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Violenza contro le donne: i reati online

Organizzato dall’Ufficio del Parlamento Europeo e dall’Associazione Stop-Cyberviolenze l’evento con il focus sui reati online

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, l’Ufficio del Parlamento Europeo a Milano e l’Associazione Stop-Cyberviolenze hanno organizzato un evento con un focus sui reati online contro le donne. L’evento si è rivolto principalmente a studenti degli istituti di secondo grado del territorio lombardo ma le informazioni sono valide per tutti i giovani d’Italia.

I reati online contro le donne
Quando parliamo di reati online contro le donne parliamo di sexting, revenge porn, stalking digitale, deepfake AI. Tutti fanno capo alla violenza digitale, o cyberviolenza, ovvero tutte quelle forme di violenza rese possibili dalle tecnologie digitali come le piattaforme social, le App di messaggistica, i forum online e gli ambienti di gioco virtuali. Un fenomeno che colpisce soprattutto donne e ragazze e per questo la violenza digitale può essere considerata una declinazione della violenza di genere in quanto questo tipo di violenza può iniziare online e proseguire offline (o viceversa).

Cyberstalking
Lo stalking digitale è chiaramente la versione online del reato di stalking: si attua attraverso i mezzi di comunicazione online come le e-mail, i social network, le App di messaggistica. Si tratta di un comportamento molesto ripetuto nei confronti della stessa persona che viene minacciata, spiata, perseguitata. Questi comportamenti ossessivi (usati anche per stabilire contattati con la vittima) provocano nella donna angoscia e insicurezza fino alla paura.

I reati online sexting e revenge porn
Il termine composto da sex e texting (sesso e messaggiare) indica uno scambio di messaggi (audio, immagini o video attraverso smartphone o chat di social network) a sfondo sessuale, come le foto del corpo nudo o seminudo. Questo fenomeno, molto diffuso negli ultimi anni tra i minori, è una condotta deviante e quando coinvolge un minore è un reato. Il Revenge porn, la pornovendetta, ovvero la pornografia non consensuale, consiste nella diffusione di materiale a esplicito contenuto sessuale (foto, video) senza il consenso della persona coinvolta per umiliarla e screditarne l’immagine pubblica. Spesso tale reato viene commesso dall’ex partner della vittima.

L’evento sui reati online contro le donne
L’incontro è stato introdotto e moderato dalla presidente dell’Associazione Stop-Cyberviolenze Federica Zanella, già parlamentare e presidente del Corecom Lombardia, che da molti anni si occupa di queste tematiche, e da Maurizio Molinari, Capo dell’Ufficio del Parlamento europeo a Milano. Presenti, tra gli altri, Massimiliano Capitanio, commissario AGCOM, Rocco Nardulli, vicedirettore della Polizia Postale di Milano, Martina Colasante di Google, Claudia Trivilino di Meta (Facebook).

AI Deepfake aggiunto al Codice Rosso
Proprio grazie all’emendamento al Codice Rosso (Legge 69/2019, che prevede una procedura penale rapida e l’inasprimento delle pene nei reati di violenza domestica e di genere, come stalking e violenza sessuale) proposto da Federica Zanella sono stati introdotti nel nostro ordinamento i reati di Sexting e Revenge porn. Oltre a questi, da ottobre scorso è in vigore il nuovo reato introdotto nel codice penale di “Illecita diffusione di contenuti generati o alterati con sistemi di intelligenza artificiale”. Foto, video e audio creati grazie a software di intelligenza artificiale nel caso specifico facenti riferimento a contenuti sessuali.

Stop Cyberviolenze
Gli AI deepfake “possono essere ulteriori armi invisibili e devastanti nelle mani di haters senza scrupoli, pronti a colpire personaggi famosi ma anche di ragazzi” ha spiegato Zanella. “Con l’associazione Stop Cyberviolenze continuiamo a promuovere, soprattutto tra i giovani, consapevolezza, prevenzione ma anche strumenti tecnologici per tutelare davvero ragazze e donne da queste forme di violenza digitale. Consci del fatto che, in ogni ambito, offline o online, la risposta più forte resta la sensibilizzazione e l’educazione, anche digitale, fondamentali per scardinare quella cultura tossica che continua a rappresentare la donna come un oggetto, qualcosa da usare, giudicare o controllare. E una nuova cultura può e deve partire proprio da questi ragazzi”.

La violenza contro le donne nei reati online
“La violenza contro le donne in tutte le sue forme sia online che offline” ha sottolineato Maurizio Molinari “rappresenta una violazione dei diritti fondamentali che l’Unione Europea ha il dovere di prevenire e contrastare, nonché una delle sfide più urgenti per la nostra società. Oggi, una parte crescente di questa violenza si consuma nello spazio digitale: le dinamiche del sexting non consensuale, del revenge porn e dello stalking digitale ci ricordano quanto l’ambiente virtuale sia diventato parte integrante della vita reale, e quanto profonde possano essere le ferite inflitte attraverso abusi che avvengono da dietro uno schermo”.

L’Unione Europea contro i reati online e la violenza contro le donne
“L’Unione Europea sta intervenendo con determinazione” spiega Molinari: “la Direttiva 2024/1385 introduce per la prima volta un quadro giuridico comune per prevenire e contrastare la violenza contro le donne e la violenza domestica. Parallelamente, il Digital Service Act impone nuove responsabilità alle piattaforme digitali, affinché adottino misure più efficaci di prevenzione, rimozione e tracciabilità dei contenuti illegali che ledono la dignità delle persone. Ma le norme non bastano: è nelle scuole, tra i giovani, che possiamo costruire una cultura del rispetto e della tutela della dignità online. È fondamentale parlare di questi temi, spiegarne i rischi, comprenderne le dinamiche, costruire competenze digitali e relazionali che aiutino ragazze e ragazzi a muoversi in rete in modo responsabile e sicuro”.

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