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Chi ha diritto ai VAUCHER INPS

Un “buono di lavoro” per pagare senza tanti documenti burocratici i lavoratori occasionali e che permette al datore di lavoro di risparmiare sui contributi previdenziali e assicurativi non dovendo fare un contratto di lavoro classico. La recente innovazione non è di facile applicazione se non si conoscono tutti i dettagli della circolare INPS emessa a febbraio 2010 a seguito della legge di riferimento.

Chi presta opera come “lavoro occasionale di tipo accessorio”, ai sensi della Legge Finanziaria 2010 (L.191/2009) può e deve ricevere i contributi previdenziali ed essere assicurato, ma con una modalità semplificata sia per lui che per il datore di lavoro.

Che il datore di lavoro sia un privato o un ente pubblico anche locale, la procedura è la stessa. Così sia le scuole che le università come gli appartenenti a qualsiasi settore produttivo possono far riferimento a questa legge e consegnare al lavoratore il vaucher prepagato, debitamente intestato, compilato e firmato. Questo in linea di massima, perché la procedura può essere più complicata.

 

Ma anzitutto cosa si intende per lavoro occasionale di tipo accessorio? Si tratta di un lavoro che non implica la totale disponibilità del lavoratore, nel senso che si deve prestare l’opera a livello occasionale, cioè di tanto in tanto mentre si fa qualcos’altro nella vita. Ad esempio si è studente o pensionato o casalinga. Questo lavoretto occasionale non deve essere la fonte unica di reddito né deve essere l’unica attività (attività, non propriamente lavoro) che si svolge; per questo lo si definisce accessorio. L’attività principale deve essere un’altra.

Come si acquistano i buoni INPS

Il datore di lavoro acquista questi buoni direttamente all’INPS o presso un tabaccaio. Può pagare prima un bollettino di conto corrente postale (ccp 89778229 intestato ad INPS d.g. lavoro occasionale acc.) e poi esibire la ricevuta all’INPS che gli fornisce un carnet di buoni, tipo quello degli assegni. I buoni costano solo 10 euro l’uno e comprendono il pagamento del lavoratore e tutti i contributi obbligatori per legge: la contribuzione (pari al 13%) a favore della gestione separata INPS, che viene accreditata sulla posizione individuale contributiva del prestatore; quella in favore dell'INAIL per l'assicurazione anti-infortuni (7%) e persino il compenso al concessionario (l’INPS stesso) per la gestione del servizio (il 5%). Detratti questi oneri, al lavoratore su ogni vaucher di 10 euro restano in tasca 7,50 euro nette.

Oltre a quelli singoli, da 10 euro, ci sono i vaucher multipli non separabili da 20 o da 50 euro (37,50 euro in questo caso l’importo netto che va al lavoratore).

Occorre considerare che l’importo di 10 euro equivale al pagamento della prestazione e non al pagamento orario; il che significa che una prestazione lavorativa da 10 euro può essere svolta anche in più ore.

Questi buoni dunque si acquistano preventivamente (se non si dovessero utilizzare si restituiscono all’INPS che ne rimborsa la spesa con bonifico). Se si acquistano telematicamente la procedura è più complessa perché sia il datore di lavoro sia il lavoratore occasionale devono prima registrarsi presso l’INPS (direttamente allo sportello o per telefono o per fax o tramite un’associazione di categoria), successivamente l’istituto invia alle Poste Italiane i dati della registrazione e le poste danno al lavoratore, nel giro di un mese, una card, la postepay virtual, sulla quale verranno accreditati gli importi delle prestazioni lavorative. Prima dell’inizio dell’attività lavorativa, sarà il datore di lavoro a dichiarare l’“assunzione” del lavoratore occasionale all’INPS e a pagare tramite F24 o con bollettino postale (l’attestato di pagamento postale va però poi mostrato allo sportello INPS), il buono, in questo caso virtuale perché l’importo verrà accreditato per via telematica sulla card del lavoratore.

I buoni lavoro venduti dai tabaccai

I blocchetti di buoni cartacei, oltre che presso le sedi INPS, sono acquistabili presso i tabaccai autorizzati, ovvero i PEA (Punti Emissione Autorizzati), riconoscibili dall’esposizione di un adesivo con la scritta “QUI INPS”.

Ai tabaccai va mostrata la propria tessera sanitaria o il codice fiscale a titolo di riconoscimento e si deve pagare loro 1 euro per il servizio. Presso i tabaccai si possono acquistare in una volta sola fino a 1.500 euro di buoni lavoro. Naturalmente anche in questo caso va comunicato l’inizio dell’attività lavorativa occasionale all’INPS. La mancata comunicazione comporta una notevole ammenda, chiamata “maxisanzione” (dai 3.000 ai 12.000 euro più 150 euro per ogni giornata lavorativa, poiché si tratterebbe di lavoro “nero”).

