Lavoro Opportunità

Intervista esclusiva a Teresa Ferrarese

Dalla fragilità alla consapevolezza di sè. Il progetto di Dress for Success che ridà forza alle donne. Conosciamo la presidente Teresa Ferrarese.

Ci sono donne che, dopo una pausa, una ferita o un cambiamento magari anche improvviso, devono ripartire da loro stesse, ritrovare il coraggio di ricominciare. Ed è proprio da quel momento fragile e potentissimo che parte il lavoro di Dress for Success: accogliere, ascoltare e accompagnare donne che cercano non solo un lavoro, ma una nuova consapevolezza di sé. La presidente Teresa Ferrarese ci racconta il valore dell’empatia, dell’autostima e della forza che nasce quando qualcuno ti aiuta a credere di nuovo nelle tue possibilità.

Teresa Ferrarese, a chi ancora non la conoscesse, come si descriverebbe?
Sono una persona curiosa e che ama le sfide. Il mio background deriva soprattutto da una cultura americana: mi sono diplomata negli Stati Uniti e poi laureata in Italia, in Lingue. La mia vita è sempre stata molto anglofona e, per me, comunicare è fondamentale. Sono stata insegnante d’inglese per quarant’anni al liceo, ma ho vissuto anche a Londra, dove ho preso il PGCE e insegnavo francese agli inglesi. La mia esperienza è stata sempre nel campo dell’insegnamento e questo mi ha preparata molto: insegnare mi ha insegnato prima di tutto a creare empatia con i ragazzi, con i colleghi, ma soprattutto con gli studenti. Per me è fondamentale cercare sempre di capire cosa c’è dopo, soprattutto in una società che evolve velocemente e va sempre di fretta. È questo che mi caratterizza: empatia, la capacità di creare rapporti positivi con gli altri. Mi definirei anche una persona positiva. Nel corso degli anni ho imparato anche cosa significhi essere una leader, grazie alla presidenza di Dress for Success. Anche questo, sinceramente, lo vedo come una continua scala di crescita, che non finisce mai.

C’è stato un errore, un fallimento o una sfida che ha superato e grazie al quale Teresa Ferrarese è diventata la donna che è oggi?
Direi che nella mia vita tutto ciò che ho fatto l’ho fatto con un obiettivo preciso. Non ho mai perso di vista i miei obiettivi, che sono sempre stati quelli di migliorarmi e di capire il mondo di oggi: quali sono le sfide della nostra società, i problemi e i nuovi traguardi da raggiungere. La mia è stata una crescita molto consapevole e guidata dagli obiettivi. Credo che avere un obiettivo nella vita sia fondamentale. È come trovarsi davanti a una strada tortuosa oppure a una strada dritta: la strada dritta ti porta a centrare l’obiettivo. Una strada piena di dubbi, conflitti e ansie non la auguro a nessuno. È importante avere sempre un obiettivo che ti porti lontano. Io, devo dire, ho sempre cercato di raggiungerlo nella famiglia, nel lavoro e nella vita. Mi considero una donna felice.

Teresa Ferrarese, che tipo di progetto è quello che segue con Dress for Success? Di cosa parliamo? Quali sono l’impegno e i progetti portati avanti da questa associazione?
L’associazione è arrivata a Roma nel 2017, quindi l’anno prossimo festeggeremo dieci anni in Italia. Tutto è nato grazie a Francesca Jones. Aveva un’amica a New York che le aveva fatto conoscere il progetto e, in un momento in cui anche lei stava cercando una nuova direzione, lo propose a me e a un’altra co-founder, Rosalba Saltarelli. Siamo in tre, quindi, ad aver fondato Dress for Success Roma. All’inizio ci siamo dette: “Proviamoci”. E poi, gli americani sono rigorosissimi: planning, budgeting, organizzazione… Abbiamo preparato tutto, presentato i dati e ci siamo lanciate in questo progetto che oggi, dopo quasi dieci anni, posso definire un grandissimo progetto. Dal 2017 abbiamo aiutato più di 700 donne nella ricerca del lavoro. Gli Stati Uniti ci hanno dato la possibilità di utilizzare il brand, ma noi lo abbiamo adattato alla realtà romana e italiana, fatta di disoccupazione, migrazione, donne vittime di violenza. Le donne che si rivolgono a noi trovano sempre la porta aperta. I percorsi sono completamente gratuiti. E la cosa più bella è che, nel momento in cui affrontano il primo colloquio di lavoro, noi doniamo loro un outfit completo, dopo una consulenza d’immagine fatta dalle nostre volontarie e consulenti. In quel momento si sentono vestite dentro e fuori. L’abito ha un valore importante: spesso si dice che contano solo le soft skills, ed è vero, ma anche l’abbigliamento contribuisce alla sicurezza e alla consapevolezza di sé.

