Il lavoro su piattaforma è ormai una componente strutturale del mercato occupazionale. Richiede nuove regole e tutele condivise
Il lavoro su piattaforma è al centro del Report INAPP “Platform work e crisi del lavoro salariato”, presentato a Roma il 15 gennaio 2026.
In particolare, lo studio analizza l’identità delle piattaforme digitali e la loro capacità di trasformare mercati e relazioni occupazionali.
Inoltre, la ricerca è stata illustrata durante un convegno che ha coinvolto istituzioni, sindacati ed esperti del settore.
Contestualmente, il lavoro nasce da un progetto triennale basato su analisi scientifica e indagine empirica sul campo.
Parallelamente, interviste e focus group hanno raccolto il punto di vista di manager, lavoratori e imprese utilizzatrici.
I numeri della gig economy
Il lavoro su piattaforma coinvolge oggi milioni di persone in Europa.
Secondo i dati UE, nel 2022 i lavoratori della gig economy erano 28 milioni.
Analogamente, il Consiglio dell’Unione europea prevede una crescita significativa nei prossimi anni.
In Italia, il fenomeno si è stabilizzato dopo l’espansione legata alla pandemia.
Secondo l’indagine Inapp PLUS 2024, circa 690mila persone hanno ottenuto reddito tramite piattaforme digitali.

Un modello inclusivo ma critico
Il lavoro su piattaforma garantisce un accesso rapido e inclusivo al mercato occupazionale.
Infatti, le piattaforme favoriscono l’ingresso di lavoratori spesso esclusi dai canali tradizionali.
Grazie all’algoritmo, non emergono forme classiche di mismatch tra domanda e offerta.
Tuttavia, il management algoritmico introduce una pressione costante sulle prestazioni individuali.
Di conseguenza, la cooperazione viene sostituita da una competizione continua tra lavoratori.
Frammentazione e rappresentanza
Il lavoro su piattaforma contribuisce a una crescente dualizzazione del mercato del lavoro.
Progressivamente, le piattaforme diventano un’alternativa al lavoro non standard tradizionale.
Peraltro, l’elevata eterogeneità delle mansioni rende complessa la rappresentanza collettiva.
Dai rider ai consulenti digitali, gli interessi risultano spesso divergenti.
Pertanto, le categorie contrattuali esistenti appaiono sempre meno adeguate.
Verso nuove tutele e contratti
Il lavoro su piattaforma impone l’elaborazione di un nuovo quadro regolativo.
In tale contesto, emerge la necessità di superare la distinzione rigida tra autonomo e subordinato.
Un esempio rilevante è l’accordo collettivo del 2024 sugli shopper della spesa online.
In questo caso, si sperimenta un modello ibrido con tutele tipiche del lavoro dipendente.
Infine, secondo INAPP, la regolazione dovrà accompagnare l’innovazione algoritmica senza subirla.