Lavoro Mestieri e professioni

Luoghi della cultura statali per Giornalisti 2.0

Giornalisti 2.0 chiede al Ministero della Cultura la proroga del decreto per l’ingresso gratuito ai musei e ai luoghi della cultura statali

L’Associazione di categoria si è attivata con la Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura per garantire la continuità dell’agevolazione dedicata ai giornalisti italiani ed europei. Il provvedimento, in scadenza il prossimo 7 settembre 2025, rappresenta uno strumento fondamentale per favorire la diffusione della conoscenza del patrimonio culturale attraverso l’attività informativa della stampa.

 

Maurizio Pizzuto

Una proroga indispensabile per la salvaguardia della corretta informazione
L’Associazione di categoria Giornalisti 2.0 ha avviato un’interlocuzione con la Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura per richiedere la proroga del decreto direttoriale n. 951 del 7 settembre 2022, che ha concesso ai giornalisti italiani ed europei in regola con le quote associative l’accesso gratuito ai musei e ai luoghi della cultura statali. “La possibilità di accedere gratuitamente ai luoghi della cultura” dichiara Maurizio Pizzuto, presidente dell’Associazione Giornalisti 2.0, “non è soltanto un riconoscimento del nostro ruolo professionale, ma anche un servizio per i cittadini: l’informazione culturale di qualità nasce dalla possibilità di vivere e raccontare i musei e i siti storici senza barriere. Confidiamo che il Ministero voglia garantire continuità a questa importante misura”.

Valorizzare il patrimonio culturale
L’Associazione ha espresso piena fiducia nella sensibilità della Direzione Generale Musei e nell’impegno del Ministero della Cultura a sostegno della promozione e della valorizzazione del patrimonio culturale nazionale.

Un servizio informativo di qualità per promuovere i luoghi della cultura statali
È importante comprendere che un giornalista ben informato e acculturato non può che offrire un servizio migliore al pubblico. Ed è anche importante comprendere che spesso un giornalista entra nei luoghi della cultura statali non solo per proprio accrescimento culturale ma anche per dovere professionale: un servizio giornalistico completo, che citi il museo o il sito archeologico, un fotoreportage o un videoreportage, un semplice articolo sul museo stesso, magari su una mostra in esso contenuta in quel momento, un approfondimento sull’argomento trattato, sul periodo storico di un sito di rilevanza, immagini a corredo di articoli (sempre citando la fonte). Sono questi vari esempi per cui la presenza di un giornalista, “armato” dei suoi attrezzi del mestiere, dovrebbe essere per gli operatori di un museo, per i dipendenti e dirigenti di un sito storico o archeologico, motivo di orgoglio e, perché no, di riconoscenza per un’opportunità di promozione del nostro patrimonio culturale. Ma è proprio così? Il Decreto viene applicato sempre?

Le distorsioni da correggere
Vogliamo qui rispondere alle domande precedenti con un grosso NO, non sempre.
Riportiamo di seguito dei semplici esempi di esperienza personale della nostra direttrice, la giornalista Daniela Molina:

  • In un famosissimo sito archeologico siciliano della zona di Agrigento, nonostante avesse presentato la propria tessera giornalistica (regolarmente vidimata per l’anno in corso) e troneggiasse un cartello con la scritta che i giornalisti in base alla norma in vigore potevano accedere gratuitamente, alla nostra direttrice è stato negato l’ingresso gratuito perché ormai era sera e, secondo l’addetto alla “biglietteria”, i giornalisti potevano entrare gratis solo di giorno. La direttrice ha quindi pagato il biglietto, nonostante evidenti dubbi in merito (un Decreto ministeriale che “scade” dopo ogni tramonto?) ma non ha neanche realizzato l’articolo, risultando i giornalisti poco graditi a quell’ora.
  • In un altro famoso sito archeologico dei Castelli romani, alla direttrice che voleva effettuare un servizio completo di foto e videoreportage è stato chiesto del denaro per “occupazione di suolo pubblico e rilascio di permesso di pubblicazione”, nonostante fosse stato ben specificato che la pubblicazione non era a scopo di lucro. Anche in questo caso la direttrice ha dovuto rinunciare al servizio giornalistico.
  • In un museo del Molise poco noto, la direttrice – dopo aver ascoltato le lamentele da parte degli operatori museali per il fatto che il museo era “sempre vuoto perché non lo conosce nessuno” e reputatolo invece interessante e di utilità per l’accrescimento delle conoscenze del pubblico – si è offerta di realizzare un articolo sul museo stesso. L’offerta è stata declinata con la seguente motivazione: “è vietato divulgare informazioni sul museo”.
  • In un noto sito archeologico della costa del Sud del Lazio, alla direttrice è stato richiesto denaro per realizzare un approfondimento giornalistico con foto e videoreportage perché le immagini si dovevano registrare (secondo il parere degli addetti) per forza in un giorno di chiusura al pubblico pagando a tutti loro gli straordinari festivi. La direttrice ha declinato l’esosa richiesta e rinunciato all’approfondimento.
  • In un sito archeologico laziale della provincia di Latina, poco noto, alla direttrice è stato impedito di usare il monopiede, una sorta di tubo rigido richiudibile del diametro di 1 centimetro che si posa a terra (con l’ingombro di 1 centimetro quadrato) e sul quale si aggancia la macchinetta fotografica o una piccola videocamera per poter stabilizzare le immagini. In caso di posa a terra del monopiede bisognava pagare l’occupazione di suolo pubblico (per un centimetro. meno di una falange di un dito di un piede umano!!!) dopo essere stati autorizzati dalla direzione e dagli uffici centrali presentando apposita domanda per PEC un paio di mesi prima. La direttrice di conseguenza non ha usato il monopiede, le immagini sono venute sfocate o mosse e il servizio non è stato pubblicato.
I soci fondatori di Giornalisti 2.0

Un aiuto reciproco
Ciò che è accaduto a una giornalista soltanto porta a porsi una domanda logica: chissà quanti di questi fatti sono accaduti in Italia ai tanti giornalisti (siamo decine di migliaia) iscritti all’Albo professionale che hanno visitato i luoghi della cultura statali. Ovviamente non sempre, non a tutti ma questi accadimenti non dovrebbero più verificarsi, nemmeno in via eccezionale, perché equivalgono ad impedire ai giornalisti di portare a termine il proprio lavoro; un lavoro che invece dovrebbe suscitare orgoglio e gratitudine per chi voleva realizzare gratuitamente e generosamente un servizio che avrebbe messo in luce tali siti culturali, supportando chi vi opera nel suo, di lavoro, che ha la comune finalità di accrescere le conoscenze della popolazione, spingendola a visitare i luoghi della cultura statali. Un aiuto reciproco che dovrebbe realizzarsi in serenità e di comune accordo, senza alcun ostacolo. Per questo ci uniamo alle parole del presidente dell’associazione Giornalisti 2.0, Maurizio Pizzuto, ribadendo con forza e sottolineando laddove dice “l’informazione culturale di qualità nasce dalla possibilità di vivere e raccontare i musei e i siti storici senza barriere”.

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