Quanto conta l’autostima nel percorso professionale di una donna?
Conta tantissimo. Noi lavoriamo proprio per far emergere nelle donne la consapevolezza di ciò che possono essere e di ciò che possono fare. Organizziamo corsi di formazione su tanti temi: dall’intelligenza artificiale al colloquio di lavoro. A breve avremo anche un coach della voce che insegnerà a modulare il tono a seconda delle situazioni: un colloquio, il rapporto con un capo, il modo di esprimersi, l’uso degli intercalari. Siamo sempre alla ricerca di professionisti che possano donare le loro competenze, perché tutto quello che facciamo è gratuito. Abbiamo bisogno che le persone mettano a disposizione il proprio sapere per aiutarci. I risultati, però, sono molto buoni e sempre più aziende si stanno avvicinando a noi. Finalmente ci stanno conoscendo.

C’è una storia di una donna che avete accompagnato nel rientro nel mondo del lavoro che l’ha colpita particolarmente?
Le storie sono tante. Abbiamo anche raccolto diverse testimonianze, e sono tutte differenti, perché diverso è l’approccio di ogni donna. Già il fatto di prendere il telefono e chiamarci, per me, è un atto di coraggio. Molte di loro all’inizio minimizzano, dicendo: “Non è niente, non abbiamo nulla in mano”. Ma con noi non è così. Io dico sempre che applichiamo le “tre A”: accogliamo, ascoltiamo e accompagniamo. Questo è fondamentale. Alcune tornano anche per un secondo percorso lavorativo. Parliamo davvero di tanti tipi di donne. Abbiamo sia donne migranti sia donne italiane che stanno cercando una nuova possibilità.

Chi sono le donne che si rivolgono a Dress for Success?
Sono donne molto diverse tra loro. Ci sono ragazze di 18 o 19 anni che non sanno ancora quale direzione prendere e che seguiamo con percorsi di orientamento. Ci sono donne che hanno perso il lavoro a causa della maternità, donne che non si sentono bene nel proprio ambiente lavorativo e vogliono reinventarsi, donne interessate all’imprenditorialità e che vogliono capire come avviare un percorso autonomo. E poi ci sono donne che non sapevano neppure di avere determinate capacità e competenze, e noi lavoriamo proprio per aiutarle a tirarle fuori.

Teresa Ferrarese, quali sono gli ostacoli più difficili che vede affrontare queste donne in Italia?
Parlo soprattutto della nostra realtà romana. Abbiamo vinto bandi anche in Campania, abbiamo partecipato all’Erasmus e accompagnato le nostre beneficiarie in Spagna per corsi legati al work dress. Facciamo davvero tante attività. Ma l’ostacolo più grande, sinceramente, è che spesso le aziende non offrono lavori adeguati. È difficile. Il mio sogno sarebbe creare un vero matchmaking tra aziende e associazione. La missione di Dress for Success non è “trovarti lavoro”, perché non siamo un ufficio di collocamento. Però sarebbe bellissimo poter mettere in contatto diretto le aziende con donne già preparate e formate. Noi facciamo parte anche della Rete Inclusione Donna e collaboriamo con tante associazioni, come Telefono Rosa, nella lotta alla violenza di genere. Una delle cose più importanti che tocchiamo con mano ogni giorno è la violenza economica. Ed è terribile.

Secondo lei, che cos’è l’empowerment?
Per me empowerment significa forza. Dare forza alle donne per una rinascita.

Cosa si augura Teresa Ferrarese per Dress for Success?
Mi auguro che sempre più persone abbiano voglia di diventare volontarie, perché abbiamo davvero bisogno di aiuto. Attualmente siamo circa 54 volontari attivi e lavoriamo tantissimo. Gli iscritti sono circa 240: un bellissimo esercito di sostenitori. Ma ciò che mi interessa davvero è che tutti diventino ambassador di quello che facciamo. O meglio, di quello che le donne fanno per sé stesse. Perché già nel momento in cui una donna alza il telefono o scrive una mail dicendo “ho bisogno del vostro aiuto”, sta compiendo un passo enorme. I nostri orientatori sono tutti professionisti e seguono anche un corso interno per allinearsi al nostro metodo. Non possiamo lasciare donne fragili in mano a persone che non sappiano cosa dire o come comportarsi. Parliamo di un materiale umano preziosissimo.

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