Secondo il Centro studi di Unimpresa, il credito d’impresa italiano è fiacco nonostante la ripresa dei consumi

Il credito d’impresa fiacco emerge come dato principale del nuovo rapporto Unimpresa, che fotografa una situazione di stagnazione per il settore produttivo. In dodici mesi, i finanziamenti alle società non finanziarie sono saliti appena da 597,7 a 600,2 miliardi di euro, con un incremento di soli 2,5 miliardi, pari a +0,4%. Tuttavia, la dinamica è di natura tattica e non strutturale, segno che le imprese preferiscono mantenere liquidità piuttosto che investire. Inoltre, i prestiti a lungo termine risultano ancora in calo, evidenziando la difficoltà di avviare nuovi progetti industriali.

 

 

Famiglie trainano la crescita

Parallelamente, le famiglie mostrano una maggiore vitalità creditizia. Infatti, tra agosto 2024 e agosto 2025, i finanziamenti totali sono cresciuti da 662 a 675,2 miliardi di euro, con un aumento del 2%. Il credito al consumo e i mutui immobiliari spingono la domanda, sostenuti dalla riduzione dei tassi e da un clima di fiducia più stabile. Di conseguenza, la quota dei prestiti alle famiglie sul totale del credito privato passa dal 52,6% al 53%, confermando un riequilibrio del portafoglio bancario verso segmenti meno rischiosi.

Banche prudenti e selettive

Nel corso del 2025, gli istituti di credito italiani hanno mantenuto una linea di prudenza. Da un lato, hanno favorito la domanda interna e il mercato immobiliare; dall’altro, hanno limitato il credito produttivo, preferendo sostenere la gestione corrente delle imprese piuttosto che nuovi investimenti. Tuttavia, questa strategia ha consolidato la stabilità finanziaria, ma ha anche rallentato la crescita industriale. Le banche, infatti, tendono a privilegiare prestiti a breve termine e garantiti, riducendo l’esposizione verso settori più rischiosi.

 

 

Necessaria una spinta politica

Secondo Paolo Longobardi, presidente di Unimpresa, la situazione richiede un intervento deciso del governo. «Serve una strategia coordinata per rilanciare il credito d’impresa fiacco e rafforzare il tessuto imprenditoriale» ha dichiarato. Pertanto, è fondamentale potenziare i sistemi di garanzia pubblica e semplificare le procedure bancarie per favorire nuovi investimenti. Solo così, sottolinea Unimpresa, si potrà trasformare la stabilità del sistema in crescita reale e occupazione. Altrimenti, il rischio è consolidare un modello economico centrato sui consumi, senza stimolare adeguatamente la produttività e l’innovazione.

 

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