Quali lavoratori possono essere pagati coi buoni

Il problema è che spesso non si sa esattamente chi abbia diritto a questi vaucher. Per questo, far riferimento al documento di applicazione della legge che è stato inviato dall’INPS stesso, è il modo più sicuro per fare chiarezza.

Hanno diritto a questi vaucher INPS, o buoni di lavoro, gli studenti dai 16 ai 25 anni di età che lavorino durante i week end o durante le vacanze natalizie (dal 1° dicembre al 10 gennaio), pasquali (dalla domenica delle Palme al martedì successivo al lunedì dell’Angelo) o estive (dal 1° giugno al 30 settembre), se frequentano un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado; mentre se sono studenti iscritti all’università possono lavorare durante qualunque periodo dell’anno. Ciò in quanto il lavoro deve essere compatibile con lo studio e non sostituirsi ad esso, altrimenti questo lavoro occasionale non sarebbe più un’attività accessoria rispetto alla principale che consiste nello studio.

Gli studenti possano essere impiegati per svolgere attività di lavoro occasionale accessorio nell’ambito di qualsiasi settore produttivo, compresi gli enti locali, le scuole e le università

Anche i pensionati possono svolgere questo tipo di lavoro ed avere pertanto diritto ai buoni di lavoro / vaucher INPS, sempre in qualsiasi settore produttivo.

Chi già ha un lavoro part-time, ne può svolgere un altro occasionale e accessorio.  Ovviamente non può utilizzare il buono di lavoro con lo stesso datore di lavoro che già lo ha assunto come impiegato part-time. Il datore di lavoro occasionale deve essere un altro, altrimenti si tratterebbe di una truffa per evitare di pagare i contributi previdenziali del tempo pieno.

Anche chi percepisce degli aiuti economici pubblici a sostegno del proprio reddito (ad esempio i cassaintegrati e chi riceve l’indennità di disoccupazione o quella di mobilità) può effettuare un lavoro occasionale di questo tipo ed avere diritto ai vaucher INPS. In questi casi però non possono essere retribuiti più di 3.000 euro l’anno. Così è stato per il 2010 in via sperimentale, ma finchè non ci sono abrogazioni la regola vale, e anche “gli enti locali potranno affiancare le politiche a sostegno del reddito con iniziative di politica attiva del lavoro a favore degli stessi percettori di ammortizzatori sociali”. Naturalmente, chi percepisce questi aiuti finanziari deve essere sempre disponibile al lavoro e dunque deve lasciare immediatamente il posto occasionale se viene chiamato a svolgere un lavoro a tempo indeterminato dall’ufficio di collocamento. Insomma: il posto occasionale non può essere di impedimento ad un’assunzione.

ELENCO DELLE PRESTAZIONI DI LAVORO OCCASIONALE ACCESSORIO

  • a) lavori domestici;
  • b) lavori di giardinaggio, pulizia e manutenzione di edifici, strade, parchi e monumenti;
  • c) insegnamento privato supplementare;
  • d) manifestazioni sportive, culturali, fieristiche o caritatevoli e lavori di emergenza o di solidarietà;
  • e) qualsiasi settore produttivo (solo per gli studenti) compresi gli enti locali, le scuole e le università;
  • f) attività agricole di carattere stagionale (vendemmia, raccolta delle olive o dei pomodori) effettuate da pensionati, da casalinghe e da studenti;
  • g) consegna porta a porta e vendita ambulante di stampa quotidiana e periodica;
  • h) attività di lavoro svolte nei maneggi e nelle scuderie.

I DATORI DI LAVORO

Prima dell’inizio delle attività di lavoro accessorio, i datori di lavoro devono dichiarare all’INAIL che intendono avvalersi dei buoni. Possono farlo chiamando il numero di telefono 803164 o mandando un fax gratuito al numero 800.657657 e fornendo i propri dati di nascita e residenza nonché il codice fiscale e quelli del lavoratore occasionale. Devono anche indicare le presunte date di inizio e fine della prestazione nonché il luogo dove si svolgerà.

Ma quali sono i datori di lavoro che possono chiedere una prestazione occasionale di questo tipo, e dunque possono acquistare i semplici vaucher INPS?

Le imprese familiari

Innanzitutto le imprese familiari, in qualsiasi settore produttivo esercitino. Per impresa familiare si intende quella cui collaborano il coniuge, i parenti entro il terzo grado, gli affini entro il secondo. Dell’impresa familiare fanno parte “il titolare ed i familiari anche non conviventi con il titolare, che prestano la loro attività nell’impresa in modo continuativo e prevalente”.

