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Unioncamere: imprese vs dazi

Le aziende italiane reagiscono con prontezza. Unioncamere informa che 7 imprese su 10 adottano strategie contro i dazi Usa

Unioncamere ha analizzato che 7 imprese su 10 si stanno attrezzando per fronteggiare l’impatto dei potenziali dazi Usa sulle esportazioni. Infatti, da un’indagine emerge che la maggioranza delle imprese italiane è pronta a rispondere in modo strategico alle nuove barriere economiche. Inoltre, la capacità di diversificazione dei mercati consente una certa flessibilità, dato che mediamente ogni impresa raggiunge 11 mercati esteri.

 

 

Il ruolo delle Camere di commercio

Secondo l’ultima analisi di Ipsos, il 43% delle aziende ritiene che le Camere di commercio rappresentino un valido supporto per affrontare i mercati esteri. Inoltre, quasi la metà delle imprese considera queste istituzioni un punto di riferimento importante per superare le future difficoltà. Questo è particolarmente vero per le piccole imprese, che, con il giusto sostegno, potrebbero generare oltre 7 miliardi di euro di export aggiuntivo.

 

 

Gli effetti previsti dei dazi Usa

Le aziende italiane stimano diversi impatti economici dei dazi americani. Si segnala come effetto principale la possibile riduzione dell’export, indicata dal 56% delle imprese coinvolte. Inoltre, il 26% teme un aumento dei costi di approvvigionamento, mentre il 22% segnala un calo nelle vendite di beni intermedi destinati a prodotti di terzi Paesi per il mercato Usa. Infine, il 19% si aspetta una concorrenza più agguerrita sul mercato europeo.

Le contromisure delle imprese italiane

Nonostante le difficoltà, molte imprese stanno già pianificando contromisure. Alcune puntano sull’aumento dei prezzi di vendita (33%), altre esplorano nuovi mercati all’interno dell’Ue (25%) o extra-Ue (18%). Solo il 3% delle aziende valuta lo spostamento o l’aumento della produzione direttamente negli Stati Uniti a conferma della la complessità di questa opzione.

 

 

 

I rapporti con gli Stati Uniti

L’Italia è tra i principali esportatori verso gli Usa, seconda solo alla Francia. Inoltre, il valore dell’export italiano negli Stati Uniti nel 2024 ha raggiunto circa 65 miliardi di euro, cioè il 10,8% dell’export nazionale. In province come Trieste, la quota di fatturato generato dall’export verso gli Usa arriva addirittura al 36,2%.

La forza della diversificazione

Negli anni, le imprese italiane hanno imparato a diversificare i mercati di destinazione per ridurre i rischi. In media, ogni azienda esportatrice raggiunge 11 Paesi. Tuttavia, nel Nord-Ovest la media sale a 13, nel Nord-Est a 11, nel Centro a 9 e nel Mezzogiorno a 6. Province come Reggio Emilia, Bologna, Ravenna e Vercelli si distinguono per l’alta capacità di internazionalizzazione.

 

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