Restare nel proprio posto di lavoro nonostante insoddisfazione cronica, per paura dell’incertezza economica o della difficoltà a trovare alternative valide. A differenza delle dimissioni silenziose, chi pratica il grumpy staying non riduce l’impegno: lavora, ma con malcontento visibile.
Il fenomeno è esploso nel 2023-2024, quando l’entusiasmo post-Great Resignation si è scontrato con mercati del lavoro meno dinamici e inflazione persistente. Riguarda soprattutto millennial e Gen X con responsabilità familiari, che non possono permettersi salti nel vuoto. Le aziende si trovano a gestire team tecnicamente presenti ma emotivamente disimpegnati, con impatti su clima interno e produttività.