In un mondo che corre e che trattiene il respiro, la musica classica ci insegna ad ascoltare, tra emozione e disciplina: la missione di Tiziana Fabietti
Innamorata della musica classica, del canto e della cultura che tutto quel mondo sa diffondere. Tiziana Fabietti, soprano, docente e voce del Music Fest di Perugia – di cui oggi è vicepresidente – racconta il suo percorso ma anche l’impatto di opere classiche nella società di oggi. Un incontro importante che ci rivela come viene accolta la bellezza e la complessità di un’opera lirica ai giorni d’oggi, in un momento storico in cui il motto “tutto e subito” disegna le scelte, specialmente dei più giovani. La incontriamo tra una masterclass e l’altra del Festival che si svolgerà fino al 31 luglio e dal 3 al 12 agosto.
Tiziana Fabietti, a chi ancora non la conosce, come si descriverebbe?
Mi descriverei come una cantante lirica un po’ fuori dagli schemi, perché cerco tantissimo di avvicinare il grande pubblico alla musica classica. Ad esempio, ho creato dei video su YouTube con delle “pillole d’opera” per far capire alle persone che la musica classica è già in mezzo a noi, anche se spesso non ce ne rendiamo conto. Molte sigle pubblicitarie, per esempio, sono tratte da opere o brani classici: mi piace raccontarlo, spiegare da dove arrivano e aiutare le persone a scoprire quei titoli. La divulgazione mi appassiona quasi quanto la musica stessa e credo sia fondamentale, perché è grazie alla cultura che possiamo andare avanti. Purtroppo, la musica classica non è così valorizzata e molti teatri stanno vivendo un momento difficile. Da cantante lirica, vivendo questa realtà dall’interno, sento che la divulgazione sia davvero la base. Anche per questo, all’interno del Music Fest, sono direttrice della sezione Voce e Opera. Dico “Voce” perché puntiamo moltissimo sulle masterclass e sulla formazione, coinvolgendo i giovani affinché possano perfezionarsi senza perdere il piacere del percorso. Quest’anno ospitiamo circa 120 studenti e 50 docenti provenienti da tutto il mondo. Per un mese si vive di musica, dalla mattina alla sera, ed è un’esperienza meravigliosa, sia da musicista sia da organizzatrice. Un’occasione di grande formazione su cui puntiamo molto.
Quanto incidono oggi i social nella divulgazione della musica classica e di festival come questo?
Tantissimo, ahimè. Oggi sono i principali canali di comunicazione. Anche noi, che inizialmente volevamo mantenere un’impostazione più tradizionale, con il solo sito web e gli strumenti classici, abbiamo dovuto adattarci. Io ho spinto molto in questa direzione. L’ufficio stampa, i giornali e la televisione restano importantissimi, ma se vogliamo raggiungere un pubblico giovane dobbiamo usare i mezzi che utilizzano i giovani: Instagram, TikTok… Le confesso che, pur avendo 42 anni, mi sento quasi una boomer quando parlo di TikTok, perché non è un social che utilizzo molto. Però bisogna stare al passo. Se vogliamo formare il pubblico di domani e accompagnare i ragazzi fino a una carriera artistica, dobbiamo partire dai bambini. Io credo tantissimo nella divulgazione fin dalle scuole elementari, se non prima. Per uno strumentista il percorso deve iniziare molto presto e infatti al festival valorizziamo anche i piccoli prodigi. È meraviglioso vedere bambini di sette anni comportarsi come veri professionisti, con lo smoking, serissimi. Invito sempre tutti a venire ad ascoltarli perché sono davvero straordinari. I social, però, hanno anche un lato negativo: ci hanno abituati a contenuti velocissimi e la soglia di attenzione si è abbassata tantissimo. Me ne accorgo anch’io: già un reel che supera il minuto sembra lunghissimo.
Tiziana Fabietti, quando ha capito che il canto lirico sarebbe diventato la sua strada?
