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Il Manifesto del settore primario

Terminato il Forum di Confagricoltura a Milano per la realizzazione, con l’Università Bocconi, del Manifesto del settore primario da qui al 2050

“L’agricoltura è una questione strategica per sicurezza, competitività e stabilità dell’Europa nei prossimi decenni.” Queste parole descrivono il punto di partenza che porterà alla redazione di un Manifesto del settore primario, per l’agricoltura del futuro.

I punti centrali del Manifesto
Il Manifesto non consiste ancora in un documento redatto e scaricabile ma per il momento è un insieme di punti chiave su cui lavorare per poter traghettare il settore verso il futuro, fino all’anno 2050. In particolare i punti sono:

  • sicurezza alimentare come tema strategico nazionale;
  • innovazione e Agricoltura 4.0;
  • autosufficienza produttiva;
  • competitività europea;
  • infrastrutture e aree interne;
  • agroenergie;
  • attrazione di investimenti finanziari nel settore agricolo.

Una tre giorni di lavori molto partecipata
Con l’intervento del Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida si è chiusa a Palazzo Mezzanotte, a Milano, la tre giorni di lavori di Confagricoltura per la realizzazione, insieme all’Università Bocconi, del Manifesto del settore primario da qui al 2050. L’evento si è svolto dal 7 al 9 maggio 2026 e vi hanno partecipato centinaia di imprenditori agricoli di tutta Italia che hanno potuto confrontarsi con i principali stakeholder del mondo economico. Presenti anche le istituzioni, a partire dalla Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni. Hanno partecipato anche i ministri Gilberto Pichetto Fratin e Lollobrigida e il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana. Hanno portato il proprio contributo anche i ministri Antonio Tajani e Matteo Piantedosi nonché il Rettore della Bocconi Francesco Billari.

Una visione di lungo periodo
“In questi due giorni abbiamo scelto di compiere un esercizio non ordinario” ha detto il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti: “non ci siamo limitati a discutere le criticità del presente o a ragionare sulle emergenze quotidiane che il settore agricolo si trova ad affrontare. Abbiamo provato, invece, a fare qualcosa di più complesso e più ambizioso: costruire una visione di lungo periodo per l’agricoltura italiana ed europea”.

Alcuni nodi critici per il settore agricolo
È emersa una riflessione molto netta: un settore strategico non può essere soffocato da frammentazione normativa, eccesso burocratico e instabilità regolatoria. “Servono governance più moderne, regole più armonizzate, maggiore capacità di coordinamento europeo e una pubblica amministrazione capace di accompagnare, e non rallentare, la competitività delle imprese agricole”.

Per un Manifesto del settore primario
Il settore primario italiano del 2050 dovrà essere più competitivo, più tecnologico, più sostenibile, più attrattivo, più manageriale, più integrato nelle grandi strategie economiche e geopolitiche europee. “La convinzione che attraversa tutto questo lavoro” ha aggiunto Giansanti “è che l’agricoltura non è più un settore marginale delle politiche europee. È una delle grandi questioni strategiche su cui si giocheranno sicurezza, competitività e stabilità dell’Europa nei prossimi decenni”.

La nascita dell’Osservatorio
Per i motivi sopra descritti Confagricoltura, insieme a Soft Power Club, ha deciso di avviare un Osservatorio su geopolitica e sicurezza alimentare, “perché il settore primario deve diventare un elemento di trattativa a livello geopolitico, dando un reale contributo alla stabilità e all’economia del Paese”.

Il cibo come risorsa strategica
“Il settore primario nasce con una missione precisa e universale: garantire il fabbisogno alimentare dei popoli, assicurando al tempo stesso dignità economica a chi produce quel cibo” ha detto Giansanti nella sua relazione. “Contrastare la fame ha significato, per secoli, garantire pace sociale, stabilità istituzionale e sicurezza collettiva. Dove manca il cibo, si incrina la convivenza civile; dove l’agricoltura è forte, si rafforza la democrazia. Oggi il cibo è tornato a essere una risorsa strategica. Le crisi geopolitiche, le guerre, le tensioni commerciali, gli shock logistici, la volatilità dei mercati e la crescente competizione globale ci ricordano ogni giorno quanto sia fragile il sistema alimentare internazionale. Chi controlla le catene alimentari controlla qualcosa di più potente di qualsiasi arsenale: la capacità di nutrire – o affamare – intere popolazioni”.

