Campagna antiviolenza Società

Intervista esclusiva a Catia Acquesta

Quando il giornalismo incontra il coraggio: intervista a Catia Acquesta, giornalista, scrittrice e attiva nel sociale, in particolare contro la violenza di genere.

Un curriculum prestigioso, un percorso professionale che la vede come Direttore Responsible delle Testate giornalistiche di Roma Servizi per la Mobilità di Roma Capitale, dirigere Radio Roma Mobilità, il quotidiano Trasporti&Mobilita e come referente della piattaforma editoriale. Ma Catia Acquesta è molto di più. Di recente ha ricevuto il Premio “I Grandi Protagonisti della Stampa – Premio Giornalismo al Femminile”, conferito da Giornalisti 2.0 per il suo contributo professionale e umano. In questa intervista andremo oltre il ruolo e la carriera per conoscere la donna: un percorso personale intenso, una storia forte e dolorosa, capace però di diventare ispirazione.

Alle persone che ancora non ti conoscono, come si descriverebbe Catia Acquesta?
Mi descriverei come una donna coraggiosa, resiliente. Una donna che nella vita ha attraversato molto dolore, ma che ha imparato a trasformarlo in qualcosa di bello. Non solo per sé, ma anche per gli altri. Ho fragilità, come tutti, ma ho scelto di non lasciare che fossero quelle a definirmi. Ho scelto di creare bellezza anche quando sembrava impossibile.

Come si diventa la donna che sei?
Con grande sacrificio. Sono calabrese e a 18 anni ho lasciato la mia famiglia per trasferirmi prima a Napoli e poi a Roma, per studiare giurisprudenza e diventare avvocato, poi giornalista professionista. Il vantaggio di avere una famiglia vicino secondo me è un grande valore. Lontana dall’affetto dei miei, ho affrontato anni difficili: una relazione tossica mi ha perseguitato, ho vissuto nell’ansia e nell’isolamento, ma non mi sono mai scoraggiata. Ho vissuto una situazione di stalking, un amore malato che mi ha causato grandi problemi. Per anni, anche per proteggere la mia famiglia che era lontana, ho vissuto a Roma nell’anonimato. Andavo all’università cercando di non farmi riconoscere, cambiando modo di vestire, perché quest’uomo mi cercava. È stata una vicenda lunga, delicata e molto dolorosa, che mi ha portata anche a momenti di disperazione profonda.
Nonostante tutto, però, non mi sono mai arresa: ci sono stati attimi in cui pensavo di non farcela, ma piano piano ho ricominciato a credere in me stessa e a coltivare le passioni che per tanto tempo mi erano state negate: la moto, il canto, la recitazione. Piccoli successi diventavano gioie, che mi hanno aiutata a credere nei miei sogni. Guardando indietro, capisco che tutto quello che ho vissuto, anche il dolore più grande, mi ha resa la persona che sono oggi.

Catia Acquesta, c’è stato un momento in cui hai capito che quel passato doloroso poteva essere trasformato in un valore aggiunto?
Non c’è mai un momento preciso. Ancora oggi quella persona continua, in modi diversi, a complicarmi la vita. Ma ho imparato a vivere il presente, coltivando ciò che è bello, senza fissarmi sul passato. Faccio una considerazione forte, ma è come combattere un tumore: non puoi ignorarlo, ma puoi cercare di vivere e costruire qualcosa di buono ogni giorno.

Catia Acquesta, nel tuo lavoro giornalistico e associativo affronti – come lo definisci tu – un “tumore sociale” come lo stalking. Cosa manca per curarlo davvero?
Quando ho vissuto la mia esperienza non esisteva una legge sullo stalking. Ho contribuito a promuoverla: nel 2009 finalmente è arrivata. Prima non c’erano associazioni né strumenti di supporto, e mi sentivo sola. Da allora abbiamo fatto grandi passi, ma ancora mancano strumenti nelle scuole, supporto per genitori, e pene adeguate per chi commette femminicidi. La prevenzione è fondamentale: serve educare i giovani e preparare chi diventa genitore a farlo responsabilmente. Solo così possiamo sperare di ridurre questi drammi.

Parliamo della tua associazione “Alleati con te”. Qual è la sua missione?
“Alleati con te” nasce per sostenere le associazioni italiane che aiutano vittime di violenza e per dialogare con le istituzioni. Lavoriamo su progetti concreti: centri di ascolto nelle chiese delle periferie italiane, eventi di sensibilizzazione con le autorità locali, momenti artistici e formativi. L’ultimo progetto, “Anche tu puoi essere felice. Perdona. Rinasci. Ama”, unisce ascolto, spettacolo e talk istituzionale. Il perdono è la mia esperienza di vita: difficile, ma necessario per non rimanere vittime del passato. ll progetto riguarda l’apertura di centri di ascolto nelle chiese delle periferie d’Italia. A novembre sono stata a Castelvetrano, nella parrocchia di Santa Lucia, un territorio segnato da una realtà durissima, conosciuto anche per la presenza di Matteo Messina Denaro. Lì ho toccato con mano una paura profonda: le donne sono terrorizzate perfino dal chiedere aiuto. Grazie al supporto di referenti locali, abbiamo aperto uno sportello di ascolto e collocato una cassetta delle lettere in una piazza simbolica: da un lato la casa di Messina Denaro, dall’altro il liceo dedicato al piccolo Giuseppe Di Matteo, ucciso sciolto nell’acido. In quella piazza abbiamo voluto creare uno spazio silenzioso ma potente, dove le donne possano lasciare messaggi e richieste di aiuto in modo anonimo.

Catia Acquesta e la potenza del perdono
Sempre con l’Associazione “Alleati con te”, abbiamo anche installato una panchina rossa in memoria di Mary Bonanno, accoltellata lo scorso giugno; alla cerimonia era presente anche sua madre. Il centro di ascolto è stato aperto nella parrocchia di Santa Lucia, a ridosso di quello che viene chiamato “il quartiere della paura”. È un progetto a cui tengo profondamente. Nasce dal mio ultimo libro e dal lavoro personale che ho fatto sul perdono: un percorso difficilissimo, perché ci sono ferite che sembrano imperdonabili. La vendetta è la risposta più semplice, ma io ho scelto di lavorare su me stessa e sul perdono, perché so che, senza questo cammino, non mi sarei salvata.

Catia Acquesta, come sei riuscita a conciliare giornalismo, scrittura e impegno sociale?
In realtà, queste attività mi hanno salvata. Dipingere, scrivere, cantare, fare libri e canzoni sono stati strumenti di resilienza. Non avevo guide, ma ho seguito le mie passioni, passo dopo passo, superando la paura. Trasformare il dolore in azione è stata la mia salvezza e il motore della mia vita.

Cosa c’è dietro l’angolo per Catia Acquesta?
Ho una lista lunghissima di progetti: un film sulla mia storia, l’apertura di centri di ascolto in tutta Italia, un nuovo libro in uscita, e il lavoro sulla legge sullo stalking giudiziario. C’è anche un altro progetto che seguo con la mia Associazione e che riguarda il bere consapevole, collegato all’assunzione di cibo sano e a una corretta alimentazione. La mia vita è piena di idee e di sogni, ma il vero obiettivo è uno: essere serena e felice.

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