Società Salute e benessere

Intervista esclusiva a Olga Cola

Accettare l’imperfezione, il primo passo verso la libertà. Lo sostiene Olga Cola, manager che ha trasformato le difficoltà in impegno concreto per le donne

Ci sono persone che riescono a trasformare le ferite in forza e le esperienze più difficili in occasioni per aiutare gli altri. È il caso di Olga Cola, manager e imprenditrice, madre e attivista, capace di costruire il proprio percorso professionale e umano attorno a un valore, fil rouge di ogni sua scelta: la cura. Delle persone, delle relazioni, delle opportunità. Con lei a- conosciuta attraverso i social – abbiamo parlato di resilienza, leadership femminile, parità di genere e del ruolo fondamentale che uomini e donne devono avere insieme nel cambiamento culturale.

Per chi ancora non la conoscesse, come si descriverebbe Olga Cola?
Sono innanzitutto una mamma e un’imprenditrice. Sono una donna che nella vita è sempre stata molto determinata, ma anche molto resiliente. Se dovessi trovare un filo conduttore che attraversa tutto il mio percorso, sceglierei la parola cura. Fin dagli studi mi sono occupata dell’ambito scientifico e della cura dal punto di vista medico. Successivamente, come imprenditrice, sono approdata al settore della dermatologia, che non riguarda soltanto l’estetica, ma anche la cura di sé, l’autostima e il benessere della persona. Accanto a questo c’è sempre stato l’impegno sociale, per me fondamentale: la cura del prossimo e di chi vive maggiori difficoltà. In particolare, la mia attenzione si è sempre rivolta alle donne e ai bambini. Credo che sia proprio questo a caratterizzarmi: un forte legame con tutto ciò che riguarda la cura.

Come si diventa Olga Cola? C’è stato un momento, anche difficile, che ha segnato la svolta nel suo percorso?
La donna che sono oggi è il risultato di un percorso che inizia da molto lontano, dall’infanzia. È per questo che dico sempre che i più grandi investimenti vanno fatti nei giovani. Da bambina ho dovuto convivere con una patologia cronica. Questa esperienza mi ha insegnato disciplina, resilienza e costanza. È stata una palestra di vita molto importante. Successivamente ho perso mio padre in modo improvviso quando ero ancora giovane. È stato un evento traumatico, ma anche profondamente formativo. Mi ha aiutata a diventare una persona determinata, con obiettivi chiari, orientata ai risultati e capace di affrontare gli ostacoli senza lasciarsi abbattere. Ho sempre cercato di vedere le difficoltà come occasioni di crescita. La resilienza è un concetto che porto con me ogni giorno e che trasmetto anche ai miei team. È una qualità straordinaria, soprattutto per noi donne, e va coltivata. Molti degli eventi più difficili della mia vita hanno contribuito a costruire la persona che sono oggi. Ho raggiunto diversi traguardi, ma sempre con la consapevolezza che errori e cadute non rappresentano una sconfitta, bensì un’opportunità per fare meglio.

È un messaggio che rivolgo spesso alle giovani donne. Viviamo in una società che alimenta continuamente l’ansia da prestazione e l’idea di dover essere perfette. Ma la perfezione spesso blocca il potenziale. Dobbiamo imparare ad accettare l’imperfezione e a considerare gli errori come uno degli strumenti più preziosi per crescere e raggiungere i nostri obiettivi.

Vera Gheno, in una recente intervista, parlava dei fallimenti come di “inaspettate opportunità”.
È esattamente ciò che penso anch’io. Lo vedo nella mia esperienza personale, come imprenditrice e come madre. Non dobbiamo inseguire un ideale di perfezione che spesso è stato imposto culturalmente alle donne. È un modello che finisce per diventare un limite. Accettare l’imperfezione e i fallimenti significa aprirsi a grandi opportunità di crescita.

Tra i tanti traguardi che ha raggiunto, ce n’è uno che le sta particolarmente a cuore, soprattutto per quanto riguarda il supporto alle donne?
Sicuramente il lavoro svolto con l’associazione Women Care. In pochi anni abbiamo realizzato numerose iniziative e alcune mi hanno dato enormi soddisfazioni, soprattutto quelle dedicate al percorso di uscita dalla violenza e al recupero dell’autonomia delle donne vittime di violenza fisica ed economica. Vedere donne che avevano smesso di sorridere ritrovare fiducia, libertà e dignità è qualcosa di straordinario. Attraverso percorsi di formazione, borse di studio, stage in azienda e una rete concreta di sostegno, abbiamo accompagnato molte di loro nella ricostruzione della propria vita. Questa è probabilmente una delle soddisfazioni più grandi, soprattutto quando nel percorso sono coinvolti anche dei minori.