Una parentesi utile: a cosa hanno diritto i familiari che svolgono l’attività con il titolare? Se sono regolarmente assunti, allo stipendio; ma come sappiamo nella maggioranza dei casi i familiari lavorano senza un contratto di assunzione e uno stipendio. Pensiamo ad esempio alla moglie che lavora con il marito che ha un’attività in proprio. In questo caso esse hanno diritto al mantenimento, alla ripartizione degli utili, a una quota dei beni acquisiti con gli utili e a una quota proporzionale degli incrementi dell’azienda. Questo è quanto stabilisce l’art. 230 bis del Codice Civile. Chiusa la parentesi, riprendiamo il discorso delle prestazioni di lavoro accessorio. Le imprese familiari non possono pagare agli occasionali più di 10.000 euro l’anno. Altrimenti sono costrette ad assumerli regolarmente e ad applicare la normale disciplina dei contributi INPS. Naturalmente chi ha diritto ai buoni lavoro non deve essere un familiare. Inoltre, le imprese a conduzione familiare possono acquistare i vaucher esclusivamente mediante la procedura telematica.

Dai produttori agricoli agli enti locali

Altri datori di lavoro occasionale accessorio sono i maneggi e le scuderie e i produttori agricoli che spesso ricorrono ai lavoratori stagionali, per antinomia lavoratori occasionali. Con un limite: il volume d’affari dichiarato dai produttori agricoli non deve eccedere i 7.000 euro l’anno.

E ai buoni lavoro possono ricorrere infine, come abbiamo già accennato, anche gli enti locali. Possono ricorrere all’opera di studenti e pensionati  in particolare per le opere di pulizia e manutenzione di edifici, strade, parchi, monumenti, per lavori di giardinaggio i Comuni, le Province, le Città Metropolitane, le comunità montane e isolane e tutti i consorzi cui partecipano questi enti.

Sport e cultura

Altro tipo di prestazioni che possono essere affidate dalle Amministrazioni pubbliche ai lavoratori occasionali sono quelle nell’ambito delle manifestazioni sportive, culturali, fieristiche, caritatevoli o per i lavori di emergenza. Ricordando che sono committenti pubblici per lavori di quest’ultimo tipo anche “gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli istituti autonomi case popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali,regionali e locali, le Amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale e le Agenzie.

LE TUTELE

Il motivo per cui si è deciso di ricorrere a questa forma particolare di contribuzione per i lavoratori occasionali è quello di assicurare le tutele minime previdenziali e assicurative allo scopo di contrastare il lavoro nero. Naturalmente se si effettua un lavoro autonomo di qualsiasi tipo (ad esempio si è giornalisti o avvocati o commercialisti o medici, ecc.) non si ha diritto ai buoni lavoro in quanto lo svolgimento “part-time” o “occasionale” dell’attività principale è connaturato al proprio lavoro principale e non si può pertanto trattare di un’attività occasionale e accessoria.

Il ricorso ai buoni di lavoro deve essere diretto, ovvero non ci possono essere intermediari, tipo le agenzie interinali; è dunque escluso che un’impresa cooperativa o un’agenzia del lavoro possa retribuire lavoratori per svolgere prestazioni a favore di terzi in appalto.

I limiti dei compensi

Per quanto riguarda i compensi, ci sono dei limiti per il loro pagamento. Oltre a quelli già accennati, diciamo che nel corso dell’anno non si possono pagare ad un singolo lavoratore più di 5.000 euro nette (corrispondono a 6.660 euro lorde) per le prestazioni occasionali.

Ribadiamo che per i percettori di prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito il limite di importo, per anno solare, è di 3.000 euro netti complessivi, corrispondenti per il committente a 4.000 euro lordi, mentre per le imprese familiari il limite come abbiamo detto è 10.000 euro l’anno nette (13.333 lorde). Le attività possono essere svolte a favore di più datori di lavoro, dunque il controllo relativo al rispetto dei limiti di importo, spetta ai lavoratori stessi, i quali devono sapere che durante l’anno non possono ricevere per le loro prestazioni occasionali più della cifra permessa.

La riscossione

Il lavoratore può riscuotere il corrispettivo dei buoni ricevuti, intestati e sottoscritti dal committente, presentandoli all’incasso presso qualsiasi ufficio postale o presso i tabaccai autorizzati. Basta firmarli ed esibire un documento di riconoscimento. Ricordiamo che i buoni rappresentano il compenso della prestazione effettuata, dunque lo “stipendio”.

Nel caso in cui il prestatore sia minorenne, deve presentare anche un’autorizzazione del genitore con fotocopia del relativo documento. Il buono può essere riscosso dal secondo giorno successivo alla fine della prestazione e fino a un anno dopo l’emissione. Può però riscuotere gli importi solo a 500 euro la volta. Se avesse problemi, ovvero se il buono non risultasse per qualche ragione pagabile o se lo avesse smarrito, deve andare all’INPS (naturalmente provvisto di denuncia di furto o smarrimento).

Donna in Affari è una testata giornalistica
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