L’archeologia riporta alla luce la storia: conosciamo meglio Ilaria Rossetti, la professionista dietro la scoperta della basilica di Vitruvio.
Nella piazza di Fano, una città che continua a restituire tracce inattese del suo passato, si muove il lavoro silenzioso e meticoloso di un team di archeologi, tra cui spicca il nome di Ilaria Rossetti, archeologa jesina e funzionaria della Soprintendenza; una professionista che di definisce tenace, curiosa, e abituata a leggere la storia nei dettagli più minuti. Ilaria Rossetti è tra le protagoniste della scoperta che ha riportato alla luce la basilica descritta da Vitruvio, un ritrovamento che molti già definiscono “del secolo”. Dietro le misure, gli strati di terra e le verifiche scientifiche, ci sono anni di studio e senso di responsabilità, insieme a rigore e intuizione. Quella che racconta la jesina Ilaria Rossetti è la storia di un’archeologia che non vive solo nel passato, ma che ogni giorno si confronta con la complessità del presente e con il peso delle scoperte che entrano, quando meno te lo aspetti, nella storia della cultura italiana.
Ilaria Rossetti, come ti descriveresti in poche parole?
Mi descriverei una persona abbastanza tenace e curiosa. Con spirito di sacrificio.
Che cosa significa, nel 2026, fare l’archeologa?
È un mestiere abbastanza complicato. Esistono varie tipologie di archeologi. Il mestiere che faccio io, per me, è un privilegio in realtà, perché molti archeologi fanno lavoro sul campo: stanno all’aperto, con le intemperie, scavano con pala, badile, piccone, cazzuola… insomma, la maggior parte è quel lavoro lì. Io invece faccio un lavoro più di direzione scientifica, di gestione del personale tecnico e anche un po’ amministrativo. È più un lavoro tecnico-scientifico all’interno dell’ufficio pubblico. Poi c’è tutta la parte universitaria, a completare le tre grandi branche dell’archeologia.
Come si diventa archeologa e qual è stato il tuo percorso professionale?
Io ho fatto la triennale in Lettere Classiche a Bologna, poi la magistrale in ambito archeologico. Dopodiché, per diventare funzionario in Soprintendenza, devi avere almeno un post lauream, o una scuola di specializzazione o ancora un dottorato. Li ho fatti entrambi. Poi, ovviamente, bisogna affrontare il concorso pubblico.
Ilaria Rossetti, cosa ti ha tolto e cosa ti ha dato questa professione?
Mi ha dato tanto, ho visto posti lontani, conosciuto tante persone. Quando scavi sei spesso fuori, a contatto con varie tipologie umane. Scavare è un po’ come aprire una finestra sul passato.
Lo storico lavora sui documenti scritti e ricostruisce la storia dei grandi eventi; l’archeologo invece si occupa anche delle piccole cose: la villa in campagna, la domus in città, i cocci, le necropoli…un altro aspetto molto importante.
Ilaria Rossetti, componente del team che ha scoperto la basilica di Vitruvio a Fano: cosa significa confrontarsi con una scoperta così importante?
C’è una responsabilità, ovviamente. Era una struttura cercata da 500 anni: vari studiosi l’avevano collocata in punti diversi e ogni tanto qualcuno diceva “l’abbiamo trovata”.
Quando abbiamo iniziato a capire, come Soprintendenza, che effettivamente i dati coincidevano con quanto descritto nel trattato vitruviano, è stata un’emozione forte. In una carriera non capita mai di avere un testo che ti guida così precisamente, con le misure delle colonne, le distanze… e invece lì è successo. È stato incredibile.
Ilaria Rossetti, l’emozione più intensa l’hai provata durante la scoperta o adesso, nel comunicarla?
La scoperta in sé è stata fondamentale. Adesso c’è la questione della comunicazione: dobbiamo prima di tutto concludere gli scavi della piazza, raccogliere più dati possibile per ricostruire la basilica. Poi c’è tutta la valorizzazione e la comunicazione alla cittadinanza. Però vedo che i cittadini stanno reagendo bene, anche considerando che la piazza è aperta ma non ancora fruibile.
Quanto conta oggi la tecnologia?
Conta molto, soprattutto per i rilievi e la documentazione: droni, fotogrammetria, rilievi 3D… sono strumenti fondamentali. L’intelligenza artificiale è ancora poco utilizzata, qualcuno sta sperimentando ma non è ancora diffusissima. Poi c’è tutto il discorso della valorizzazione, con realtà aumentata e visori. In Soprintendenza siamo più concentrati sulla tutela e sulla conoscenza del territorio.
Cosa c’è dietro l’angolo per Ilaria Rossetti?
Questa è già la scoperta della vita, secondo me… non saprei cos’altro desiderare. A Piazza Andrea Costa a Fano, però, oltre alla basilica, dovrebbe esserci anche un altro edificio pubblico importante.
Questo sito archeologico sta dando molte soddisfazioni. Poi l’archeologia è imprevedibile, quindi non ne ho idea… ma così al momento mi basta!