La SID ha promosso il convegno ‘Il Valore della differenza’ sul gender gap in sanità e nel mondo accademico scientifico

La Società italiana di diabetologia (SID), guidata dalla prof. Buzzetti, denuncia lo stato di disuguaglianza di genere nel settore sanitario e il gender gap anche in quello accademico in occasione del convegno promosso insieme a Sapienza Università di Roma

Il tetto di cristallo nel mondo sanitario e accademico
Il pionierismo non è (ancora) parità di genere. Il tetto di cristallo nel mondo della sanità e dell’accademia può però rivelarsi ancora difficile da rompere, visto che il futuro potrebbe segnare addirittura una regressione per via dei sistemi di Intelligenza Artificiale addestrati solo su modelli maschili.

Gender gap in accademia
Durante il convengo “Il Valore della differenza” sul gender gap in sanità e nell’accademia, promosso dalla SID, la società scientifica ha preannunciato un Position Statement sul tema, “perché 21 rettrici su 85, il 27% di professori ordinari donne e il 23% di quote rosa tra i primari non bastano per parlare di uguaglianza”.

I dati
In meno di cinque anni il numero di donne alla guida delle università italiane è più che raddoppiato: oggi le magnifiche rettrici italiane sono 21 su 85 (il 25% del totale) e quasi tutte portano con sé un primato storico. Torino aspettava la sua prima rettrice da 621 anni, Padova da 800. La Sapienza, la più grande università d’Europa, fondata nel 1303 ha avuto la sua prima rettrice soltanto nel 2020. La Lombardia è per ora la regione più virtuosa: su 15 università, 7 sono a guida femminile. A Milano, 5 atenei su 8 hanno una rettrice.

Un’incrinatura nel tetto di cristallo
Traguardi straordinari che rischiano di illudere. Il tetto di cristallo si sta incrinando, ma troppo lentamente. Basta infatti scavare appena sotto la superficie per trovare il vuoto strutturale: solo il 27% dei professori ordinari italiani è donna. Nell’area clinica si scende al 23%. Stessa percentuale dei Direttori di UOC – le primarie ospedaliere – in Italia. Fuori dalle aule, le carriere femminili restano più fragili, i ruoli apicali ancora prevalentemente maschili.

 Un limite strutturale
“Il mancato accesso delle donne ai ruoli di leadership non è solo una questione di equità, ma un limite strutturale che penalizza la qualità dell’innovazione, la competitività della ricerca e l’efficacia dell’intero sistema sanitario. Sprecare talento è un errore che nessun sistema può permettersi” afferma la professoressa Raffaella Buzzetti, presidente della Società Italiana di Diabetologia e prima donna a ricoprire questa carica nei sessant’anni di vita della SID.

Il gender gap accademico e sanitario
La scarsa presenza delle donne in posizioni apicali è un gap sistemico, un meccanismo che si autoriproduce. Una ricercatrice brillante rallenta la carriera per la maternità; nel frattempo il collega accumula pubblicazioni, grant, relazioni congressuali. A 45 anni lui è ordinario e candidabile a primario. Lei no. Non per scarso merito, ma perché il sistema è calibrato su profili biografici maschili, di carriera lineare, senza interruzioni. Un bias che si sta trasferendo anche all’intelligenza artificiale.

IA al maschile
Il futuro potrebbe far segnare una regressione, con i sistemi di intelligenze artificiale ‘addestrati’ solo su modelli maschili. D’altro canto Sam Altman, Elon Musk e Mark Zuckerberg, che hanno in mano il presente e il futuro dell’intelligenza artificiale, sono tutti uomini. E questo non è un dettaglio da poco: è un indicatore.

Il pericolo per la salute femminile
I modelli predittivi per diagnosi e terapie sono stati sviluppati su dataset prevalentemente maschili, come quelli derivanti da molti trial clinici storici, costruiti intorno a popolazioni a netta prevalenza maschile. E un algoritmo addestrato su coorti di uomini può portare a sottostimare sistematicamente il rischio nelle donne. “Si parla sempre più di leadership femminile, ma le voci femminili in posizioni di comando restano pochissime. E questo rischia di influenzare concretamente i valori e le priorità con cui questi sistemi vengono sviluppati” sottolinea la professoressa Buzzetti.

Il convegno
Il convegno, coorganizzato con la prof. Mary Anna Verneri – ordinario di Scienze di Laboratorio alla Sapienza – ha articolato la riflessione intorno a tre assi tematici: l’analisi dei dati e delle determinanti del gender gap; le dimensioni biologiche, culturali e organizzative che contribuiscono al divario; l’identificazione di strumenti di governance e di buone pratiche replicabili.

Il Position statement
Per evitare che tutto resti sul piano della dichiarazione d’intenti, verrà redatto un Position Statement, un documento di principi, impegni e raccomandazioni operative per promuovere equità e trasparenza nei percorsi di carriera, valorizzazione del merito e accesso equilibrato alla leadership. Perché – come conclude la Prof. Buzzetti – “il valore della differenza non è uno slogan: è un impegno istituzionale. Il Position Statement che ne rappresenterà l’output sarà uno strumento per trasformare l’analisi in indirizzo e la riflessione in responsabilità condivisa”.

Nell’immagine di copertina la prof. Buzzetti, presidente SID.

Potrebbe interessarti