Curiosità, responsabilità e inclusione. Così si costruisce una leadership che crea valore, secondo Caterina Tonini
Un percorso fatto di passione, disciplina e curiosità, quello della CEO Caterina Tonini da cui emerge cosa significa oggi guidare un’azienda con responsabilità. Dalla crescita personale alla leadership inclusiva, fino al ruolo dei e delle CEO nella reputazione del Paese. Ciò che emerge dall’intervista alla neo Presidente dell’Associazione Aiceo e Vicepresidente del comitato Un Women Italy è l’importanza di saper ascoltare per creare valore, per coinvolgere e generare opportunità, non solo per le persone ma anche per il sistema.
A chi ancora non la conosce, come si descriverebbe Caterina Tonini?
Una persona con una forte energia. E anche una persona che si considera fortunata: nella mia vita — professionale e personale — sono riuscita a costruire un percorso fatto di passione, dedizione e impegno, che ha portato risultati. Oggi mi sento particolarmente centrata. E dirlo a quasi 61 anni mi fa anche sorridere! Sono fortunata perché ho fatto un lavoro che ho amato molto e sono riuscita a conciliarlo con una vita familiare e con amicizie importanti, che per me sono la linfa vitale quotidiana. Quindi sì: passione, e una grande sensazione di fortuna.
Come si diventa Caterina Tonini? Con che tipo di percorso professionale e personale è diventata la donna che è oggi?
Con molta curiosità e grande dedizione. Nulla ti viene regalato. Credo fortemente in un approccio imprenditoriale al proprio percorso professionale: mettere a frutto le competenze, la formazione, le esperienze. Ma soprattutto avere curiosità, perché ogni giorno porta sfide diverse che vanno affrontate con energia. Io sono una persona molto curiosa, e questa voglia di imparare mi ha portato a lavorare nella consulenza, nella comunicazione, nella costruzione della reputazione. È una curiosità che mi nutre ogni giorno: imparo dalle persone, grandi o piccole che siano. Ho la fortuna di fare un lavoro molto variegato, a contatto con industrie diverse, e questo mi ha permesso di crescere e sviluppare nuove competenze. C’è poi un tema fondamentale, ovvero la responsabilità. Quando ce l’hai, va gestita fino in fondo, con un forte senso del dovere. Questo viene dalla mia famiglia: è un grande valore, ma anche una sorta di “condanna”, perché non ti lascia mai. Curiosità, passione, integrità. E capacità di imparare e coinvolgere le persone. Lavoro con professionisti di età molto diverse: dai coetanei ai giovanissimi. Siamo vasi comunicanti: io porto esperienza e una visione più disincantata, loro mi danno energia, punti di vista nuovi e una lettura del mondo che è cambiato tantissimo.
Cosa significa oggi essere una donna ai vertici, soprattutto in Italia?
Significa avere consapevolezza che è stato fatto tanto, ma c’è ancora molto da fare. Non è una questione di parità, ma di equità, ed è un punto fondamentale. Chi oggi ricopre ruoli di responsabilità può e deve contribuire a questo: equità nelle opportunità, valorizzazione del merito. Non è un tema di genere, è un tema di capacità. Ma bisogna creare le condizioni perché queste capacità possano emergere. La leadership femminile, per me, è una questione di approccio. Significa confronto, equilibrio, dialogo, capacità di fare squadra. Io non credo che le donne al vertice non creino opportunità per altre donne, anzi, il contrario. Ho avuto una mentor straordinaria, Rosanna D’Antona, che mi ha insegnato una cosa importante: quando una donna arriva a guidare, ha la responsabilità di essere mentor e role model. Gli uomini hanno molti modelli. Le donne meno. Per questo è importante dimostrare alle giovani che si può arrivare, che si può fare ciò che si desidera. Non è facile, soprattutto nel conciliare lavoro e vita personale, ma è possibile. Io sono stata fortunata: ho un compagno con cui ho costruito un grande equilibrio. Non ho rinunciato né alla famiglia né al lavoro, ma è stato possibile anche grazie al supporto che ho avuto. E poi c’è la rete: tra donne ci si supporta molto. Nelle organizzazioni serve fiducia, autonomia e attenzione ai risultati. Le aziende devono aiutare, con politiche concrete di supporto alla famiglia, per uomini e donne. Alla fine, è un equilibrio tra responsabilità individuale e supporto del sistema.
Caterina Tonini, se dovesse definire la sua leadership con una parola?
È una parola abusata, ma è quella giusta: inclusiva. Credo profondamente nel valore della diversità di pensiero. È da lì che nasce il valore. Non esistono solo bianco o nero, ma tante sfumature. Nel mio lavoro, a contatto con realtà diverse, non esiste una regola unica. Esiste un approccio fatto di ascolto e consapevolezza. Una leadership inclusiva permette di arrivare ai risultati proprio grazie a visioni diverse. Io credo che un ruolo apicale richieda impegno, ma soprattutto richieda di circondarsi di persone di valore. E le persone si coinvolgono davvero solo se c’è un “win-win”, che non è solo economico, ma anche di gratificazione e riconoscimento. Il lavoro, per me, è anche realizzazione personale. E se è così, allora bisogna valorizzare il singolo. Questa è la leadership inclusiva.
Caterina Tonini è alla presidenza di Aiceo: quale sarà il suo approccio?
Parto dalla continuità: il lavoro fatto finora da Paola Corna Pellegrini e dal direttivo è stato ottimo e va valorizzato. Poi ci sono alcune priorità. La prima è l’inclusione dei giovani CEO, come motore del futuro, creando momenti di confronto tra generazioni. La seniority è una leva strategica per il Paese. Un altro tema è il territorio: non solo Milano e Roma, ma anche le aree dove operano le PMI, che sono la maggioranza del nostro tessuto industriale. Poi eventi di qualità, momenti di networking e confronto su temi concreti. E infine un punto chiave: il ruolo dei CEO nella reputazione del Paese. All’estero il Made in Italy è fortissimo. Ma quando si incontrano i CEO italiani, questa reputazione cresce ancora. I e le CEO sono ambasciatori del valore del nostro sistema Paese.
E guardando al futuro: cosa c’è dietro l’angolo per Caterina Tonini?
C’è curiosità ed energia. Sto facendo cose che mi piacciono, dove posso mettere a frutto quello che so fare. Lavoro con molte aziende, vedo problemi e opportunità, e posso restituire valore. Per me è importante creare impatto con lavoro, opportunità, valore per chi ne ha meno, con grande consapevolezza della responsabilità che tutto questo comporta.