Olga Cola è Presidente di Women Care Association: quali sono gli obiettivi dell’associazione?
Women Care nasce per contrastare ogni forma di discriminazione, stereotipo di genere e violazione dei diritti umani. La lotta alla violenza contro le donne rappresenta uno dei nostri principali ambiti di intervento, ma il nostro lavoro riguarda la vita delle donne a 360 gradi: occupazione, formazione, empowerment, leadership, permanenza nel mercato del lavoro, superamento del cosiddetto “soffitto di cristallo” e dello “sticky floor”. Un aspetto fondamentale è che non lavoriamo donne per le donne, ma insieme agli uomini. Siamo convinti che questi temi debbano essere affrontati da tutta la società. I primi alleati del cambiamento devono essere gli uomini. Se il cambiamento non parte anche da loro, rischia di essere incompleto e inefficace. Uomini e donne devono lavorare insieme per costruire una società più evoluta. Abbiamo ancora una profonda ferita culturale, come dimostrano i numeri legati ai femminicidi e alle violenze. Per questo coinvolgere gli uomini è fondamentale. Escluderli da questo percorso sarebbe un errore.

Nella nostra associazione uomini e donne sono presenti in numero quasi equivalente. Molti ricoprono ruoli di responsabilità nei rispettivi settori e rappresentano preziosi testimonial delle nostre battaglie. Ognuno porta la propria esperienza professionale e personale, contribuendo alla sensibilizzazione e alla diffusione di una cultura del rispetto e dell’inclusione.

Olga Cola, qual è il prossimo appuntamento importante per Women Care?
Abbiamo appena realizzato diversi eventi di grande rilevanza, tra cui un convegno al Senato dedicato al recepimento della direttiva europea sulla trasparenza salariale. Si tratta di un tema centrale, perché affrontare il gender pay gap significa intervenire su una delle principali disuguaglianze che ancora caratterizzano il mondo del lavoro. Tuttavia, il vero valore della normativa dipenderà da come verrà applicata nelle aziende. Noi abbiamo voluto affrontare questo passaggio non come un semplice adempimento burocratico, ma come un’opportunità per analizzare concretamente i modelli organizzativi, la governance e i sistemi retributivi. La trasparenza può aiutare a far emergere dinamiche che spesso rimangono invisibili. In Italia il divario retributivo di genere è ancora significativo, soprattutto se si considerano elementi come il lavoro part-time, le interruzioni di carriera e la minore presenza femminile nelle posizioni meglio retribuite.

Quali sono le conseguenze del pay gap?
Le conseguenze del pay gap non si fermano allo stipendio: incidono sulla previdenza, sulla sicurezza economica e sulla qualità della vita futura. Le donne vivono mediamente più a lungo degli uomini, ma spesso arrivano alla pensione con risorse economiche inferiori. Per questo è fondamentale continuare a portare questi temi all’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica, avanzando proposte concrete e misurabili. Continueremo a monitorare con attenzione gli effetti dell’applicazione della nuova direttiva.

Cosa c’è dietro l’angolo per Olga Cola?
Spero di poter continuare a essere un ponte. Attraverso la mia esperienza imprenditoriale, il mio impegno sociale e il mio ruolo di madre, vorrei rappresentare un esempio positivo per i giovani. Sono loro il vero investimento sul futuro. Tutto ciò che facciamo oggi ha una responsabilità enorme: creare le condizioni affinché la generazione di domani possa fare un ulteriore passo avanti. Molto dipende dalla cultura, che si forma fin dai primi anni di vita. Pensiamo che già a sei anni una bambina può iniziare a sviluppare una percezione delle proprie capacità influenzata dagli stereotipi che la circondano. Per questo sento una responsabilità profonda nei confronti delle nuove generazioni. È a loro che dobbiamo guardare quando pensiamo alle nostre azioni e alle nostre scelte.

 

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