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A Pavia il confronto sul futuro del Servizio sanitario nazionale

Si è tenuto a Pavia un confronto tra istituzioni, accademia e professionisti della sanità dal titolo “Quale futuro per il Servizio sanitario nazionale?”

Promosso da Anao Assomed (Associazione Nazionale Aiuti e Assistenti Ospedalieri e Associazione Medici Dirigenti) Lombardia e dall’Associazione Giovanni Bissoni, il convegno “Quale futuro per il Servizio sanitario nazionale?” si è tenuto il 30 gennaio presso l’Almo Collegio Borromeo di Pavia.

Il convegno
L’iniziativa, patrocinata dall’Università di Pavia e dall’Associazione Salute Diritto Fondamentale, è stata pensata “per interrogarsi su come preservare e rilanciare un sistema che rappresenta uno dei pilastri del welfare italiano, oggi messo alla prova da vincoli finanziari, carenza di personale, disuguaglianze territoriali e crescente complessità dei bisogni di salute”.

Il Servizio sanitario nazionale ha compiuto mezzo secolo
A quasi cinquant’anni dalla nascita del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), il convegno ha offerto uno spazio di confronto tra politica, istituzioni, mondo accademico e professionisti. A intervenire: Rosy Bindi, già Ministra della Sanità; Francesco Taroni, professore di Medicina legale dell’Università di Bologna; Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di Ricerche farmacologiche Mario Negri IRCCS; Chiara Giorgi, professoressa associata di Storia contemporanea dell’Università Sapienza di Roma; Valeria Tozzi, associate professor of Practice of government health and not for profit Division presso la SDA Bocconi School of Management.

ANAAO Lombardia
Nei saluti di apertura, il segretario regionale di ANAAO Lombardia Stefano Magnone ha dichiarato: “ANAAO Lombardia in questi anni ha sempre sostenuto le ragioni di una sanità pubblica, governata dal pubblico sulla base della rilevazione dei fabbisogni, della prevenzione e della prossimità tra ospedale e territorio. La sostenibilità del sistema non è solo una questione economico-finanziaria, ma richiede anche una forte adesione ai valori dell’universalismo, dell’equità di accesso e del controllo degli erogatori. Tutti temi che sia in Lombardia che nel resto del Paese sono spesso dimenticati, soprattutto nella ricerca della prestazione, della fatturazione e del profitto, quando chi eroga ha anche questa tra le sue finalità”.

Assomed
Pierino Di Silverio, segretario nazionale di ANAAO Assomed, ha dichiarato: “La riforma del Servizio Sanitario Nazionale è un tema tanto importante che non può e non deve riconoscere divisioni ideologiche o politiche: la salute è un interesse della collettività. Ci troviamo in un momento storico particolare, in cui è evidente la necessità di una riforma del sistema di cure, resa indispensabile dal cambiamento demografico, dall’evoluzione delle esigenze di cura e delle modalità assistenziali”.

La spesa farmaceutica
“L’impennata della spesa farmaceutica, a fronte di una riduzione della spesa per il personale, ha prodotto un cortocircuito che rischia di lasciare il cittadino con i farmaci ma senza i professionisti necessari per la terapia” ha continuato Di Silverio. “A un’esigenza così generale non si può rispondere con leggi delegate di breve durata o con emendamenti: non si rifonda un servizio pubblico senza rivedere norme e modelli organizzativi. È necessario superare il sistema ospedale-centrico e passare dalla presa in cura alla presa in carico, rafforzando il territorio. Una riforma reale deve partire dagli attori principali del sistema, i professionisti sanitari, riconoscendo la dirigenza medica e sanitaria come dirigenza speciale. Difendere il Servizio Sanitario Nazionale significa difendere i principi costituzionali e garantire cure pubbliche, gratuite e universali, mettendo il cittadino al centro”.

La stagione delle riforme sanitarie
La discussione è partita dalla stagione delle grandi riforme sanitarie, per mettere in luce come le scelte legislative e regolatorie abbiano contribuito a definire l’universalismo del sistema, ma anche le sue fragilità strutturali. Viste le recenti novità parlamentari, con il varo del DdL delega da parte del Governo, i relatori hanno ribadito la centralità del diritto alla salute come diritto fondamentale e la necessità di difendere la natura pubblica e universalistica del Servizio sanitario nazionale. In questo quadro, è stato evidenziato il ruolo cruciale della politica, chiamata a garantire investimenti adeguati, programmazione di lungo periodo e coerenza tra principi dichiarati e scelte di bilancio, che devono essere considerate congiuntamente e non in un rapporto di subordinazione, come più volte richiamato dalla Corte costituzionale attraverso il concetto di “spesa costituzionalmente necessaria”.

Il confronto con gli altri sistemi sanitari europei
Un altro tema all’ordine del giorno è stato il confronto con i principali sistemi sanitari europei e internazionali: pur essendo il nostro Servizio sanitario nazionale un modello riconosciuto di equità, efficienza ed efficacia, è emerso che non esiste un assetto perfetto e valido ovunque, bensì combinazioni più o meno efficaci tra finanziamento pubblico, erogazione dei servizi, governance centrale e territoriale.

Il Servizio sanitario nazionale come investimento socio-economico
Il Servizio sanitario nazionale rappresenta anche un investimento sociale ed economico che genera benessere, produttività e coesione, basi di qualsiasi società solidale; tuttavia, resta evidente la necessità di ripensare l’organizzazione dei servizi, riducendo sprechi e inefficienze, rafforzando la medicina territoriale, la prevenzione e l’integrazione sociosanitaria. In questa prospettiva, la recente Legge di Bilancio è stata indicata come un banco di prova concreto della volontà politica di investire nella sanità pubblica. Secondo il dott. Magnone, ad oggi “esiste il rischio di uno scarto crescente tra i principi fondativi del SSN e la realtà di finanziamenti spesso insufficienti, per cui è urgente fare scelte coraggiose per evitare una graduale deriva verso un sistema sempre più privatizzato e diseguale, esattamente quello da cui l’Italia usciva nel 1978, quando è stato creato l’attuale impianto, pur bisognoso di manutenzione straordinaria”.

Il fattore umano
Non esiste sanità senza risorse umane competenti, capaci e formate, altro tema su cui negli ultimi decenni l’Italia ha disinvestito. Per questo durante il convegno è stato sottolineato che la qualità del Servizio sanitario nazionale dipende in modo decisivo dal capitale umano: medici, infermieri e tutte le professioni sanitarie rappresentano la risorsa chiave per garantire cure efficaci, continuità assistenziale e innovazione. “Occorre quindi puntare l’attenzione sull’urgenza di politiche di reclutamento e retention più efficaci” ha concluso Magnone “su percorsi di carriera chiari, sulla necessità di contrastare la fuga di professionisti verso l’estero o il settore privato e sull’importanza di riconoscere, anche economicamente, l’alto livello di competenze richiesto per lavorare nel Servizio sanitario nazionale”.

 

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