Dalle Regioni Toscana

Attrazione di investimenti esteri in Toscana

Rinnovato il protocollo d’intesa tra Regione e Confindustria per l’attrazione di investimenti esteri in Toscana e il radicamento di aziende estere

La firma dell’accordo per l’attrazione di investimenti esteri in Toscana è stata apposta a Roma in occasione dell’Annual Meeting 2026 del Gruppo Tecnico Confindustria Imprese Estere, organizzato in collaborazione con la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome.

Capitali dall’estero, opportunità di lavoro per gli italiani
Se alcune grandi aziende lasciano l’Italia per portare investimenti (e lavoro) all’estero, in Italia si sta tentando ormai da anni di fare l’opposto, portando capitali esteri e opportunità di lavoro nel nostro Paese. In quest’ottica è stato rinnovato l’accordo (due precedenti patti erano stati firmati nel 2019 e nel 2022) tra Regione Toscana, Confindustria e Confindustria Toscana.

La firma
A firmare l’intesa sono stati il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, la vice presidente di Confindustria per l’export e l’attrazione degli investimenti Barbara Cimmino ed il coordinatore commissione multinazionali di Confindustria Toscana Paolo Ruggeri. Scopo dell’accordo è promuovere, rafforzare e favorire la presenza ed il radicamento di attività a capitale estero in Toscana. Mantenendo le attività a capitale estero che già operano sui territori e favorendone il radicamento nel tessuto economico, istituzionale e sociale.

 

I punti principali dell’intesa
Diffondere e potenziare a livello locale la conoscenza di ruolo e le potenzialità non solo a livello economico ma allargandole ai programmi di sostenibilità ambientale, economia circolare e welfare; promuovere lo scambio di esperienze tra Regioni e istituzioni nazionali (migliori procedure amministrative e autorizzative, accordi di mantenimento e consolidamento delle attività, proposte legislative, fiscali e promozionali). Sono questi i punti principali dell’intesa che delinea anche i compiti dell’Advisory Board di Invest in Tuscany, il comitato consultivo regionale deputato a favorire il confronto e la risposta istituzionale alle esigenze delle imprese estere o di rilevanza nazionale presenti o che intendono investire in Toscana.

Il monitoraggio
Sempre secondo l’accordo, Irpet e il Centro Studi di Confindustria Toscana provvederanno periodicamente a realizzare un’indagine per conoscere le dinamiche delle imprese estere e di quelle di grandi dimensioni. Verranno studiati i legami con le PMI nelle singole filiere produttive, la misura degli indotti, eventuali segnali preventivi di criticità e i fabbisogni di formazione, innovazione, servizi alle imprese, vantaggi derivanti dall’interazione tra le realtà locali e le catene di valore globali, ecc..

Invest in Tuscany
“Siamo state una delle prime regioni in Italia” ha spiegato il presidente Eugenio Giani “a creare nel 2010 un ufficio dedicato, Invest in Tuscany, e a delineare una strategia regionale per il mantenimento e l’attrazione di investimenti italiani ed esteri. I numeri ci hanno dato ragione: con 303 investimenti per un valore complessivo di 12,4 miliardi di euro nel periodo 2019-2025 abbiamo raggiunto il quinto posto a livello nazionale. Si tratta di realtà che non generano solo valore economico diretto, ma aiutano ad accelerare i processi di innovazione e promuovono la diffusione di competenze e tecnologie alle imprese locali, favorendo anche l’attivazione di collaborazioni che coinvolgono il tessuto imprenditoriale locale, università, centri di ricerca e soggetti aggregatori”.

Confindustria Toscana
“Il rinnovo di questo Protocollo” ha sottolineato Paolo Ruggeri, coordinatore della commissione multinazionali di Confindustria Toscana “conferma il valore di una collaborazione che ha dato nel tempo concretezza e continuità al rapporto tra istituzioni e impresa e che oggi si rafforza adattandosi all’evoluzione del contesto economico e alle nuove esigenze degli investitori internazionali. Le imprese a capitale estero sono una risorsa strategica per la crescita e la competitività del territorio. Il loro contributo non si misura soltanto negli investimenti che realizzano, ma anche nella capacità di generare innovazione, valorizzare le filiere produttive e creare nuove opportunità per i territori, facendo emergere un potenziale di sviluppo ancora ampio”.

 

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