La giustizia economica di genere entra nel dibattito fieristico con un Manifesto operativo presentato a Bologna
La giustizia economica di genere non è più un concetto teorico ma una leva concreta di sviluppo dei sistemi produttivi. Inoltre il tema riguarda direttamente l’organizzazione del lavoro, il riconoscimento del valore professionale e la qualità delle relazioni nei contesti aziendali. Nasce così il Manifesto per la Giustizia Economica di Genere, presentato a MARCA by BolognaFiere al termine di un percorso partecipato. Successivamente il confronto ha riunito allo stesso tavolo realtà imprenditoriali, istituzioni pubbliche e associazioni di settore. Parallelamente l’obiettivo è stato quello di tradurre il dialogo in uno strumento pratico e misurabile. In questo senso il Manifesto rappresenta un punto di sintesi tra visione e azione concreta.
Il ruolo delle associazioni
Il progetto è stato promosso da CEFA – Il seme della solidarietà e da AIDDA Emilia-Romagna con un approccio orientato all’impatto. In particolare il lavoro si è concentrato sulla definizione di impegni applicabili nei luoghi di lavoro. Fin dall’inizio ha partecipato anche l’Associazione Nazionale Le Donne dell’Ortofrutta. Infatti l’associazione ha portato il punto di vista di una filiera con una forte presenza femminile qualificata. Tuttavia persistono criticità legate all’accesso ai ruoli decisionali e alla continuità occupazionale. Ancora oggi la distribuzione del lavoro di cura risulta sbilanciata. Proprio per questo la giustizia economica di genere viene indicata come priorità strutturale.

Quattro parole chiave
Il Manifesto si fonda su quattro pilastri che orientano l’azione concreta. Innanzitutto la parità richiama la trasparenza nei percorsi retributivi e di carriera. Inoltre il coraggio invita a investire in formazione e leadership inclusive. Al contempo la cura sottolinea l’importanza dell’equilibrio tra vita professionale e personale. Infine la collaborazione promuove alleanze stabili tra imprese, istituzioni e associazioni. Complessivamente questi principi trasformano la giustizia economica di genere in un impegno verificabile.
La firma a MARCA
A MARCA il Manifesto ha trovato una prima applicazione concreta con la firma della Carta degli Impegni. Di conseguenza i sottoscrittori si assumono la responsabilità di rendere misurabili le azioni intraprese. Tra i primi firmatari figura l’Associazione Nazionale Le Donne dell’Ortofrutta. Coerentemente l’associazione considera la giustizia economica di genere un valore fondante del proprio operato. Come evidenziato dalla vicepresidente Alessandra Damiani, il Manifesto parla del lavoro quotidiano ma assume una dimensione internazionale. Pertanto l’invito è esteso anche a uomini e aziende. In conclusione la giustizia economica di genere viene indicata come responsabilità condivisa e leva di futuro per l’intera filiera.