Sociale Società

Intervista esclusiva a Emanuela Baio

Dalla politica al sociale, la missione di una vita dedicata al bene comune e alla tutela delle donne e dei minori. Conosciamo meglio Emanuela Baio.

Un percorso professionale alquanto coerente quello di Emanuela Baio: la convinzione che il cambiamento sociale passi dalle persone, dal prendersi cura e dal restituire dignità. Dopo un lungo impegno nelle istituzioni, oggi continua la sua missione alla guida della Fondazione Asilo Mariuccia, dove ogni giorno donne e bambini trovano accoglienza, protezione e una nuova possibilità di vita. Un racconto di responsabilità, coraggio e visione

A chi ancora non la conosce, come si descriverebbe Emanuela Baio?
Una donna e una madre che ha dedicato tutta la sua vita al servizio del bene comune.

Come si diventa Emanuela Baio?
Ho avuto la fortuna, per tre legislature, di essere Senatrice e in questi quindici anni mi sono spesa sia per il miglioramento del servizio sanitario nazionale, con particolare attenzione alle malattie croniche non trasmissibili, sia per i diritti umani, con particolare attenzione ai diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
Da tre anni sono Presidente della Fondazione Asilo Mariuccia, grazie alla nomina ricevuta da Regione Lombardia, e cerco, anche in questo caso, di spendermi per mantenere un servizio socioeducativo di alta qualità, rivolto a mamme con bambini che hanno subito diverse forme di violenza e a minori non accompagnati o provenienti dal circuito penale.

Emanuela Baio, obiettivi e mission della sua presidenza della Fondazione
Obiettivo della Fondazione, sin dal 1902, è accogliere e accompagnare le nostre ospiti con i loro figli e i minori soli, affinché superino tutte le forme di violenza e di disagio che hanno vissuto. Allo stesso tempo, vogliamo offrire loro una formazione solida affinché, prima della dimissione, possano contare su un lavoro stabile, così da ritrovare libertà e autonomia.
In particolare, nel corso della mia Presidenza, insieme al Consiglio di amministrazione, stiamo portando avanti alcuni importanti progetti sia a Milano che a Porto Valtravaglia. La ristrutturazione del polo educativo di Porto Valtravaglia, in provincia di Varese, e il conseguente avviamento dei servizi rivolti a minori non accompagnati o provenienti dal circuito penale e ai NEET del territorio ci consentiranno di triplicare il numero di ragazzi che possiamo ospitare: passeremo da 30 a 90 ragazzi ogni giorno, di cui 50 residenziali.
Sono stati inoltre aperti a Milano il Centro Antiviolenza “Ersilia Bronzini” e due case rifugio a indirizzo segreto, e siamo stati accreditati come centro formativo sia per il personale educativo e socioassistenziale, sia per le nostre ospiti e i nostri ospiti.
Stiamo inoltre individuando, nell’area metropolitana milanese, spazi da destinare al centro formativo e ai laboratori di educazione al lavoro.

Emanuela Baio, che cosa fa oggi la Fondazione Asilo Mariuccia per le donne e le ragazze?
Da più di 120 anni, senza neanche un giorno di interruzione, la Fondazione Asilo Mariuccia accoglie e sostiene donne vittime di diverse forme di violenza fisica, psicologica o economica, madri con i loro figli minorenni in carico ai Servizi sociali e alle reti antiviolenza.
Nella città metropolitana, abbiamo al nostro attivo tre comunità educative mamma-bambino e diciannove appartamenti per la semi-autonomia. Dall’inizio dell’anno, oltre 160 tra donne e bambini sono accolti nelle nostre strutture della città metropolitana di Milano.
Le donne e i minori che ospitiamo hanno bisogno di tutela, di supporto educativo e psicologico, ma anche di un percorso formativo che consenta loro, prima della dimissione, di avere un lavoro.
Negli ultimi due anni la Fondazione ha inaugurato nuovi servizi a sostegno di donne e madri vittime di diverse forme di violenza fisica, psicologica o economica, come il Centro Antiviolenza “Ersilia Bronzini”, collegato alla rete del 1522, con un’apertura a Milano cinque giorni su cinque, e due case rifugio a indirizzo segreto che garantiscono un’accoglienza h24, 365 giorni l’anno.
Nel 2025 abbiamo inaugurato cinque appartamenti in housing sociale con il Comune di Corbetta. Sono oltre 6.500 le donne e i minori che la Fondazione ha sostenuto e accompagnato verso una vita autonoma e libera.

A quale progetto della Fondazione è più legata?
A tutti, perché abbiamo lavorato in profonda sinergia con il Consiglio di amministrazione e tutto il personale per accrescere, migliorare e soprattutto avere uno sguardo rivolto al futuro.
La Fondazione ha sempre svolto un ottimo servizio educativo, di alta qualità, per le donne e i minori. Abbiamo però riscontrato la criticità di una mancanza di “vision”, perché l’evoluzione della società e la trasformazione dei bisogni esigono la capacità di rispondere, e possibilmente anche anticipare, l’insorgere dei nuovi disagi.
I lavori di ristrutturazione di Porto Valtravaglia rispondono alla volontà di saper individuare questi nuovi bisogni educativi.
Il progetto che ci sta coinvolgendo maggiormente, sia per l’impegno economico sia per l’impatto che genererà, è quello di Porto Valtravaglia, che abbiamo chiamato “Un porto nuovo”, ma presto seguiremo la stessa logica anche per le nostre realtà dell’area metropolitana.

Cosa c’è dietro l’angolo per Emanuela Baio?
Ho 69 anni, ho la fortuna di aver vissuto una vita intensa, ricca di esperienze anche molto significative. Spero di vivere a lungo e in salute, ma non sta a me guardare dietro l’angolo, perché preferisco percorrere una strada lineare e armoniosa. I sogni nel cassetto sono personali e ritengo inopportuno rivelarli.

 

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