A differenza degli strumentisti, che iniziano da bambini perché il corpo deve formarsi insieme allo strumento, il cantante lirico inizia generalmente più tardi. Anch’io, quando insegno, spiego sempre che prima dei diciotto anni la voce non è ancora completamente matura. Lo sviluppo completo arriva intorno ai trenta, trentacinque anni. Io mi sono avvicinata alla lirica a diciotto anni, nonostante mia madre fosse una grande melomane e mi abbia praticamente cresciuta con l’opera. Il bello è che, da ragazza, non mi piaceva affatto. Poi ci sono arrivata quasi per caso e lì ho capito quanto fosse straordinario questo mondo. Io non sono la classica cantante lirica che ama soltanto ascoltare l’opera. Amo soprattutto farla. Amo tutto quello che c’è dietro: lo studio della tecnica vocale, della recitazione, il lavoro sul palcoscenico. Mi piace dare emozioni al pubblico. Il mio primo concerto fu direttamente con un’orchestra. È stata una fortuna incredibile, perché normalmente non succede. Ricordo di essere stata rigida come un palo sul palco, ma proprio in quel momento ho capito che quella sarebbe stata la mia vita. Quello che mi affascina è imparare l’equilibrio tra emozionarsi ed emozionare. Lo insegno spesso anche durante le masterclass: se il cantante si lascia travolgere completamente dall’emozione, rischia di non riuscire più a trasmetterla al pubblico.
Tiziana Fabietti e la voce, uno strumento davvero particolarmente puro e delicato
Assolutamente. Se l’emozione diventa pianto, la laringe si contrae e la voce ne risente immediatamente. È proprio la condizione che dobbiamo evitare. È probabilmente lo strumento più difficile da studiare perché non è visibile: non possiamo osservarlo mentre lavora. Si vive davvero dentro una campana di vetro.
Quanto sacrificio richiede una carriera internazionale come la sua?
Ci si sposa con la musica. È una vita fatta di musica e di sacrifici. È vero che trasformare la propria passione in un lavoro è meraviglioso, ma ha anche un prezzo. Per dare tanto sul palco bisogna studiare tantissimo: ore e ore ogni giorno. Faccio sempre l’esempio dell’atleta. Un corridore non può allenarsi il giorno prima della gara: deve farlo ogni giorno, superando continuamente i propri limiti. La mia prima insegnante mi disse una frase che non ho mai dimenticato: “Se vuoi dare cento in concerto, durante lo studio devi essere al duecento per cento.” Questo porta inevitabilmente a sviluppare un perfezionismo enorme. Basta un respiro sbagliato per compromettere un’intera esecuzione. Per questo ai miei studenti insegno anche un’altra cosa: sì, studiate e sacrificatevi, ma godetevi il percorso. Se siete arrivati a metà dell’Everest, non guardate solo la cima che manca. Guardate anche tutta la strada che avete già percorso. La vita dell’artista è fatta quasi esclusivamente di sacrifici. Ho rinunciato a vacanze, festività, Natale, Pasqua con la famiglia. Molto spesso sono i miei amici, i miei familiari o il mio compagno a raggiungermi nei Paesi in cui mi trovo a cantare. È una vita bellissima, ma anche faticosa. Non esiste una vera routine. Da un lato è meraviglioso, dall’altro può essere difficile.
Tiziana Fabietti, qual è oggi il valore aggiunto della musica classica per la società?
Secondo me la musica classica ci aiuta a tornare a sentire, a sentire davvero noi stessi. È vero che è una musica colta e richiede un certo allenamento all’ascolto. Ma proprio per questo diventa una riscoperta delle emozioni. Mi è capitato di ricevere messaggi da persone che mi hanno confessato di non aver capito quasi nulla del testo che stavo cantando, ma di essersi emozionate profondamente. Attraverso i social mi sono arrivate lettere bellissime da persone che dicevano di aver ritrovato emozioni che pensavano di aver perso. Mi viene sempre in mente Oscar Wilde. Nell’introduzione de Il ritratto di Dorian Gray definisce l’arte “inutile”. Ed è proprio questa la sua grandezza: non serve alla sopravvivenza, eppure continuiamo ad averne bisogno. Abbiamo bisogno del cibo perché ci nutre il corpo. Abbiamo bisogno dell’arte perché nutre qualcosa di ancora più profondo. Credo che oggi, in un’epoca dominata dalla superficialità e dall’apparenza, la musica riesca ancora a far vibrare quelle corde dell’anima che spesso restano sopite.
Cosa c’è dietro l’angolo per Tiziana Fabietti?
Per il momento vedo soprattutto il festival: ci sta impegnando tantissimo e, ora che siamo entrati nel vivo, ancora di più. Ho ricevuto alcune proposte molto interessanti e probabilmente ci sarà una tournée verso la fine di dicembre. Io sono spesso in viaggio per lavoro e questa è una cosa che mi rende felice. Però sono anche un po’ superstiziosa e preferisco non parlare troppo dei progetti futuri… aspettiamo che si concretizzino.