L’impatto della riduzione del beneficio fiscale sulle imprese del Mezzogiorno; il commento delle imprenditrici sul credito d’imposta ZES
Antonella Giachetti, presidente nazionale dell’Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti d’Azienda (AIDDA) commenta le modifiche al credito d’imposta ZES (Zona economica speciale) insieme alle presidenti della Delegazione Sicilia Iole Pavone, della Delegazione Sardegna Lucina Cellino, della Delegazione Campania Carla Librera e della Delegazione Puglia Carolina Lusi.
Il credito d’imposta ZES
Il Credito d’Imposta ZES (https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/credito-d-imposta-per-investimenti-nella-zes-unica-2025/che-cos-) ha l’obiettivo di sostenere gli investimenti finalizzati alla crescita e al consolidamento economico delle aree del Sud Italia. È destinato alle aziende del Mezzogiorno di qualsiasi dimensione e copre fino al 60,38% (quello attuale, in precedenza era il 100%) degli investimenti di minimo 200.000 euro effettuati dal 1° gennaio 2025 al 15 novembre 2025 nel limite massimo, per ciascun progetto di investimento, di 100 milioni di euro. Con la legge di bilancio 2026 il credito d’imposta reso “instabile”, nel senso che è stata delegata all’agenza delle entrate la decisione sulla percentuale da applicare, decisione che dovrà essere presa anno per anno.
I piani delle imprese a rischio
“L’impossibilità di programmare in modo certo gli investimenti mette a rischio i singoli progetti elaborati dalle imprese, ma soprattutto può pregiudicare l’intera efficacia del Piano strategico della Zona economica speciale unica”. Questa la preoccupazione delle imprenditrici del Sud portata alla luce dalle rappresentanti dell’AIDDA che commentano l’impossibilità – a seguito della norma contenuta nella manovra – di determinare la percentuale effettivamente fruibile del credito d’imposta Zes Unica, lo strumento previsto dalla manovra finanziaria per sostenere gli investimenti nelle Zone economiche speciali del Mezzogiorno.
Lo sviluppo del Mezzogiorno
“Il credito d’imposta Zes Unica nasce all’interno di una visione ampia di sviluppo, delineata in un piano strategico nazionale che attribuisce al Mezzogiorno un ruolo centrale nelle catene globali del valore e nella competitività del Paese e dell’intera Unione europea” sottolinea la presidente Giachetti. “Parliamo quindi di una misura che non produce benefici solo sui territori interessati ma contribuisce a rafforzare la competitività dell’Italia nel suo complesso e, di riflesso, quella europea”.

Disparità nel mondo imprenditoriale
“È vero che la norma prevede un limite massimo di spesa per lo Stato e che il meccanismo di riparto era noto” osserva Giachetti, “ma la definizione della percentuale effettivamente spettante ha messo in difficoltà una grande parte delle imprese che avevano costruito piani di sviluppo confidando in un livello di agevolazione più elevato. Oggi solo le aziende più solide dal punto di vista patrimoniale riescono a reggere l’impatto della riduzione del beneficio fiscale mentre molte altre rischiano di non riuscire a portare a termine investimenti già programmati, con effetti sull’occupazione, sulla filiera produttiva e sulla crescita dei territori”.
La richiesta delle imprenditrici al Governo
“Per questo chiediamo che venga attivata pienamente la possibilità già prevista dalla normativa, ovvero l’utilizzo delle risorse dei programmi della politica di coesione europea, attraverso il coinvolgimento del Ministero del Made in Italy e delle Regioni della Zes del Mezzogiorno, per integrare e compensare la riduzione della percentuale del credito d’imposta” concludono Giachetti e le presidenti delle Delegazioni AIDDA del Mezzogiorno. “Allo stesso tempo raccomandiamo che, per il futuro, strumenti strategici di questa portata prevedano non solo un tetto massimo di spesa per lo Stato, ma anche una soglia minima garantita di agevolazione: solo così le imprese possono programmare con responsabilità, sapendo su quale base certa costruire i propri investimenti”.