Società sport femminile

Intervista esclusiva a Luisa Rizzitelli

Diritti, sport e femminismo: il percorso di una voce che non smette di lottare. Conosciamo meglio Luisa Rizzitelli

Luisa Rizzitelli è travolgente, non solo in quello che fa ma anche in come lo racconta. Da esperta di comunicazione, relazioni istituzionali e politiche di genere, mette da sempre le sue competenze al servizio dei diritti delle donne. Ideatrice di progetti che mirano a combattere stereotipi, sessismo, discriminazioni e molestie nei contesti aziendali. È ufficio stampa della Associazione Differenza Donna e, tra i vari riconoscimenti ricevuti, nel 2020, è stata inserita da Forbes Italia tra le donne di successo.

Luisa Rizzitelli, a chi ancora non ti conosce, come ti descriveresti?
Mi descriverei come una persona appassionata di diritti delle donne e di diritti umani in generale, una passione che — per fortuna, e non solo per fortuna — è diventata il mio lavoro. Oggi sono responsabile dell’Ufficio stampa della più grande organizzazione antiviolenza d’Italia, Differenza Donna. Mi occupo anche di formazione su stereotipi, sessismo e prevenzione della violenza. E poi, nel volontariato, porto avanti le mie passioni con l’Associazione Nazionale Atlete e con One Billion Rising, movimento internazionale contro la violenza sulle donne (di cui è coordinatrice – ndr). Sono i due ambiti che occupano un altro pezzo importante della mia vita.

Come si diventa Luisa Rizzitelli?
Secondo me con tanta umiltà, imparando da tutti e da tutte. Ho imparato tantissimo guardando mia madre, che è stata il mio modello, e poi le donne che ho incontrato lungo il percorso: mi hanno insegnato la bellezza della parola “femminismo”, non in modo antagonista verso gli uomini, e la bellezza della parola “giustizia”. Mi ha sempre guidato il piacere di avere soddisfazioni insieme alle persone. Io detesto proprio gli ammalati di egocentrismo: l’ego è una minaccia per la nostra salute mentale. Io invece adoro l’idea di raggiungere traguardi insieme: se un giorno i fari sono su di te invece che su di me, non sono meno felice. Anzi, quando sono io al centro dell’attenzione spesso mi imbarazzo. Questo mi ha sempre guidato: imparare da tutti. A volte mi chiedono “Ma sei avvocata?”. No, non sono nemmeno laureata. Però quando parlo con un’avvocata prendo appunti, copio, ripeto. Lo stesso quando ascolto grandi attiviste o persone con esperienze migliori delle mie. E poi il piacere di fare le cose insieme dà sempre una gioia in più. Me lo tengo stretto: credo sia una delle cose più importanti.

Luisa Rizzitelli, nel tuo percorso per la parità di genere c’è stato un episodio che ti ha fatto dire: “Ecco, questa è la mia strada”?
Trovare un solo episodio è difficile, ma uno in particolare mi ha segnato. Ero una giovanissima dirigente sportiva quando una persona della nostra associazione mise in discussione la mia integrità e i miei valori etici semplicemente per il mio orientamento sessuale. Avvisò il mio presidente del fatto che ero omosessuale, come se fosse un pericolo. La rabbia che provai fu tanta, ma fui capace di difendermi. E capii che una delle cose che avrei voluto fare era combattere per il rispetto che dobbiamo avere l’un* per l’altr* in qualsiasi ambito. Avevo 27-28 anni: fu uno shock forte. All’umiliazione decisi di rispondere con coraggio. Mi dissi: ci sono tante persone che non riescono a reagire; mi piacerebbe fare qualcosa per loro. Quello è stato un episodio che mi ha davvero dato una spinta.

Luisa Rizzitelli e lo sport femminile
Come Presidente dell’Associazione Nazionale Atlete, racconti spesso che lo sport femminile sta vivendo un momento di crescita. Dal punto di vista del linguaggio e della narrazione, stiamo ancora imparando a raccontare il successo delle donne nello sport? Ci stiamo perdendo qualche occasione?
No, non credo che ci stiamo perdendo delle occasioni. Il miglioramento c’è. Quando è nata Assist, 25 anni fa, c’erano temi che non venivano proprio capiti: la cultura era un disastro e abbiamo dovuto lavorare tantissimo per cambiare le cose. Oggi stanno cambiando, anche se è un lavoro difficile e soggetto a possibili passi indietro. Il linguaggio, l’uso delle immagini, le storie delle atlete e dei loro successi: tutto sta vivendo un bellissimo cambio di passo. Siamo dentro un cambiamento culturale vero. Credo che arriveremo a un risultato straordinario. Stiamo camminando nella direzione giusta.

Luisa Rizzitelli, ci sono temi che ancora non stiamo mettendo a fuoco ma che, secondo te, diventeranno cruciali per le donne nei prossimi anni?
Sì, c’è un punto fondamentale: tutti quei comportamenti e quelle abitudini culturali sottili, poco percepibili, che sono sessisti o prevaricanti senza sembrare tali. Capire questi atteggiamenti striscianti è essenziale. Il sessismo inconsapevole, le microaggressioni, gli atteggiamenti svalorizzanti verso il talento femminile: spesso vengono negati con un grande classico, “Ma ormai avete tutto, ormai potete tutto”. Ecco, è una bugia. Le discriminazioni oggi non sono sempre evidenti, ma sono nelle piccole cose, ancora molto presenti. Altrimenti è un attimo scivolare nella narrazione “Dipende solo dalle donne se vogliono diventare qualcosa”. Non è così. Un esempio: nello sport italiano le donne spariscono dai ruoli apicali, sia politici che tecnici. Non abbiamo allenatrici, presidenti di società sportive, direttrici sportive: pochissime. E quando ne parli c’è sempre qualcuno che ti dice “Eh, ma le donne non vogliono”. Non è vero. Bisogna studiare i motivi per cui non ci sono, e capire quegli ostacoli sottili e persistenti che ancora impediscono una reale parità.

Cosa c’è dietro l’angolo per Luisa Rizzitelli?
Ho un piccolo sogno: rendere le aziende — che finora sono sempre state un po’ defilate — protagoniste del cambiamento culturale sulla parità di genere. Non parlo di pinkwashing o operazioni d’immagine, ma di un coinvolgimento vero. Quando faccio formazione nelle aziende, o come succederà a marzo con un grande evento di Assist, sogno che si affianchino realtà lavorative che capiscono quanto è prezioso il ruolo che possono avere. Alla fine nel mondo del lavoro passiamo la maggior parte della nostra vita: siamo lì. Se le aziende crederanno davvero di poter essere protagoniste, io sarò felicissima di essere testimone di questo cambiamento.

 

 

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