Le conoscenze finanziarie, un primo pilastro per l’indipendenza economica delle donne. Ne parliamo con Emanuela Emilia Rinaldi, professoressa associata di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, Università degli Studi di Milano-Bicocca.
Al di là del ruolo ufficiale, istituzionale che una donna di successo ricopre, conosciamo meglio Emanuele Emilia Rinaldi e le chiediamo come si descriverebbe a chi, ancora, non la conosce:
“Sono una persona ottimista, problem solver e curiosa. Queste tre caratteristiche hanno sempre guidato anche un po’ il mio percorso di studi e di carriera. Ho frequentato il liceo scientifico dove ho sicuramente sviluppato un grande interesse per la ricerca in generale e poi quando ho scelto il corso di Laurea in Relazioni Pubbliche, che negli anni 90 era ancora abbastanza nuovo come corso di laurea. Ho amato l’approccio molto disciplinare che questo tipo di corso proponeva. C’erano sia corsi di Economia, di Psicologia, di Sociologia, di Diritto e nel corso degli studi universitari mi sono imbattuta nella Psicologia Economica. Siccome l’euro stava arrivando, mi è stata data l’opportunità di studiare l’impatto dell’euro in due nazioni, in Italia e nel Regno Unito. Durante la tesi di Master in Psicologia Economica ho proprio visto quanto gli insegnamenti dell’economia non fossero sufficienti a capire veramente alcune dimensioni psicologiche e culturali che influenzavano le scelte dei consumatori, dei cittadini e quanto invece fosse fondamentale avere un approccio molto disciplinare. Quindi ho fatto un Master in Psicologia Economica all’Università di Exeter e quando sono tornata in Italia ho capito che la mia passione era proprio la ricerca accademica relativa al comportamento del consumatore in ambito precisamente economico-finanziario. Da lì ho fatto un dottorato in Sociologia e Metodologia di ricerca sociale e poi la carriera accademica è proseguita sempre sul filone dello studio della cultura finanziaria, degli italiani. Sono tornata in Italia e ci sono rimasta”.
Emanuela Emilia Rinaldi, conoscenza e cultura finanziaria nella questione di genere
“La conoscenza finanziaria è quello di cui tante persone parlano, la conoscenza finanziaria, l’ABC della finanza è solo il lato più oggettivo: conoscere il significato di inflazione, conoscere cos’è il compound interest, conoscere cos’è la diversificazione del portfolio. Quella è la conoscenza. La cultura invece ha una dimensione valoriale: quanto è importante per te avere un’entrata economica autonoma? Quanto è importante per te investire? Cosa è più importante investire o risparmiare? Queste non sono dimensioni oggettive, sono valori che si creano sin dai primi anni di vita delle persone, anche nel relazionarsi al denaro. Studiando, quindi, la cultura finanziaria e non solo la conoscenza finanziaria in ottica internazionale, ci siamo resi conto proprio di quante differenze di genere ci fossero già tra i bambini in Italia e non in altri paesi; quindi, è chiaro che c’è un processo, che tecnicamente si chiama socializzazione economica, che probabilmente è intriso di valori, anche di stereotipi e modelli, che portano le bambine ad avere un rapporto con il denaro diverso rispetto ai maschi. Da qui la proposta è di trovare degli strumenti per correggere quello che tecnicamente si chiama il gender gap nella financial literacy in Italia”.
Emanuela Emilia Rinaldi e la paghetta perfetta
Per quanto concerne la narrazione del rapporto con il denaro, la Prof. Emanuela Emilia Rinaldi è anche autrice di diverse pubblicazioni, tra cui ‘La paghetta perfetta. Come educare i figli all’uso del denaro su basi scientifiche (ed. Il Sole 24 Ore)’. Una pubblicazione piuttosto attuale, oggi nel nostro Paese, come spiega la stessa autrice in quanto “tanto del processo di educazione finanziaria in Italia passa dalla famiglia, non esistono altri percorsi strutturati, ad esempio nel mondo scolastico. O meglio, dall’anno scorso, grazie al Decreto Capitali, è stata introdotta l’obbligatorietà di trattare anche la finanza all’interno della materia educazione civica, ma sono 33 ore l’anno che devono comprendere anche l’educazione ambientale, l’educazione ai diritti. Quindi, è un principio di educazione finanziaria nella scuola, ma ancora piuttosto blando, a differenza di altre nazioni dove, ad esempio in Spagna, l’intervento è stato molto più massiccio in termini di ore. Ho scritto quel libro per cercare di raccogliere degli spunti tratti da ricerche scientifiche, per cercare di guidare i genitori in un ambito che è ancora percepito non come qualcosa di importante, ma non è trattato in maniera scientifica. Si è visto che molto più importante della paghetta è far creare un budget ai bambini e agli adolescenti, spostando così il focus dell’attenzione”.
