Una vita calcando palcoscenici di tutto il mondo, amando la musica e l’arte di restare libera. Conosciamo meglio l’artista tedesca Ute Lemper.
Elegante, cosmopolita, ironica, intensa. Ute Lemper è una delle ultime grandi dive internazionali capaci di attraversare teatro, musica e cinema mantenendo una cifra artistica riconoscibile e indipendente. In questa intervista, tradotta per noi da Elisabetta Castiglioni, ci parla del suo lungo percorso tra Europa e Stati Uniti, della sua famiglia, dell’evoluzione del ruolo delle donne e del rapporto sempre più fragile tra arte e verità, in questa epoca altamente digitale. Continuamente in giro per il mondo, Ute Lemper ci confessa di essere ancora una sognatrice.
Per chi ancora non la conoscesse, come si descriverebbe Ute Lemper?
Sono un’artista internazionale, cantante, attrice e compositrice nata in Germania, la cui carriera si estende da oltre quarant’anni in tutto il mondo. Ho iniziato a incidere e a esibirmi negli anni ’80, anche in Italia, e ho lasciato il segno su molti palcoscenici internazionali come interprete della musica di Kurt Weill e dei compositori della Repubblica di Weimar, di Piaf e Marlene Dietrich, nei musical e nel cinema, a Broadway, a Londra, a Parigi e a Berlino. Ricordo molto bene la mia prima tournée al Teatro Piccolo di Milano nel 1987, con concerti dedicati a Weill.
Vivo da trent’anni a New York, sono madre di quattro figli, ormai quasi tutti adulti. Mi sono sposata due volte, sono alta, slanciata e preferisco uno stile elegante e raffinato, ma posso anche essere grintosa e diretta, con un tocco di provocazione. Ho fatto molte cose e sento che la mia vita sia diventata un viaggio pieno, che non è ancora terminato. Ho un grande entusiasmo e sono ancora una sognatrice: continuo a credere nella dimensione spirituale ed elevatrice dell’Arte.
Come si diventa Ute Lemper? Il suo percorso professionale e personale.
È stato un lungo cammino, pieno di sfide e meraviglie. Ho sempre sentito, fin da bambina, che la musica fosse la mia migliore amica, che la vita e la sua elevazione si riflettessero soltanto nella musica. Così ho iniziato presto a danzare, cantare, suonare il pianoforte e a sperimentare la gioia di esprimermi attraverso la musica.
I miei primi vent’anni sono stati dedicati a molti spettacoli di Broadway e alla registrazione di quindici album, dai grandi songbook di Weill alla chanson francese, fino al jazz e ai musical. Ho iniziato a scrivere la mia musica venticinque anni fa e ho amato creare progetti, inventare, comporre, registrare e dirigere le mie visioni artistiche.
Ho realizzato concerti dedicati alle musiche scritte dai prigionieri ebrei durante l’Olocausto e uno spettacolo interamente dedicato al mio incontro con Marlene Dietrich nel 1987. Ho visto i miei album passare dal vinile ai CD, poi a Spotify e oggi essere reinventati dall’intelligenza artificiale. Ho attraversato un intero ciclo e continuo a essere sopraffatta dal modo in cui il progresso e la tecnologia stanno reinventando anche l’ARTE.
Che rapporto ha con la maternità?
Sono molto felice e orgogliosa di essere madre e, a dire il vero, questa è la mia più grande fonte di ispirazione nella vita. Essere madre mi ha aiutata a restare con i piedi per terra. Sono rimasta umile e riconoscente per le cose semplici della vita: la famiglia, la salute, l’innocenza, la natura e la gioia autentica. La pandemia ha rafforzato ancora di più questa dimensione domestica e semplice della mia esistenza.
Mi sono emancipata molte volte e continuo a doverlo fare quotidianamente per restare lucida e libera nel mio percorso. Non mi piace essere controllata né essere trattata con mancanza di rispetto. Ho bisogno di libertà, nel lavoro e nelle relazioni. Questo richiede scelte costanti per restare fedele alle mie idee e alla mia raffinatezza. Pretendo molta dedizione dalle persone con cui lavoro, dai miei figli e da me stessa, e naturalmente sono completamente emancipata anche nel mio matrimonio.
Ute Lemper, che cosa cerca ancora oggi, emotivamente, quando sale sul palco?
Amo ancora quel momento intenso della vita sul palco: la celebrazione della musica e della libertà che esiste dentro la musica, l’emozione autentica, la profondità dell’anima e la fragilità del cuore.
