La crisi nel comparto del riso si sta protraendo e gli agricoltori stanno pensando di abbandonare questo tipo di coltura. Un tavolo nazionale previsto il 30 luglio

L’abbandono della coltura a causa della crisi nel comparto del riso, per dedicarsi ad altre più remunerative, significherebbe per l’Italia, primo produttore europeo di riso, significherebbe non solo perdere la leadership della produzione europea, ma compromettere in modo irreparabile un settore economico con una forte tradizione storica, profonde radici con il territorio e un avanzato stato di innovazione tecnologica.

L’allarme delle aziende
L’allarme delle aziende trova riscontro in dati concreti: a fronte di una disponibilità complessiva di prodotto sostanzialmente stabile rispetto alla campagna precedente, il mercato del riso registra oggi una forte contrazione. Le quotazioni alla produzione continuano a scendere, comprimendo ulteriormente i margini degli agricoltori italiani e aggravando una condizione già critica per l’intero comparto.

Il tavolo
La grave situazione sarà oggetto di approfondimento del tavolo nazionale, richiesto da tempo da Confagricoltura e convocato il 30 luglio alla presenza del ministro Lollobrigida. Scopo del Tavolo sarà difendere il valore del comparto e il suo futuro. Un futuro critico anche per la crescente difficoltà a collocare il prodotto sul mercato.

La crisi del comparto del riso
La difficoltà di collocare il prodotto sul mercato crea una situazione di erosione della redditività delle aziende agricole, indebolisce la capacità di programmazione degli operatori e mette sotto pressione la tenuta di tutta la filiera nazionale. Pesa soprattutto il forte aumento delle importazioni di riso dai Paesi extra UE. L’afflusso crescente di prodotto estero nel mercato europeo alimenta infatti un eccesso di offerta, accentua la pressione al ribasso sui prezzi e ostacola la piena valorizzazione del riso nazionale.

I numeri
Nei soli primi tre mesi del 2026 le importazioni in volume sono aumentate del 29%, percentuale che sale al 47% rispetto a due anni fa. In valore, l’aumento dell’import di riso dal 2024 è stato del 17%. In questo contesto, la politica commerciale dell’Unione, orientata a una progressiva apertura dei mercati internazionali e alla liberalizzazione degli scambi, desta forte preoccupazione tra gli operatori del settore, che vedono un ulteriore arretramento della competitività del riso italiano ed europeo.

 

Le idee di Confagricoltura
Confagricoltura sta definendo una serie di proposte per il settore, non solo sul piano dei controlli alle importazioni, ma anche sugli incentivi agli agricoltori per la stipula di contratti di filiera e alla programmazione delle produzioni, allo stoccaggio, oltre alla promozione di buone pratiche per l’uso razionale di acqua in risaia e per una maggiore aggregazione dei produttori.

 

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