Quando dietro a un nome c’è una donna con una storia da raccontare, all’insegna di valori e progetti. Conosciamo meglio Camilla Costanzo.
Dietro un cognome importante, Camilla Costanzo ha sempre cercato la normalità. Una vita discreta, costruita passo dopo passo, tra set cinematografici, pagine da scrivere e il desiderio di autenticità. Figlia di Maurizio Costanzo, colui che ha segnato la storia della televisione italiana, e di Flaminia Morandi, Camilla racconta con delicatezza cosa significhi crescere all’ombra di un padre ingombrante, diventare madre, trovare la propria voce e portare avanti un’eredità fatta non di fama, ma di valori.
A chi ancora non la conosce, come si descriverebbe Camilla Costanzo?
Sono una persona come tante, con una vita assolutamente normale. Proprio perché papà era molto esposto, noi figli abbiamo sempre cercato la riservatezza.
Come si diventa Camilla Costanzo?
Non sono nessuno e non penso di aver fatto nulla di particolarmente importante. Sono laureata in Lettere con indirizzo spettacolo e già quando studiavo ho lavorato come assistente alla regia in vari film. Questo mestiere si impara facendolo e la mia vera fortuna è stata avere la possibilità di lavorare con registi come Ettore Scola, Pupi Avati o Ricky Tognazzi che mi hanno insegnato tanto. Ma forse la vera occasione di crescita personale mi è stata data con la maternità. So che può sembrare strano, ma se non avessi avuto i figli, non sarei cresciuta come scrittrice. Non dico che questo deve valere per forza per tutti, ma per me è stato così.
Camilla Costanzo e il rapporto con papà Maurizio
Come ha costruito la sua identità professionale e personale, alla luce o all’ombra di un padre importante come Maurizio Costanzo?
Con grande fatica. Avere dei genitori ingombranti rende più difficoltoso costruire la propria identità. Non solo professionale, ma anche umana. Essere figlia di una persona importante porta con sé tanti pregiudizi e se, come è stato per me, si sceglie un mestiere in un ambiente simile, la strada è ancora più in salita. Non è colpa di nessuno, ognuno nella vita ha i suoi affanni con cui fare i conti. Papà ci ha sempre detto che noi avremmo dovuto lavorare di più degli altri e cercare di fare sempre meglio, perché a noi sarebbe stato perdonato meno. Lui aveva l’idea che se sei bravo prima o poi qualcuno se ne accorge, per questo consigli a parte, per noi fratelli non ha mai alzato il telefono né chiesto favori. Lui si era fatto da solo e così doveva essere per noi. Gliene siamo sempre stati grati, è stata un’importante lezione di vita.
Camilla Costanzo, la verità delle emozioni
Come è stato condividere un padre con una famiglia grande come tutta l’Italia?
Me ne sono resa conto quando è morto. Ho scoperto che c’erano molti orfani di papà oltre noi. Ci sono persone che mi hanno detto che una sua parola, un consiglio o una sua intuizione hanno cambiato il corso della loro vita. Da questo punto di vista è stato più utile agli altri che a noi. In quanto figli dovevamo trovare la nostra strada a prescindere da lui. Quando era in vita lo abbiamo sempre diviso con il suo lavoro, il suo più grande amore. La sua assenza per questo ci ha pesato di meno, perché sapevamo com’era fatto e anche perché, nonostante l’assenza, a modo suo c’è sempre stato.
Camilla Costanzo e l’importanza di una identità professionale
C’è un consiglio di suo padre che oggi interpreterebbe in maniera diversa, come donna e come professionista?
Lui diceva spesso che il lavoro non tradisce mai perché dipende solo da te. Quando ero più giovane non davo più di tanto peso a questa affermazione, ma crescendo ho capito cosa volesse dire: fare un lavoro che ti piace è come non lavorare mai e poi è la tua identità. I figli crescono, gli amici e gli amori passano o cambiano, ma la tua identità ti accompagnerà sempre, per questo è importante.
Camilla Costanzo e l’importanza di avere una voce
Da scrittrice e sceneggiatrice ha il potere e la responsabilità di dare voce a storie e personaggi. Che cosa significa oggi realmente “avere una voce”, specialmente per le donne?
Avere una voce quando si fa un mestiere creativo è importante perché la cifra del proprio lavoro, quello che lo rende unico e diverso dal lavoro di altri. Non credo che cambi essere uomo o donna, quello che conta è cercare sempre la verità, l’autenticità in quello che si scrive. A me piacciono le persone e mi piace raccontare storie partendo dai sentimenti. I sentimenti sono la cosa più umana che abbiamo e sono uguali a quelli di uomini vissuti secoli prima di noi. In questo sento di avere una responsabilità in più di chi magari si occupa di altro. L’esperienza ti rende più consapevole e quando scrivo condivido con altri quello che nel frattempo ho capito dell’umanità e della vita. Penso che la letteratura serva a questo, a farci sentire meno soli come esseri umani. Altri prima di noi hanno sofferto per gli stessi motivi per cui soffriamo noi.
Camilla Costanzo e l’Associazione Maurizio Costanzo
L’Associazione è nata per portare avanti la memoria di papà e vogliamo farlo attraverso le battaglie civili che gli erano care. Volevamo che il suo nome restasse non tanto per quello che ha fatto come giornalista, ma come uomo. Papà era una persona umile, non si sentiva arrivato nemmeno a 80 anni. E sapeva cosa era la sofferenza. Per questo per lui era così importante parlare di quella degli altri. Abbiamo istituito un premio teatrale nelle carceri, sapendo che lui ne sarebbe stato felice. Mentre ci lavoravo ho capito che per non disperdere le energie dovevamo concentraci solo su una cosa, per questo la nostra associazione è rivolta principalmente ai bisogni dei detenuti e anche degli agenti di polizia penitenziaria. Non ci si pensa mai, ma anche loro sono dei detenuti, in qualche modo. Lo scorso anno ha vinto il primo premio una compagnia che opera nel carcere di Monza. Vedere la felicità dei ragazzi è stata una delle soddisfazioni più grandi della mia vita. Dopo la rappresentazione al teatro Parioli, la compagnia ha portato lo spettacolo anche al teatro di Monza. Se anche un solo ragazzo, grazie al teatro, troverà una strada che lo porti lontano dal carcere, allora vuol dire che siamo sulla strada giusta.
Cosa c’è dietro l’angolo per Camilla Costanzo?
Non so cosa ci sia dietro l’angolo, ma so cosa vorrei che ci fosse: la serenità e la pace. La felicità è fatta di attimi e inseguirla a tutti i costi credo sia una perdita di tempo.