La Giornata mondiale della prematurità, istituita nel 2008 per ricordare che, ogni anno, milioni di bambini iniziano la loro vita prima del tempo
Nascere prematuri è un rischio, per i bimbi e per le mamme ed è per questo che nel 2008 è stata istituita dall’EFCNI (European Foundation for the Care of Newborn Infants), insieme ad alcune organizzazioni di genitori europee, La Giornata Mondiale della Prematurità (World Prematurity Day) che da quest’anno è stata ufficialmente inserita anche nel Calendario dell’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità) dalla World Health Assembly, l’Assemblea mondiale della Sanità.
I nati pretermine
Ogni anno, nel mondo, quasi 1 neonato su 10 nasce pretermine, cioè prima della 37° settimana di gestazione. In Italia i pretermine rappresentano oltre il 6% dei nuovi nati. Nel nostro Paese ogni anno più di 25.000 bambini nascono prematuramente. Si tratta di bambini spesso vulnerabili, con organi ancora immaturi e un rischio aumentato di complicanze respiratorie, metaboliche e neurologiche. Tra loro, i neonati altamente pretermine – ovvero nati prima delle 32 settimane – costituiscono circa il 2% delle nascite, ma incidono in modo importante sulla mortalità infantile e sulla comparsa di patologie a breve, medio e lungo termine.
I rischi della prematurità
La prematurità comporta rischi variabili in base all’età gestazionale: difficoltà respiratorie legate all’immaturità polmonare, crisi di apnea, ipotermia, ipoglicemia, rischio infettivo, disturbi neurologici e complicanze come la retinopatia del pretermine o l’enterocolite necrotizzante. Anche il prematuro tardivo – nato tra la 34° e la 36° settimana – pur apparendo clinicamente più stabile, presenta un rischio aumentato di ipotermia, ipoglicemia, difficoltà alimentari, ittero, infezioni e un maggiore rischio di disturbi neuro-evolutivi per il mancato completamento della maturazione cerebrale.
Come vengono gestiti i neonati prematuri
Fondamentali sono la stabilità cardio-respiratoria, l’alimentazione precoce con latte materno o proveniente dalle banche del latte umano donato, la prevenzione delle infezioni e una corretta gestione delle dimissioni e del follow-up. Quando non è disponibile il latte della madre, la prima alternativa raccomandata è il latte donato, fondamentale non solo per i prematuri, ma anche per i neonati sottoposti a interventi chirurgici sull’addome, per quelli con cardiopatie congenite, gravi allergie, insufficienza renale cronica, sindromi da malassorbimento o diarree intrattabili.
La banca del latte dell’Ospedale Bambino Gesù
Un importante esempio del ruolo di cura dei bambini prematuri è rappresentato dall’Ospedale pediatrico Bambino Gesù. La Banca del Latte del Bambino Gesù raccoglie, tratta e distribuisce ogni anno circa 800 litri di latte materno grazie a una rete di oltre 100 mamme donatrici, che consentono di sostenere più di 200 neonati con esigenze terapeutiche particolari non solo della Terapia intensiva neonatale dell’Ospedale ma anche di altre Terapie Intensive Neonatali del Lazio che ne fanno richiesta. Negli ultimi anni la raccolta è significativamente aumentata anche grazie al servizio di raccolta a domicilio attivo in tutta la Regione.
La presa in carico dei neonati altamente pretermine
Più di 500 neonati altamente pretermine sono stati presi in carico dal Bambino Gesù negli ultimi 10 anni, molti dei quali affetti da malformazioni congenite, patologie cardiache o condizioni chirurgiche che richiedono competenze avanzate e un approccio multidisciplinare. A questi pazienti particolarmente delicati l’Ospedale dedica assistenza specializzata, ricerca clinica e sostegno alle famiglie.
La giornata mondiale della prematurità al Bambino Gesù
In occasione della Giornata mondiale della prematurità del 17 novembre, la Terapia Intensiva Neonatale come ogni anno ha aperto eccezionalmente le porte a sorelle/fratelli e nonne/nonni dei piccoli ricoverati, sottolineando il valore essenziale della vicinanza affettiva. La Terapia Intensiva Neonatale del Bambino Gesù, Hub regionale per le patologie chirurgiche e cardiache del neonato, garantisce percorsi integrati in cui neonatologi, intensivisti, chirurghi, cardiologi, neurochirurghi, fisioterapisti, psicologi e infermieri lavorano fianco a fianco, assicurando continuità assistenziale dalla nascita al rientro a casa.
Il coinvolgimento dei genitori
Accanto alle cure mediche, il Bambino Gesù promuove da anni il coinvolgimento attivo dei genitori in Terapia Intensiva Neonatale. La presenza materna e paterna, il contatto pelle-a-pelle attraverso la Kangaroo Mother Care, il massaggio neonatale e il semplice ascolto della voce dei genitori favoriscono la regolazione emotiva del bambino, lo sviluppo neurologico e l’avvio dell’allattamento, contribuendo in molti casi alla riduzione dei tempi di ricovero. In linea con quanto espresso dalla Società Italiana di Neonatologia, tutti gli operatori sanitari devono considerare che il percorso che porta alla dimissione inizia al momento del ricovero per sostenere, formare e supportare i genitori dei piccoli neonati prematuri.
Il follow-up
Il percorso non si conclude con la dimissione: i bambini nati pretermine, soprattutto quelli più piccoli, possono sviluppare difficoltà neuro-evolutive, problemi sensoriali o fragilità emozionali. Per questo l’Ospedale garantisce un articolato programma di follow-up con visite periodiche fino ai 6 anni di età, valutazioni dello sviluppo motorio e cognitivo, controlli oculistici e uditivi e il coinvolgimento degli specialisti necessari. Sono momenti dedicati anche alle famiglie, invitate a condividere vissuti, preoccupazioni e progressi dei figli in un percorso di accompagnamento continuo.
Un impegno costante
“La prematurità, pur restando una delle sfide più rilevanti della neonatologia moderna, è oggi affrontata con strumenti terapeutici e conoscenze profondamente rinnovati” spiega il dottor Andrea Dotta, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Terapia Intensiva Neonatale del Bambino Gesù. “L’impegno del Bambino Gesù è quello di continuare a migliorare gli standard di cura, promuovere tecnologie meno invasive, valorizzare il ruolo della famiglia e consolidare la rete di follow-up e ricerca. Obiettivo finale: garantire a ogni bambino nato troppo presto la migliore possibilità di crescita, sviluppo e futuro”.