Emanuela Emilia Rinaldi e l’opportunità di Effe Summer Camp
“Grazie anche a quel libro – continua la Prof. Rinaldi – abbiamo deciso di creare un Summer Camp gratuito di educazione finanziaria solo pe ragazze e adolescenti, per aiutare anche i genitori a far fare loro delle esperienze formative che migliorino l’interesse verso la finanza e le loro competenze finanziarie. Si tratta di Effe Summer Camp, che sta per Educazione Finanziaria per un Futuro più Equo, ma anche Empowerment Femminile per un Futuro più Equo ed è strutturato in una settimana gratuita per le ragazze presso Milano Bicocca dove seguono lezioni teoriche, simulazioni, esercizi, incontri con esperte, incontri con imprenditrici di vari settori, con particolare apertura verso professioni legate alle materie Stem. L’ultima edizione del Summer Camp dello scorso anno ha avuto un rating altissimo in termini di soddisfazione ma anche di monitoraggio delle conoscenze pre e post e vogliamo portarla avanti per i prossimi 20 anni come Ateneo. Se tra le lettrici o followers di Donna in Affari ci sono genitori di figlie adolescenti che nei prossimi anni volessero partecipare, è un’esperienza gratuita, c’è una selezione da superare però cerchiamo sempre di essere molto attenti ad avere un approccio inclusivo”.
Emanuela Emilia Rinaldi e l’indipendenza economica delle donne
Professoressa Rinaldi, in Italia 4 donne su 10 non hanno un conto corrente proprio e si affidano alla gestione al maschile o di qualcun altro della famiglia per la gestione del denaro. Quali strumenti per supportare le donne ad una loro maggiore indipendenza economica?
“Ci sono corsi gratuiti che abbiamo messo online e ci sono anche dei webinar registrati, uno di questi si chiama Donne in Attivo, creato proprio per cercare di dare delle nozioni base anche a chi vivendo in zone remote – perché a volte il problema può essere quello – non riesce ad approfittare delle opportunità formative che invece sono più comuni nelle grandi città come Milano, Roma, Torino. L’esperienza online per le donne adulte che magari vogliono gestire anche una complessità familiare può essere un’opportunità formativa. Di certo in Italia abbiamo tante donne che non lavorano oppure lavorano in nero oppure ancora lavorano ma poi smettono di lavorare all’arrivo del secondo figlio. Non è solo un problema di avere o non avere il proprio conto corrente, ma di valore, il valore del lavoro. Il problema dell’occupazione femminile in Italia esiste ed è grosso e soprattutto del lavoro in nero, che gli economisti a volte dimenticano. Da sociologa nelle interviste che faccio ci sono tante esperienze che mi vengono raccontate di parrucchiere, estetiste, babysitter, che lavorano nel sommerso. Forse l’introduzione di nuovo di Voucher, un dispositivo di qualche anno fa, potrebbe agevolare questa realtà che altrimenti rimane solo sommersa”.
Emanuela Emilia Rinaldi, per acquisire una conoscenza finanziaria, quali sono gli ostacoli principali che le donne in particolar modo devono affrontare?
“Il primo è trovare le fonti affidabili e gradevoli. Trovare delle fonti che una persona reputa affidabile per una donna non è così semplice perché a volte le donne non parlano di questi temi tra di loro, mentre gli uomini ne parlano di più e quindi si passano le informazioni sui siti più affidabili. Il secondo è il linguaggio, fortunatamente adesso c’è anche una maggiore sensibilità a linguaggi femminili. Mi viene in mente, ad esempio, la community di Rame che adotta un linguaggio delle storie di vita molto più femminili, con cui uno si identifica di più. Il terzo è chiaramente i modelli, torniamo a quello che dicevamo prima sulle bambine: se tu sei abituata a vedere la tua mamma o il tuo papà, consultare un certo tipo di fonti acquisisci anche tu quella informazione, se non è così ti manca un po’ il modello. Il lato positivo è che le fonti affidabili ci sono. Banca d’Italia, il portale Quello che conta, Economia per tutti, anche la vostra rivista chiaramente, ovvero la possibilità di avere un accesso gratuito è un’opportunità importante, prima non era così. Bisogna studiare per cercare di costruire bene il proprio benessere finanziario senza fare degli errori, senza regalare i soldi agli altri”.
Emanuela Emilia Rinaldi e il futuro dell’empowerment femminile
“Secondo me è un futuro che ha tante opportunità, bisogna saperle valorizzare anche in termini di sinergie. Adesso gli strumenti ci sono, bisogna cercare di valorizzarli, fare rete per creare veramente un impatto sulle donne e non fare in modo che le esperienze restino isolate, quindi proporsi come modelli, insistere sull’importanza di acquisire anche competenze finanziarie, non aver paura di parlare di denaro. Quello dell’empowerment femminile, secondo me, è un futuro che ha tante opportunità; certo, gli stereotipi e la tendenza a non fare nulla sono dietro l’angolo, perciò, bisogna essere attenti anche a questo”.