Quanto il teatro può ancora contribuire a ridefinire l’immagine femminile nella società contemporanea?
Io stessa cerco di vivere una raffinatezza senza tempo e accolgo l’invecchiamento come un fattore liberatorio. Oggi sono molto più vicina all’essenza delle mie scelte rispetto a trent’anni fa. Cerco di restare lucida e forte senza arrendermi alla pressione e alla paura. Cerco di godermi ogni momento del cammino, perché è tutto ciò che abbiamo: il viaggio. Non possiamo fermarlo o trattenerlo, possiamo solo abbracciare il processo, i continui cambiamenti di prospettiva ed emozione, il corpo che attraversa sempre difficoltà e adattamenti, e i compromessi necessari per restare positivi.
Il bicchiere non è mai pieno: è sempre solo mezzo pieno, e io non lo vedo mai mezzo vuoto. Le donne hanno conquistato molto, ma spesso affrontano ancora la doppia sfida di essere madri e donne in carriera allo stesso tempo, sostenitrici economiche e guerriere dal grande cuore, raramente fredde, egoiste o vanitose come gli uomini possono essere. Credo che le donne rappresentino spesso una saggezza molto più profonda di quella maschile, una saggezza fondata su una connessione più intensa con il cuore che dona.
In questo momento è in tournée in Italia. Che rapporto ha con il nostro Paese?
Mi esibisco in Italia da oltre quarant’anni e sento di aver costruito un rapporto attraverso i decenni. Sono sempre grata quando nuovi giovani fan mi scoprono… anche se forse ormai mi considerano un dinosauro.
Ute Lemper, ha lavorato tra Europa e Stati Uniti confrontandosi con culture artistiche molto diverse. Dove si sente più libera dal punto di vista creativo?
Mi sento artisticamente libera su ogni palco e da molto tempo sono il mio stesso capo: uno spirito libero che non accetta troppi compromessi, se non quelli inevitabili.
Spesso resto stupita dal fatto di avere un pubblico in così tanti Paesi, e mi sento privilegiata e grata. Ma ho anche lavorato duramente per inventare sempre nuovi progetti: alcuni di successo commerciale, altri veri atti d’amore, molto impegnativi anche per il pubblico.
Ho raccontato molte storie diverse sul palco, indossato molti costumi musicali ed estetici, interpretato repertori differenti, ma ho sempre cercato il filo rosso della mia vita attraverso tutte queste esplorazioni.
In un mondo dominato dalla comunicazione veloce e digitale, pensa che il pubblico abbia ancora bisogno della profondità emotiva del teatro e della musica dal vivo?
La musica dal vivo è l’unica cosa realmente autentica che abbiamo oggi. Tutto ciò che esiste in una registrazione, in un filmato, su Internet o su qualsiasi piattaforma digitale è alterato nella sua verità e originalità, ed è spesso manipolato dalla tecnologia e dall’intelligenza artificiale. Solo sul palco si vede un essere umano raccontare una storia con il cuore spezzato e con qualità profondamente umane, come l’imperfezione e l’improvvisazione intuitiva.
Crede che oggi gli artisti abbiano ancora una responsabilità civile?
Ogni artista sceglie se impegnarsi o meno e riflettere la politica nella propria arte, ma ogni artista dovrebbe comunque riflettere la condizione umana, che è una reazione al mondo in cui viviamo.
Il cuore batte in risposta allo stress, al dubbio, alla preoccupazione, alla paura, alla rabbia e alla disperazione, e l’arte è il risultato di quel battito.
Cosa c’è dietro l’angolo per Ute Lemper?
Sto sperimentando nuove idee e rivisitando progetti del passato. Ho anche alcuni spettacoli completamente nuovi. Paris Paris è dedicato alla grande chanson francese, eterna nella sua poesia e nel suo esistenzialismo. Un altro progetto è il mio omaggio a Grete Stern, dal Bauhaus a Buenos Aires: le sue visioni e le sue opere mi hanno ispirata a creare uno spettacolo come animazione visiva e musicale. Sto anche per riavere uno dei miei figli a casa dopo il college, sto organizzando il matrimonio di mia figlia, forse presto diventerò nonna grazie alla futura famiglia del mio figlio maggiore, e continuo a cercare di tenere il mio figlio adolescente lontano dai social media e dal telefono… e convincerlo a leggere un libro!