Un tavolo convocato al Masaf per affrontare la crisi del grano duro. Confagricoltura chiede un fondo straordinario dedicato

Alla vigilia del tavolo convocato al Masaf per affrontare la crisi del grano duro, Confagricoltura chiede interventi tempestivi per tutelare la cerealicoltura nazionale.

La crisi del grano duro
La crisi del grano duro non deriva da una scarsità di prodotto, ma dal fatto che il prezzo riconosciuto agli agricoltori è considerato troppo basso rispetto ai costi di produzione. Il settore, a fronte della drastica perdita di redditività, fa i conti con costi di produzione in crescita del 10,5% in un anno. Il tavolo del Masaf serve a mettere intorno allo stesso tavolo produttori e industria per cercare di rendere più equilibrata la formazione dei prezzi e individuare eventuali interventi a sostegno della filiera, anche attraverso la nuova Commissione Unica Nazionale.

Il calo delle quotazioni di frumento
Primo ostacolo da superare è il calo delle quotazioni del frumento duro, oggi intorno ai 260 euro a tonnellata, rispetto al picco dei 515 euro raggiunto a metà 2022. Le organizzazioni agricole sostengono che il prezzo pagato ai produttori sia sceso a livelli che non consentono di coprire i costi di coltivazione. Alla base ci sono diversi fattori:

  • abbondante disponibilità di grano, sia italiano sia estero;
  • forti importazioni, soprattutto dal Canada, che è il principale esportatore mondiale di grano duro e che quest’anno dispone di una buona offerta;
  • domanda non particolarmente vivace da parte dell’industria molitoria e dei pastifici;
  • un mercato internazionale che, dopo i picchi registrati negli anni della guerra in Ucraina, è tornato su quotazioni decisamente inferiori.

 

Il confronto tra gli attori della filiera
Le associazioni dei produttori evidenziano soprattutto che: fertilizzanti, carburanti, sementi e manodopera continuano ad avere costi elevati; con le quotazioni attuali molte aziende agricole lavorerebbero con margini molto ridotti o addirittura in perdita; esiste uno squilibrio nella distribuzione del valore lungo la filiera, con gli agricoltori che sarebbero la parte più penalizzata. L’industria della trasformazione, invece, osserva che il prezzo del grano dipende dalle normali dinamiche del mercato internazionale e dall’incontro fra domanda e offerta.

Il tavolo al Masaf
Il Ministero dell’Agricoltura (Masaf) ha convocato un tavolo di confronto tra tutti i soggetti della filiera (organizzazioni agricole; stoccatori e commercianti; molini; industria della pasta; cooperative; rappresentanti istituzionali) con l’obiettivo di cercare soluzioni condivise per affrontare la fase di mercato e ridurre le tensioni tra produttori e trasformatori. In particolare, al tavolo si discuteranno i seguenti argomenti:

  • l’andamento delle quotazioni del grano duro;
  • la trasparenza nella formazione dei prezzi;
  • i contratti di filiera tra agricoltori e industria;
  • il ruolo delle importazioni;
  • eventuali misure di sostegno al comparto;
  • strumenti per garantire un prezzo più stabile nel tempo.

 

Maggiori controlli sulle importazioni
Uno dei temi più delicati riguarda il grano canadese. Le organizzazioni agricole chiedono maggiori controlli e sostengono che l’ingresso di grandi quantità di prodotto estero eserciti una pressione al ribasso sui prezzi italiani. L’industria pastaria replica che, pur essendo il grano italiano essenziale per la qualità della pasta, la produzione nazionale non è sufficiente a coprire il fabbisogno dei pastifici e pertanto occorre continuare a importare quote significative di grano duro.

La Commissione unica nazionale
Uno degli strumenti introdotti dal Masaf è la Commissione Unica Nazionale (CUN) del grano duro, nata nel 2026 per elaborare un prezzo indicativo nazionale e rendere più trasparente il mercato. La CUN riunisce in modo paritetico rappresentanti della produzione e dell’industria e pubblica settimanalmente quotazioni di riferimento.

 

La proposta della creazione di un Fondo
Per Confagricoltura occorre istituire un fondo straordinario dedicato, rafforzare i contratti tra produttori e trasformatori concentrando maggiori incentivi economici sugli agricoltori (non erogando quindi a favore dell’industria) eliminando il de minimis e consentendo di superare la soglia dei 50 ettari per contributo. La misura – spiega Confagricoltura – valorizzerebbe le produzioni agricole di qualità, riconoscendo un premio economico ai produttori più virtuosi e garantirebbe maggiore stabilità di quantità e prezzi, su un orizzonte pluriennale.

Le altre proposte di Confagricoltura
Si dovrebbe, inoltre, limitare l’incentivo ai contratti di filiera, al solo frumento duro destinato alle semole e alla pasta con grano 100% italiano. Confagricoltura propone, poi, di rivedere la normativa sull’etichettatura della pasta secca per valorizzare maggiormente la materia prima nazionale prevedendo che l’indicazione del Paese di origine e di lavorazione del grano duro sia riportata sul fronte-pacco, con evidenza e con caratteri di dimensione almeno doppia rispetto a quella attualmente prevista. La proposta è anche di innalzare la soglia minima di frumento duro italiano (dall’attuale 50% al 75%) necessaria per poter riportare in etichetta la dicitura “grano italiano” più UE o Extra UE.

Salvaguardare la liquidità delle imprese
Altro importante tema di confronto secondo la Confederazione deve essere quello della salvaguardia della liquidità delle imprese agricole tramite interventi per la copertura degli interessi sui finanziamenti, l’attivazione di cambiali agrarie ISMEA e di contributi a fondo perduto, e la sospensione per dodici mesi delle rate dei mutui e degli altri finanziamenti e rinegoziazione prestiti.

L’ultima parola al Masaf
Il tavolo convocato dal Masaf rappresenta il primo banco di prova per verificare se alle richieste avanzate dal comparto seguiranno misure concrete a sostegno della cerealicoltura. L’attenzione è ora rivolta agli esiti del confronto e alle eventuali iniziative che il Ministero deciderà di mettere in campo nelle prossime settimane per affrontare la crisi del grano duro.

 

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