Presidente di Slow Food, appena riconfermata per i prossimi quattro anni. Conosciamo meglio Barbara Nappini.
Classe 1974, da alcuni anni vive nella campagna della bella Valdambra, tra Valdarno di Sopra, Siena e Arezzo. Dopo una lunga esperienza nel settore della moda, Barbara Nappini cambia vita. Molla tutto e si trasferisce in campagna. Per quale motivo? Per stare al mondo al meglio che si può. Da lì, un nuovo percorso nel mondo del food fino a diventare la prima presidente donna di Slow Food, il movimento internazionale che valorizza la lentezza, la qualità e la cultura del cibo per tutti.
A chi ancora non la conosce, come si descriverebbe Barbara Nappini?
Sono un essere umano molto radicato a terra, ma le mie idee, i pensieri, i sogni, le mie “foglie”, tendono a salire, salire, salire. Sono incline a sentirmi molto connessa con ciò che mi circonda: la comunità umana ma anche gli animali e la natura. Ho anche bisogno di tempi e spazi per isolarmi e raccogliermi. Sono felice e onorata di poter fare attivismo come presidente dell’associazione che è diventata “casa mia”.
Come si diventa Barbara Nappini?
Provando a stare al mondo al meglio che si può, come tutti credo. Sono fiorentina, ho studiato lingue, poi grafica pubblicitaria. Molto presto vengo assunta in una multinazionale della moda dove lavoro per quindici anni. Ad un certo punto, vivo un ripensamento complessivo della mia esistenza che mi fa mettere in discussione tutto: lascio il lavoro, vendo la casa di Firenze e mi trasferisco in campagna per “fare la contadina”. La mia azienda agricola biologica rimane aperta solo due anni; incontriamo tutte le difficoltà tipiche dell’agricoltura di piccola scala in collina, quella spesso definita eroica. In più, ero una “principiante assoluta” che conosceva l’agricoltura solo dai libri. Ma quell’insuccesso è stato molto formativo.
Barbara Nappini, come arriva nel mondo Slow Food?
Dopo l’insuccesso agricolo. Durante la pratica agricola, avevo iniziato a catalizzare, con attività laboratoriali di autoproduzione, una piccola comunità di persone presso il casale dove vivo tutt’ora. Queste iniziative mi hanno fatto entrare in contatto col gruppo locale di Slow Food, la Condotta Colli Superiori del Valdarno. Era il 2012, inizio a dare una mano come volontaria a Slow Food ma la svolta avviene a settembre, quando per la prima volta visito Terra Madre Salone del Gusto a Torino, dove mi sono sentita a casa.
Barbara Nappini, la prima donna alla guida di Slow food
Il fatto di essere una donna è stato, fin dall’inizio, un fatto talmente eclatante nella percezione altrui, che ho dovuto renderlo un valore. La mia presidenza è stata “femminile”: invece di affrontare la questione fingendo che non fosse rilevante o, peggio, scimmiottando il modello vigente di leadership maschile, ho enfatizzato la mia diversità, la mia parzialità. Ho dichiarato che la mia prospettiva voleva essere quella di una donna che prova a essere anche lievemente innovativa. Ho cercato di portare una modalità relazionale basata sul confronto e sull’empatia invece che sull’antagonismo e sulla legge del più forte. Non sono certa di esserci sempre riuscita, ma certamente penso che la differenza, la divergenza da modelli conformi e imposti, sia un valore di cui la società intera beneficia.
Barbara Nappini, quali sono le sfide nazionali ed europee che deve affrontare il mondo del food?Prima tra tutte la fame: credo che sia irricevibile per tutte e tutti il fatto che viviamo su un Pianeta dove ancora circa 800 milioni di persone soffrono la fame. Dati che non possono che peggiorare, per le crisi belliche e quella climatica. in un mondo globalizzato non possiamo ignorare il quadro complessivo del sistema alimentare. Crediamo che integrare con gli ecosistemi le attività umane necessarie a sopravvivere, sia la prima sfida trasversale di tutte e tutti. Questo si declina con un puntuale sostegno dell’agricoltura nelle aree interne a rischio spopolamento, con una pianificazione territoriale che blocchi lo scellerato consumo di suolo, con un ripensamento del modello di allevamento che riduca corposamente il numero degli animali sottoposti ad atroci sofferenze nella zootecnia industriale a favore del pascolamento e di una minore concentrazione di capi, favorendo regimi alimentari più equilibrati a primario apporto proteico vegetale. Una massiva educazione alimentare nelle scuole di ogni ordine e grado che ci consenta di compiere scelte alimentari consapevoli, perché il cibo è l’unica merce che diventa noi.
Barbara Nappini, come concilia vita privata e professionale?
Male! Direi che la mia vita lavorativa si è fagocitata quella privata. A parte gli scherzi, i miei due figli sono piuttosto grandi e i miei genitori stanno bene, quindi diciamo che da questo punto di vista sono abbastanza libera. Ho bisogno di avere vicino persone pazienti, che accettano ciò che faccio come parte integrante di me e vogliono bene anche al mio ruolo. Vivere nella bellissima campagna toscana facilita molto la mia rigenerazione: nei pochi giorni al mese che trascorro a casa, la natura mi aiuta a staccare da tutto e a ritrovarmi.
Barbara Nappini, cosa le piace di più del suo lavoro? E cosa invece la appassiona di meno
Mi piace tutto ciò che faccio, anche i risvolti meno positivi come le pressioni esterne, le responsabilità, un po’ di solitudine nel momento di prendere decisioni difficili. Se proprio devo dire una cosa che mi pesa, è la sovraesposizione. Sono molto timida e riservata, ma che si dia voce a Slow Food cosa buona e giusta e, in questo periodo, un po’ della sua voce è anche la mia.
Barbara Nappini, come si riconosce la natura bella delle cose?
Aspirando a vivere con pienezza. Dando dignità alla nostra esistenza con significato: ognuno di noi è un miracolo irripetibile che tende alla bellezza, ovvero al significato, che non è il successo, e al valore, che non è il prezzo. Dare un significato alla mia vita in correlazione alla collettività e agli ecosistemi di cui siamo parte, per generare un’esistenza di pace e prosperità è il modo per rintracciare e contribuire alla natura bella delle cose.
Barbara Nappini, il mondo del cibo e le professionalità al femminile: a che punto siamo?
C’è sicuramente molto da lavorare, ma ci sono tante donne che stanno aprendo sentieri innovativi. Nella produzione alimentare, nella trasformazione e nella vendita portano, appunto, la loro diversità, e ne fanno un valore con dignità, creano modelli nuovi che hanno sempre sia una valenza individuale, rispetto ai percorsi di queste donne che cercando spazi e modi a loro più adatti, e sia uno sguardo di cura collettiva per un territorio, una comunità, il mondo intero. Per tutto ciò che le circonda.
Cosa c’è dietro l’angolo per Barbara Nappini?
Subito dietro l’angolo c’è il nostro congresso, 11-12 luglio, in cui sarò confermata per i prossimi quattro anni alla Presidenza di Slow Food. Poi vorrei scrivere un altro libro. In autunno, spero in una vacanza al mare dove il telefono non prende!