Lavoro Mestieri e professioni

Intervista esclusiva a Margherita Romanelli

Costruire ponti e dare voce alle Donne in Vaticano. La leadership femminile secondo la visione di Margherita Romanelli.

 

Le piace lavorare in rete e creare ponti tra le persone, permettendo a ciascuno di mettere a frutto le proprie potenzialità. Così si descrive Margherita Romanelli, Presidente di D.VA, Associazione Donne in Vaticano, da poco insignita del riconoscimento “Rome Woman Ambassador 2025”, istituito dal Centro Europeo di Studi Culturali in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. D.VA è una realtà che ha l’obiettivo di favorire una rete di conoscenza, amicizia e solidarietà tra le socie, promuovendo la crescita umana e professionale e dando maggiore visibilità alle donne in Vaticano, nella Chiesa e nella società, soprattutto a quelle in difficoltà. Conosciamo meglio la presidente Margherita Romanelli

Margherita Romanelli, alle persone che non la conoscono come si descriverebbe?
Sono nata a Roma, una città cosmopolita dove, fin da bambina, mi ha sempre incuriosito la presenza di persone di diverse culture, religioni ed etnie. Mi riconosco una donna fortunata per tutte le relazioni intessute nella mia vita con persone di tutto il mondo, aperta al lavoro di squadra, solidale, mi piace viaggiare e scoprire nuovi mondi, capace di ascolto prima di prendere una decisione, ma anche determinata.

Margherita Romanelli, qual è stato il suo percorso professionale e personale che l’ha resa la donna che è oggi?
Appena diplomata, il mio primo lavoro è stato per dodici anni presso la reception di un hotel vicino San Pietro, a Roma, che mi ha permesso di sperimentare – attraverso gli ospiti che giungevano – le differenze, e la curiosità di bambina è cresciuta fino a desiderare di iscrivermi alla Facoltà di Sociologia dell’Università “La Sapienza” di Roma. Il sacrificio di conciliare lo studio con il lavoro, ma anche la grande passione per le discipline empiriche come l’antropologia, l’etnologia, la sociologia e la psicologia hanno modellato la donna che sono oggi: convinta che ogni persona è speciale e unica, e con il suo valore può trasformare sé stessa e l’intera collettività. Continuando poi presso la Curia romana, nel Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, diventato con Papa Francesco Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, ho svolto diversi incarichi per 31 anni: come amministratrice, responsabile area eventi, pastorale della strada, del turismo in un ambiente internazionale ricco di stimoli e incontri.

Margherita Romanelli, quando nasce l’Associazione Donne in Vaticano?
L’Associazione D.VA nasce ufficialmente il 1° settembre 2016 (il prossimo anno festeggeremo 10 anni), ma già da tempo prima alcune donne dipendenti vaticane si riunivano con il desiderio di creare una realtà associativa per i bisogni concreti delle colleghe provenienti da altri Paesi del mondo, e anche per essere solidali con i disagi in campo lavorativo. Ad un certo punto ci si è resi conto che valeva la pena creare un’associazione dentro il Vaticano, riconosciuta ufficialmente. L’obiettivo principale era ed è di dare sostegno e visibilità a donne spesso chiamate a lavorare in un ambiente principalmente maschile, offrendo loro spazi di formazione e solidarietà, ma anche di conoscenza degli stessi luoghi lavorativi. Siamo anche in connessione e membri di altre associazioni sul territorio nazionale e internazionale come “Unione mondiale delle organizzazioni delle donne cattoliche” – WUCVO, il Centro Italiano Femminile – CIF, la rete “Donne in dialogo”, l’Associazione romana “TraLeDonne” e “Forza e bellezza”, ecc.

Margherita Romanelli, quante donne lavorano attualmente in Vaticano e quali sono i settori più rappresentati?
A fine 2024, da una ricerca condotta da una nostra socia giornalista, Gudrun Sailer, erano 1.318 le donne che lavoravano in Vaticano, pari al 24% del personale totale di 5.496 dipendenti. Il numero di dipendenti donne e la loro percentuale sul personale totale è in continuo aumento. Proprio Papa Francesco ha scelto volutamente delle donne anche in posizioni dirigenziali sia nello Stato della Città del Vaticano che nella Curia Romana. Per citarne alcune, Barbara Jatta è stata nominata direttrice dei Musei Vaticani, Suor Raffaella Petrini Presidente del Governatorato dello Stato; nella Curia Romana, Suor Simona Brambilla è la prima donna Prefetto di un Dicastero per la Vita Consacrata – i Prefetti sono il livello immediatamente inferiore al Papa nella gerarchia della Santa Sede. Con Papa Leone ci aspettiamo che questa tendenza continui!

Margherita Romanelli, 1n che modo la presenza femminile in Vaticano può fare la differenza?
Innanzitutto, il popolo di Dio è formato di uomini e donne e quindi è giusto che le donne siano rappresentate. Un ambiente misto di donne e uomini, chierici e laici, crea senz’altro un luogo di lavoro più sano, dove la diversificazione è una ricchezza e la complementarità è essenziale.

Quali passi avanti concreti ha visto negli ultimi anni la presenza femminile in Vaticano?
Sotto il pontificato di Francesco, molte donne sono state nominate a ruoli di responsabilità, alcune a funzioni apicali, come detto in precedenza. La maggiore visibilità e il buon operato delle donne contribuiscono a cambiare progressivamente la stessa mentalità. In Vaticano non c’è disparità salariale tra uomini e donne: uguale retribuzione per uguale lavoro.

Margherita Romanelli, quali ostacoli rimangono ancora per valorizzare il ruolo delle donne in questo ambito?
I cambiamenti culturali sono generalmente dei processi lenti. Pensiamo, ad esempio, al Concilio vaticano II che ha cambiato radicalmente la concezione della Chiesa Cattolica: da una struttura verticistica piramidale, con sopra il clero e in basso il popolo di Dio, a una Chiesa comunione, circolare, dove ogni battezzato è chiamato a diventare santo con le proprie responsabilità, indipendentemente dalla vocazione. Eppure, se si chiede alla gente comune chi è la Chiesa, la risposta spesso è: i preti e il Papa! Dunque, anche se molto è stato fatto, non si può negare che rimane ancora strada da fare, ma è un cammino di tutti i battezzati credenti per abbattere pregiudizi e luoghi comuni, come del resto anche in molti ambiti della società laica. Nelle Università Pontificie sono aumentate le donne che fanno studi di teologia, studi biblici, materie ecclesiastiche, ma sono ancora poche negli Uffici della Curia che si occupano di queste tematiche, che tendono ad affidarle ai sacerdoti.

Presidente Romanelli, in che modo l’associazione dialoga con gli uffici vaticani?
Da Papa San Giovanni Paolo II in Vaticano esiste un’altra Associazione di dipendenti laici (ADLV) che è l’organismo di rappresentanza dei dipendenti e pensionati laici. Tutte le socie di D.VA sono dipendenti e/o pensionate della Santa Sede; ci auguriamo di favorire comunque sempre il dialogo necessario con i vari uffici competenti dello Stato della Città del Vaticano.

Cosa c’è dietro l’angolo per Margherita Maria Romanelli?
Sono appena andata in pensione dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale il 1° ottobre 2025, dopo 31 anni e 43 di attività lavorativa, ma la vita è bella da vivere ogni giorno, così come sono, con le mie fragilità ma anche unicità. Insieme possiamo dare un valore aggiunto di solidarietà, pace e gioia alla nostra collettività.

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