e di Unioncamere Lazio “tenderà ad una ripresa e gli analisti confermano la nostra capacità di recupero. Tra il 2020 e 2021 la ricchezza toccherà il 5%: significa che nel 2021 l’Italia recupererà metà della percentuale persa l’anno passato. Saremo tra i Paesi europei con maggiori performance anche rispetto alla Germania, che si stima cresca del 3%. Con il PNRR, il Paese avrà in gestione una quota importante di risorse e le previsioni 20-22 indicano un incremento del PIL dell’1,5% e investimenti del 7,5% l’anno. Nonostante gli indicatori positivi, la questione centrale rimane il lavoro. Nel nostro Paese” rimarca Tagliavanti “esiste una politica sulla formazione che non incontra quasi mai il mondo del lavoro e le imprese nel Lazio offrono 50mila posti di lavoro, ma il 26% delle richieste non saranno soddisfatte. In sintesi, occorre riallineare l’economia del sapere e della conoscenza partendo dall’apprendistato ed il protocollo siglato centra il tema”.

Un ponte per il lavoro, i bandi per la ricerca di personale 
“Unindustria” ha dichiarato Giuseppe Biazzo, vice presidente Unindustria con delega al Capitale umano e Cultura d’impresa “crede nelle 21 azioni del protocollo e ribadisce che il lavoro è cambiato, la competizione è forte, la velocità dei mercati è sostenuta e le aziende si muovono con nuovi competitor guardando ai mercati paralleli. Ci sono opportunità e rischi ma la strada è accompagnare le politiche attive verso un mercato trasversale sul lavoro”.
Biazzo ha specificato che per occupare risorse e persone all’interno delle strutture produttive occorre attingere ai bandi regionali, ad una rete di centri per l’impiego e all’apertura di nuovi sportelli sul territorio. “In questo momento c’è garanzia giovani per gli under 30, è in uscita il bando sulla ricollocazione delle generazioni over 30 con il supporto del settore pubblico e privato. Unindustria propone un monitoraggio continuo fra gli operatori e incentivi premianti per coloro che adottano politiche attive per accompagnare le persone verso la transizione offrendo lavoro dignitoso, tutelato e ben remunerato”.

Un salto culturale dei sindacati verso un ponte per il lavoro
“Il protocollo” ha dichiarato Enrico Coppotelli, segretario generale CISL Lazio “deve adattarsi alle esigenze della regione con una verifica costante delle azioni. Questa è una sfida perché, mentre un tempo si difendeva il lavoratore con l’art.18, nel nuovo millennio l’art.18 è rappresentato dalla formazione e dalle politiche attive. È necessario che le organizzazioni sindacali facciano un salto culturale per tutelare il lavoro e ridefinire un percorso che non sarà lo stesso per tutta la vita lavorativa. Le 21 misure siglate nel patto sono possibili solo con la contrattazione; quanto alla disoccupazione giovanile, va combattuta nelle scuole offrendo competenze spendibili nel mercato di transizione, mentre i lavoratori coinvolti dai processi di rinnovamento vanno accompagnati con politiche attive riconsegnando centralità al lavoro pubblico”.

Un ponte per il lavoro, il coinvolgimento delle università
“Gli strumenti legati alla tutela del lavoro vanno cercati sul mercato, esistono le premesse per parlare di un modello Lazio sulle politiche attive per i servizi e per il lavoro” commenta Silvia Ciucciovino, docente ordinaria di Diritto del lavoro e Prorettrice con delega ai rapporti dell’Università Roma Tre. “Il piano affronta tre questioni: la riforma dei servizi con la costituzione di un’agenzia attraverso un piano di assunzione di profili professionali inseriti nei servizi del Lazio, un patto per le politiche attive consegnato al sistema produttivo della regione e un patto per le competenze. Il Lazio è un mercato denso di opportunità e offre un’ampia concentrazione di accademie e istituti di ricerca di tutta Italia. Solo le tre università pubbliche contano 200mila studenti, un sistema di infrastrutture istituzionali e regionali tra le più avanzate per strumenti e risorse messe in campo e il PNRR garantisce una forte iniezione di liquidità. Questi ingredienti sono inseriti nel patto sulle politiche attive con una visione cooperativistica tra le università, che possono fare la differenza nell’incontro tra domanda e offerta di lavoro”. Infine, l’ordinaria di diritto del lavoro suggerisce di dotarsi di un’efficiente infrastruttura digitale per facilitare il matching tra domanda e offerta di lavoro e la creazione di un dossier digitale del lavoratore per certificare le competenze e realizzare le tutele essenziali nel mercato del lavoro.

Un ponte per il lavoro? Un eco-sistema dinamico
Nei 21 punti del ponte per il lavoro ci sono idee nuove, soprattutto c’è uno strumento che sta funzionando a livello nazionale: il contratto di espansione che nasce dall’impresa, ha commentato il consulente del lavoro Enzo De Fusco. “Gli imprenditori hanno necessità di riqualificare il personale e il contratto consente un aggiornamento continuo per un ricambio generazionale nelle strutture aziendali. Questo modello è replicabile a livello regionale perché guarda ad un certo tipo di aziende che vogliono coniugare innovazione e lavoro. L’altro aspetto riguarda la responsabilità delle imprese che oltre al ruolo centrale sulle politiche attive devono farsi carico di ricollocare il personale con il supporto di una rete capillare sul territorio.

