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Conciliare tempi di vita e di lavoro

Un welfare 5.0 per conciliare tempi di vita e di lavoro è la proposta della presidente Sezione Accessoristi Confindustria Fermo

Conciliare tempi di vita e di lavoro diviene sempre più difficile per le donne, come dimostra la Relazione annuale sulle convalide delle dimissioni e risoluzioni consensuali delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri. Per questo oggi occorre pensare a un welfare differente e a una normativa nazionale che finalmente determini una svolta in materia, come propone Elisabetta Peragostini.

La relazione annuale
Il rapporto dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) che monitora le dimissioni nel periodo di protezione (fino a 3 anni di vita del bambino), ne analizza le motivazioni evidenziando spesso le difficoltà di conciliare i tempi di vita e di lavoro, secondo genere, età, settori e tipologia di contratto per prevenire discriminazioni. In questo modo l’INL verifica che la rinuncia al posto di lavoro non sia forzata, ma frutto di una scelta libera e consapevole. Nel biennio 2023-2024, ad esempio, gran parte delle dimissioni proviene da donne (circa il 69,5% nel 2024), con una significativa percentuale che indica la difficile gestione del lavoro e della cura dei figli (vedi il rapporto pubblicato https://www.ispettorato.gov.it/attivita-studi-e-statistiche/monitoraggio-e-report/relazioni-annuali-sulle-convalide-delle-dimissioni-e-risoluzioni-consensuali-delle-lavoratrici-madri-e-dei-lavoratori-padri/).

La proposta della presidente accessori moda di Confindustria Fermo
Anche nel 2024 dunque conciliare tempi di vita e di lavoro è più difficile per le lavoratrici donne rispetto ai colleghi uomini, per ragioni legate all’azienda dove si lavora (46,9%) e per le difficoltà riscontrate nell’organizzazione e nelle condizioni di lavoro. “In un tempo di incertezza economica e di difficoltà, noi imprenditori dobbiamo realizzare piattaforme aziendali per l’inclusione sociale e per il rispetto dei diritti individuali” propone Elisabetta Pieragostini (CEO Dami e presidente Sezione Accessoristi Confindustria Fermo). “Occorre un Welfare 5.0 che non veda più il lavoratore come ‘risorsa’ aziendale, ma come persona nella sua interezza alla quale destinare servizi su misura di conciliazione vita-lavoro”.

Il welfare 5.0
I servizi offerti dal welfare 5.0 proposto da Pieragostini vanno dalla consulenza psicologica a percorsi di formazione emotiva e comunicativa, da sistemi per prevenire stress, burnout a leadership più consapevoli, capaci di vedere oltre la performance. “Le esigenze della produttività non possono essere slegate dalla necessità di costruire ambienti di lavoro equi, inclusivi e sicuri. È inutile parlare di produttività se prima non costruiamo ambienti in cui si può respirare, dove si può dire la propria opinione ed ambienti equi, inclusivi e sicuri” afferma la presidente della Sezione Accessoristi di Confindustria Fermo, tra l’altro autrice della prima guida italiana contro le molestie nei luoghi di lavoro.

Best practices aziendali per conciliare tempi di vita e di lavoro
“Le buone pratiche aziendali possono rappresentare un modello per una sorta di Inclusion Act” aggiunge Pieragostini: “una normativa nazionale volontaria in grado di introdurre una svolta decisiva nell’armonizzazione delle esigenze professionali con quelle personali nel segno della centralità della persona”. L’imprenditrice marchigiana pensa ad un provvedimento che “sulla scorta di altri casi internazionali (dai Paesi Scandinavi al Giappone, passando per il Canada), promuovano il rispetto e l’inclusione sociale come parte integrante delle politiche pubbliche”.

Gli indicatori BES
Il riconoscimento della felicità individuale e collettiva come BES (Benessere equo e sostenibile, indicatore Istat) che include “valutazioni sociali, culturali e ambientali e non solo economici nel definire il progresso di un Paese sarebbe la possibile condizione preliminare per ambienti di lavoro migliori” conclude Pieragostini.

 

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