Dedicata ai cappelli la nuova Agenda della giardiniera, un’agenda annuale al femminile presentata nella Serra Moresca di Villa Torlonia a Roma
Durante un incontro culturale sui temi della botanica e dell’artigianato italiano è stata presentata la prima edizione dell’“Agenda della giardiniera”, un volume che racconterà ogni anno una storia al femminile differente del mondo del giardinaggio, sul solco di tradizioni e culture antiche.
Agenda della giardiniera 2026 – i Cappelli
L’autrice dell’agenda, Nicoletta Campanella, per il 2026 ha proposto quale fil rouge il cappello, che fin dalle sue origini incarna una duplice anima: quella del giardiniere che si protegge dal sole cocente o dal freddo mentre si occupa di siepi e fiori, e quella della dama elegante che passeggia tra le aiuole del suo giardino. In questo senso il cappello è visto come oggetto democratico, capace di unire classi sociali ed epoche diverse.

L’incontro nella Serra Moresca
L’Agenda della giardiniera è stata presentata in un incontro all’interno di Villa Torlonia a Roma, dove Angelita Benelli, presidente dell’Associazione Museo civico della paglia e dell’intreccio “Domenico Michelacci” di Signa, ha ripercorso la storia del cappello di paglia italiano. Il suo intervento ha messo in luce l’arte secolare della produzione di cappelli di paglia nel territorio toscano di Signa, che ha il marchio Made in Italy ed è apprezzata anche all’estero.
Da un’intuizione geniale a un’impresa internazionale
Il caso di Signa è emblematico: il museo di Signa è dedicato a Domenico di Sebastiano Michelacci proprio perché fu lui, un contadino del luogo, che nel 1718 ebbe l’intuizione rivoluzionaria di coltivare il grano, non per fini alimentari ma per fini tessili. Decise così di raccogliere il grano prima della maturazione, quando le spighe sono ancora morbide, chiare ed elastiche, non ancora essiccate dal sole. Da quella paglia, Michelacci creò a mano le prime trecce e fabbricò i primi cappelli di paglia, dando vita a quella che sarebbe diventata un’industria fiorente e un’icona di stile.
La storia delle trecciaiole
Il Museo di Signa, inaugurato nel 1997, racconta la storia delle trecciaiole, le donne che trasformarono un’umile fibra vegetale in opere d’arte attraverso la loro dedizione e pazienza. Da qui, l’idea di Nicoletta Campanelli di creare un’agenda al femminile in cui sono raccontate le storie delle coraggiose e audaci donne giardiniere del nostro Paese. Storie che l’autrice ha voluto collegare a un invito per il 2026: passare dall’anno che va all’anno che viene con la delicatezza e leggerezza di un filo di grano e di un cappello che svolazza nel vento. Un invito anche alla cura del proprio tempo come del proprio giardino.
Il ruolo del lavoro nell’emancipazione femminile
A creare il famoso Cappello di Paglia di Firenze, primo capo d’abbigliamento made in Italy, indossato da regine e principesse e non solo, in tutto il mondo, sempre in auge dal Settecento e ancora oggi prodotto ed esportato, furano le artigiane della paglia, le trecciaiole della Piana Fiorentina. Il loro lavoro ha rappresentato il primo passo per l’emancipazione femminile, così come è stato per le tabacchine e per le mondine i cui cappelli ne raccontano la storia.
Un anno di giardinaggio
365 giorni tra le trame leggere di botanica, storia, curiosità, costume e l’ornamento di 24 rose. L’Agenda della Giardiniera 2026 accompagnerà le donne che amano la natura e il giardinaggio. Si presenta contemporaneamente come volume da leggere e diario da scrivere. Seguendo il tema dell’anno: il cappello della giardiniera in tutte le sue espressioni: dal cappellaccio da lavoro al basco di feltro quando fa freddo, dalla cloche alla romantica paglietta con i fiori. Un’escursione nel mondo del cappello accompagnato da aneddoti e dettagli di stile, biografie su giardiniere del passato e storie di antichi mestieri femminili. Ma anche una ricca galleria fotografica con i ritratti delle signore del giardinaggio italiano, di ieri e di oggi, con i cappellini, ora da giardino, ora da ricevimento.
Nell’immagine di copertina: Beatrice Barni e Nicoletta Campanella