Meno lavoro, più vita al centro del dibattito pubblico e aziendale. Il 9° Rapporto fotografa un’Italia che chiede tempo, tutele e benessere

Il 9° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, realizzato dal Censis in collaborazione con Eudaimon (www.eudaimon.it) e con il contributo di Campari, Credem, Edison e Michelin, delinea una trasformazione profonda del rapporto tra italiani e occupazione. Inoltre il 71,3% dei lavoratori ritiene che esistano le condizioni tecnologiche ed economiche per ridurre l’orario a quattro giorni settimanali. Ancora l’88,2% considera il tempo per sé e per il proprio benessere un diritto universale. Parallelamente l’82,8% dei giovani tra 18 e 34 anni sostiene la settimana corta, seguito dal 72,9% dei 35-49enni e dal 64% degli over 50. Dunque Meno lavoro, più vita non è solo uno slogan ma una richiesta trasversale alle generazioni.

Senso e priorità professionali

Il lavoro perde centralità simbolica nella vita di molti italiani. Tuttavia il 55,1% dei dipendenti dichiara che fare carriera non rappresenta una priorità esistenziale. Invece il 33,8% continua a considerarla un obiettivo rilevante, mentre una quota residuale resta indecisa. Così il 64,7% ammette di aver smarrito almeno una volta il senso del proprio impiego, vissuto esclusivamente come fonte di reddito. Inoltre il 51,1% sceglierebbe un’azienda con valori condivisi anche a fronte di uno stipendio inferiore. Pertanto emerge una domanda di coerenza etica e identitaria che rafforza la visione di Meno lavoro, più vita.

Diritto alla disconnessione

Il confine tra vita privata e professionale resta fragile. Infatti il 45,8% degli occupati prova ansia nel ricevere comunicazioni fuori orario. Inoltre il 43,9% ha adottato il “right to disconnect”, evitando risposte a chiamate ed e-mail extra lavorative. In particolare tra i giovani la quota sale al 57,7%, mentre scende al 33,7% tra gli over 50. Quindi la disconnessione diventa pratica concreta di autodifesa del tempo personale.

Retribuzioni e malessere diffuso

Le gratificazioni economiche appaiono insufficienti. Del resto il 57,7% giudica inadeguata la propria retribuzione rispetto al lavoro svolto. Inoltre il 55,4% afferma di non riuscire a risparmiare con lo stipendio percepito. Così il 78,9% non si sente valorizzato e il 62,2% lamenta scarsa autonomia. Intanto il 68,3% sperimenta forme di fatigue e il 54% ha sofferto di ergofobia almeno una volta. Perciò la qualità dell’esperienza lavorativa diventa nodo cruciale.

IA e narrazione social

L’irruzione dell’intelligenza artificiale apre nuove incertezze. Oggi il 36,7% utilizza l’IA nel proprio lavoro, mentre il 42,6% teme di essere sostituito. Inoltre il 55,3% ritiene che i dirigenti ripongano più fiducia nelle tecnologie che nelle persone. Infine il 64,4% giudica fuorviante l’immagine patinata del lavoro proposta dai social network. Complessivamente il quadro restituisce un Paese che rivendica equilibrio, autenticità e diritti, rilanciando con forza la prospettiva di Meno lavoro, più vita.

 

Potrebbe interessarti