La mancanza di lungimiranza dell’Europa
Nel frattempo – continua Giansanti – l’Europa continua a trattare l’agricoltura come un capitolo di spesa da giustificare davanti ai contribuenti. Come un settore da regolamentare, da sussidiare, da proteggere – non come un asset strategico da governare con visione. Comprendere la geopolitica del cibo significa comprendere i nuovi equilibri del potere globale. Un Paese che rinuncia alla propria capacità produttiva agricola diventa più debole non soltanto sul piano economico, ma anche su quello istituzionale e sociale.

L’autosufficienza alimentare
Un territorio senza agricoltura è un territorio più esposto, più vulnerabile, meno libero. Ecco perché l’autosufficienza alimentare non è un concetto ideologico, ma una priorità strategica. Negli ultimi anni il tema della sovranità alimentare ha assunto una rilevanza crescente anche all’interno dell’Unione Europea. Italia e Francia hanno inserito esplicitamente questa dimensione nella denominazione dei rispettivi Ministeri dell’Agricoltura, ma oggi il tema è entrato progressivamente anche nel lessico comunitario. La Politica Agricola Comune, e lo dico da Presidente degli agricoltori europei, deve continuare a essere il pilastro della competitività europea, ma deve anche riconoscere che la capacità di produrre cibo in autonomia rappresenta una garanzia di stabilità politica, indipendenza economica e sicurezza nazionale.

La vulnerabilità del sistema
L’Europa produce il 17% del PIL agroalimentare mondiale. È la prima potenza agroalimentare del pianeta per qualità, per diversità, per patrimonio di conoscenza e tradizione. Eppure, dipende dall’estero per quote crescenti di input strategici – fertilizzanti, proteine vegetali, energia. “Questa non è una statistica agricola. È una vulnerabilità di sistema” sottolinea il presidente di Confagricoltura. E indica tre dei punti chiave da sviluppare nel Manifesto del settore primario.

Tre nodi da sciogliere

  1. Il primo nodo è la dipendenza energetica. L’agricoltura europea può e deve diventare protagonista della transizione energetica, non solo come consumatrice di energia rinnovabile, ma come produttrice. Il biometano, l’agrivoltaico, le colture energetiche sono già oggi una risposta concreta alla dipendenza dal gas russo.
  2. Il secondo nodo è quello infrastrutturale. La competitività delle nostre filiere sui mercati globali dipende dalla qualità delle infrastrutture fisiche e digitali che le connettono. Porti, ferrovie, corridoi logistici, connettività digitale nelle aree rurali — sono il sistema nervoso dell’agricoltura moderna.
  3. Il terzo nodo è quello tecnologico. L’intelligenza artificiale, la precision farming, la digitalizzazione delle filiere stanno trasformando il settore primario più velocemente di quanto le istituzioni riescano a stare al passo. Chi coglie questa trasformazione con la giusta visione strategica non solo sopravvive: guadagna competitività in modo strutturale.

Gli interventi

Sono intervenuti sul palco della Triennale e di Palazzo Mezzanotte:

  • Pietro Labriola, amministratore delegato e direttore generale Tim;
  • Marco Fortis, direttore fondazione Edison;
  • Carmine Masiello, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano in dialogo con
  • il direttore di Chora Media Mario Calabresi;
  • Iaccarino, responsabile Affari Istituzionali Italia Enel; Nicola Monti, AD Edison;
  • Emanuela Trentin, AD e DG Veolia Italia;
  • Mauro Fanin, Presidente Gruppo Cerealdocks;
  • Sandro Pappalardo, presidente Ita Airways;
  • Vera Veri, chief Investment Officer di Simest;
  • Federico Ghizzoni, vicepresidente esecutivo Clessidra Holding;
  • Claudia Cattani, Presidente BNL BNP Paribas;
  • Massimo Luviè, condirettore generale Reale Mutua Assicurazioni;
  • Frederik Geertman, AD Banca Ifis;
  • Vittorio Ratto, vicedirettore generale Crédit Agricole;
  • Matteo Zoppas, presidente di ITA Italian Trade Agency;
  • Marcello Di Caterina, vicepresidente e DG di Alis;
  • Maria Teresa Maschio, presidente FederUnacoma;
  • Carlo Vaghi, presidente Autostrade dello Stato;
  • Cesare Ferrero, presidente e AD Sogemi; Francesco Rutelli, presidente Soft Power Club;
  • Maurizio Martina, vicedirettore Generale Fao;
  • Enrico Letta, Dean IE University Madrid.

 

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