La filiera delle telecomunicazioni, un ponte per il lavoro
“Il settore delle telecomunicazioni è cosciente che ciò che accade nelle imprese incide sul territorio e sull’intera filiera” afferma Laura Di Raimondo di Assotelecomunicazione. “Il tema formazione è cruciale e mai come ora l’innovazione può generare lavoro se gestita con una prospettiva di lungo periodo, valorizzando le competenze, utilizzando le soft skills per rigenerare il tessuto produttivo. Il comparto in poche settimane ha ‘remotizzato’ l’attività di 90 mila persone, ha rinnovato il contratto, investito nel fondo di solidarietà, ha continuato nella formazione permanente puntando sulle nuove competenze”. In totale Assotelecomunicazione ha mappato 50 profili professionali che costituiscono un “ponte” per orientare i ragazzi nelle nuove professioni. Un altro elemento è la possibilità di creare eco sistemi in evoluzione, una visione dinamica sottolineata nel patto della Regione.

Un ponte per il lavoro dignitoso
Le parole chiave per Michele Azzola segretario generale CGIL Roma e Lazio sono: cambiare il modello di sviluppo e creare lavoro dignitoso. “L’emergenza in Italia” sostiene Azzola “è l’assenza di lavoro di qualità che ha creato un corto circuito tra le generazioni e penalizzato le donne. Nell’ultimo anno sono emerse situazioni create dal lavoro digitale: rider, drivers, lavoratori senza diritti, poveri senza prospettive, creazione di piattaforme di intermediazione che offrono servizi professionali di architetti, ingegneri, designer al prezzo più basso. Occorre mettere in pratica un sistema che dia dignità, attragga i giovani e sia in grado di sviluppare un modello sostenibile anticipando i fenomeni di cambiamento senza inseguirli”.

Un ponte per il lavoro, la critica delle associazioni professionali
“Il mondo delle libere associazioni professionali non è stato inserito nel documento della Regione; si parla di auto imprenditoria ma non riflette la condizione delle libere associazioni” ha affermato Emiliana Alessandrucci, presidente Colap – Coordinamento libere associazioni professionali. “Le associazioni professionali hanno pagato il prezzo più alto durante la pandemia perché il lavoro autonomo per le sue caratteristiche non ha i ‘paracaduti’ tipici dell’organizzazione, quindi nel protocollo manca una fetta di mercato rappresentata dalla categoria”. La presidente del Colap suggerisce di attivare una sinergia tra i centri di impiego e associazioni professionali perché esse possono offrire informazioni sulle nuove potenzialità occupazionali.

Un ponte per il lavoro, il pensiero della rete degli ITS
Per Alessandro Mele, presidente dell’Associazione Rete Fondazioni ITS Italia, occorre pensare ad un modello di crescita per superare le politiche passive e spostarsi sulle competenze come sistema reale di garanzia. “La sfida del capitale umano permetterà di affrontare questo mismatching e gli ITS sono un esempio unico d’integrazione fra mondo dell’educazione e quello delle imprese. Dobbiamo far crescere questi istituti a livello regionale e nazionale” sostiene Mele “attraverso la conferenza delle regioni e un’intensa attività politica”. Mele pensa ai campus tecnologici, dove è presente l’impresa 4.0 con investimenti infrastrutturali per aumentare sedi, laboratori, studentati e creare attrattività in un orizzonte globale come globale è la competizione. La terza visione degli ITS deve essere l’internazionalizzazione sfruttando il brand del Made in Italy in competenze formative e aumentare quelle manageriali e di marketing.

Aggiornamento delle competenze, Ponte per il lavoro
Emmanuele Massagli, ricercatore in Didattica e Pedagogia speciale LUMSA – Dipartimento di Scienze Umane e presidente Adapt (http://adapt.it/Chi_siamo_ADAPT.pdf), condivide metodo e contenuti del patto “perché il Paese vivrà periodi difficili nonostante la crescita per un effetto rimbalzo degli indicatori economici sul Pil italiano. Migliaia di lavoratori perderanno il lavoro, si troveranno a gestire il problema della ricollocazione e l’aggiornamento delle competenze. Queste criticità se non gestite con attenzione potrebbero innescare una generalizzata frustrazione sociale specialmente per chi è alla ricerca di un lavoro. Il tema della riqualificazione e della personalizzazione delle misure è perciò centrale e chiama in causa legislatori, parti sociali, imprese, soggetti privati, sindacati e chi gestisce la formazione”.

Conclusioni del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti
“Nel triennio 2021-2023 convergeranno nel Lazio 500 milioni di euro per affrontare il nodo lavoro con un indirizzo chiaro sulle politiche attive, puntando sulle imprese per la riconversione produttiva, per la costruzione di laboratori formativi, interventi con patti generazionali e rientro in Italia e nel Lazio di intelligenze che in precedenza avevano abbandonato il Paese” sottolinea il presidente Zingaretti. “Il patto contrasterà il precariato con l’assunzione stabile di nuovo personale nella sanità e, tra le risorse del recovery plan e la buona gestione dei vecchi fondi, la Regione disporrà complessivamente di un budget di 2 miliardi di euro per trasformare il Lazio in digitale, green ed inclusivo, un faro per tutte le politiche”.

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