Ambiente Imprenditoria

Intervista esclusiva a Elisabetta Perrotta

Responsabilità e visione: la storia di Elisabetta Perrotta, Direttrice di Assoambiente, tra scienza e servizio pubblico

Dalle prime passioni per la natura ai complessi meccanismi dell’economia circolare, quella di Elisabetta Perrotta è una carriera costruita su valori importanti come competenza tecnica e sensibilità per il bene comune. In questa intervista, la Direttrice di Assoambiente ripercorre le tappe di un impegno che oggi dà voce a un settore spesso frainteso, ma decisivo per la transizione ecologica. Una guida al cambiamento per un settore – quello dei rifiuti – che sta attraversando una cruciale trasformazione culturale.

Elisabetta Perrotta, a chi ancora non la conosce, come si descriverebbe?
Mi verrebbe da dire che iniziamo subito con una domanda complessa. Mi definirei una professionista cresciuta nel settore attraverso l’esperienza diretta e un percorso scientifico che continua a orientare il mio modo di lavorare. Ho un approccio analitico e una forte responsabilità verso il servizio pubblico che il nostro comparto eroga, perché il mondo dei rifiuti resta un’infrastruttura essenziale per il Paese.

Elisabetta Perrotta, qual è stato il suo percorso personale e professionale?
Mi sono laureata in Scienze Biologiche molti anni fa, con il sogno di seguire le orme di Biruté Galdikas. Poi un master europeo in igiene industriale ha aperto altre prospettive e, attraverso un incrocio di occasioni personali e professionali, sono entrata nel mondo dei rifiuti: prima in azienda, poi è arrivata l’esperienza associativa. È stato un percorso non programmato, ma estremamente formativo, che mi ha permesso di coniugare metodo scientifico, conoscenza tecnica e un dialogo costante con istituzioni, imprese e territori.

Elisabetta Perrotta e il suo interesse verso la sostenibilità e l’ambiente
L’interesse è sempre stato presente. Pur vivendo a Milano, ho avuto la fortuna di crescere vicino a parchi urbani che sono stati per anni il mio rifugio, anche quando l’allergia non mi dava tregua. L’ambiente ha sempre rappresentato un orizzonte naturale della mia curiosità e, più tardi, della mia professione.

Elisabetta Perrotta, quali sono gli obiettivi e i valori che guidano la sua direzione di Assoambiente
Sono arrivata alla direzione dopo aver lavorato per anni come funzionario. In quel periodo ho incontrato persone che, senza volerlo, mi hanno insegnato molto: competenze tecniche e regolatorie, ma soprattutto un’etica del lavoro che considero un patrimonio prezioso. Il mio impegno oggi resta lo stesso: dedizione e responsabilità. Rappresento imprenditori che affrontano quotidianamente difficoltà reali per garantire un servizio essenziale. E, insieme ai miei colleghi, lavoro per rafforzare un senso di appartenenza in un settore estremamente eterogeneo. L’ obiettivo principale, come Assoambiente, è riuscire a far superare il pregiudizio che ancora grava sulla gestione dei rifiuti e riconoscere che senza un’industria matura e ben regolata non potremo parlare davvero di economia circolare.

Elisabetta Perrotta, cosa significa responsabilità ambientale e come si applica nella vita quotidiana, per cittadini e imprese?
Responsabilità ambientale significa valutare l’impatto delle proprie scelte lungo l’intero ciclo di vita dei prodotti e dei materiali. Per i cittadini si traduce nella capacità di ridurre sprechi, orientarsi verso beni più durevoli e utilizzare correttamente i servizi di raccolta, perché la qualità delle frazioni conferite è il primo anello di un sistema efficiente. Per le imprese vuol dire progettare prodotti e processi capaci di generare meno scarti e più materia recuperabile, ma anche sostenere una filiera del trattamento moderna, trasparente e ben regolata. In questo senso rientra il principio europeo della responsabilità estesa del produttore, che lega scelte progettuali e gestione a fine vita. Dal punto di vista di Assoambiente, responsabilità ambientale significa soprattutto lavorare affinché il Paese disponga di infrastrutture adeguate, capaci di trasformare i rifiuti in nuove risorse e ridurre la dipendenza dalle materie prime vergini. È un obiettivo industriale e culturale insieme: costruire un sistema che chiude i cicli, garantisce sicurezza ambientale e riconosce alla gestione dei rifiuti il ruolo strategico che effettivamente svolge nella transizione circolare.

Elisabetta Perrotta, qual è lo stato di salute ambientale in cui viviamo?
Gli indicatori più utili sono quelli che descrivono in modo misurabile come utilizziamo le risorse e quanto siamo in grado di rigenerarle. In Italia, il database ISPRA rappresenta uno strumento fondamentale: documenta ogni anno la produzione dei rifiuti, le performance di riciclo, la qualità delle raccolte e il fabbisogno impiantistico. Secondo l’ultimo Rapporto Rifiuti Urbani, la raccolta differenziata nazionale ha raggiunto il 66,6%, mentre il tasso di utilizzo circolare dei materiali ha toccato il 20,8%, massimo storico del nostro Paese. A livello europeo, il tasso di circolarità 2024 si attesta invece al 12,2%, evidenziando una dinamica di crescita molto lenta e una forte dipendenza dalle materie prime vergini. C’è ancora molto da fare per rendere più circolare la nostra economia. L’Europa continua a perdere valore lungo il ciclo dei materiali e fatica a trasformare gli scarti in nuove risorse. È la conferma che la strada verso un modello pienamente circolare richiede investimenti, infrastrutture adeguate e una domanda stabile di materie prime seconde: senza questi elementi, la transizione rischia di rimanere incompiuta.

A che punto siamo in Italia con la consapevolezza dell’importanza dello smaltimento dei rifiuti?
La consapevolezza è cresciuta, ma resta evidente un divario tra ciò che i cittadini percepiscono e ciò che realmente serve ai territori per sostenere una transizione circolare credibile. I dati ISPRA mostrano una buona maturità sul fronte della raccolta differenziata, ma la comprensione del ruolo degli impianti è ancora limitata: si tende a considerare il conferimento come l’atto conclusivo del ciclo, mentre è l’infrastruttura industriale a determinare se quel materiale diventerà davvero una nuova risorsa. Questa asimmetria culturale incide sulle scelte pianificatorie, rallenta l’adeguamento impiantistico e riduce la capacità dell’Italia di allinearsi agli obiettivi europei. In un contesto in cui l’80% dell’economia è ancora lineare, colmare questo gap di conoscenza è una condizione necessaria per trasformare i progressi quantitativi in risultati strutturali.

Elisabetta Perrotta, quali sfide imminenti ci aspettano per un mondo più Green?
Le sfide principali riguardano la capacità di ridurre in modo significativo l’uso di materie prime vergini, in coerenza con i target europei, e di rafforzare un sistema impiantistico che consenta al Paese di essere autonomo, resiliente e ambientalmente sicuro. A questo si aggiunge l’esigenza di promuovere prodotti più durevoli, riparabili e riciclabili, seguendo i principi dell’eco-design e le evidenze consolidate della letteratura LCA, che mostrano come la sostenibilità reale si giochi soprattutto nella fase di progettazione. Per affrontare queste sfide servono politiche industriali stabili, una domanda prevedibile di materiali riciclati e strumenti regolatori chiari, che permettano alle imprese di investire con visione di lungo periodo.

Cosa c’è dietro l’angolo per Elisabetta Perrotta?
Se solo lo sapessi. Mi auguro di continuare ancora a lungo a godere della compagnia e del supporto dei miei familiari. Il resto verrà.

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