L’autonomia si costruisce con un gesto alla volta: la storia di Assunta Legnante, campionessa paralimpica, oro nel getto del peso
A volte la vita decide per noi, costringendoci a riscrivere tutte le nostre abitudini. Può accadere dopo una malattia, un incidente o un cambiamento improvviso: movimenti e gesti che sembravano automatici, spontanei devono per forza essere imparati di nuovo. Un passo alla volta. La storia di Assunta Legnante, campionessa paralimpica e oro mondiale nel getto del peso, parte proprio da qui. Dalla perdita della vista, ma soprattutto dalla scelta di non rinunciare alla propria autonomia. Napoletana di nascita e marchigiana d’adozione per la sua carriera sportiva, Assunta Legnante ci racconta il suo percorso che va oltre i successi agonistici. Attraverso la tecnologia, l’allenamento, la fiducia verso il suo staff e una forza mentale coltivata nel tempo, ha saputo trasformare una sfida personale in un nuovo modo di vivere. Un esempio vero di adattamento, capace di offrire spunti utili a chiunque si trovi a ricominciare dopo che la vita cambia direzione.
Alle persone che ancora non ti conoscono, come si descriverebbe Assunta Legnante?
Una persona semplicissima. Alla fine, è proprio quello che sono. Ti faccio un esempio: ho appena cambiato casa, perché ne ho comprata una. I vicini del piano di sotto, essendo una bifamiliare, mi hanno detto: “Ma noi non ti sentiamo mai”. E cosa dovrebbero sentire? In questo periodo, poi, sto persino dormendo su un materasso per terra perché i mobili arriveranno a fine mese! Che confusione vuoi che faccia un’atleta? Vado a letto presto, mi sveglio presto, mi alleno, torno a casa e vivo una vita tranquillissima. Ecco, questa sono io: una persona normalissima e tranquilla.
Come si diventa Assunta Legnante? Qual è stato il tuo percorso atletico, professionale e, se vogliamo, anche personale?
È stata una vita piena di sliding doors, questo sicuramente. Mi ritrovo qui grazie, o forse per colpa, di tante vicissitudini che hanno segnato la mia vita fin da bambina. Giocavo a pallavolo e, a 13 anni, feci un provino per una squadra di Roma. Mi presero, ma i miei genitori mi dissero: “A 13 anni dove pensi di andare?”. Pochi giorni dopo partecipai ai Giochi della Gioventù con la scuola. Lì iniziai a fare atletica: correvo, saltavo, lanciavo e il getto del peso si rivelò subito la specialità in cui riuscivo meglio. Arrivarono le prime convocazioni in Nazionale. Mi diplomai in ragioneria e volevo diventare insegnante di educazione fisica. Feci le prove fisiche e le visite mediche al vecchio ISEF, ma fui scartata per i problemi agli occhi. E io che faccio? Sul treno di ritorno da Napoli a Frattamaggiore chiamai la Federazione e dissi: “Trovatemi un allenatore perché io voglio andare alle Olimpiadi”. Me ne trovarono uno ad Ascoli. Due settimane dopo ero lì, due anni dopo ci abitavo e, da allora, non sono più andata via.
Assunta Legnante, un percorso sportivo accompagnato anche da una sfida personale importante.
Sì. Sono nata con un glaucoma congenito, quindi sono stata ipovedente fin dalla nascita. Avrei potuto essere un‘atleta paralimpica da subito, ma ho voluto fare tutto quello che era nelle mie possibilità nel mondo normodotato, anche se qualche porta in faccia l’ho presa. Poi la situazione è peggiorata e, nel 2012, la luce si è spenta completamente.
E come sei ripartita?
Sono ripartita perché non mi andava di fare la disabile sul divano di casa. E guarda che io sono molto pigra, quindi ci sarei anche stata bene. Il giorno in cui mi dissero che non avrei più visto ricevetti una telefonata dalla FISPES e dal CIP. Mi chiesero: “Lo sai che a settembre ci sono le Paralimpiadi di Londra?”. Io risposi: “Le Paralimpiadi? È un anno che non mi alleno e non ho mai visto come funziona il getto del peso per non vedenti. Spiegatemi un po’”. Dopo due ore di chiacchierata chiesi soltanto una cosa: “Qual è il record del mondo?”. Un mese dopo disputai la mia prima gara paralimpica e lo migliorai. A settembre andai a Londra, alle mie prime Paralimpiadi, e le vinsi con un altro record del mondo.»
Quali competenze hai sviluppato durante questa nuova ripartenza che oggi fanno la differenza nello sport e nella vita?
Ho dovuto reimparare a fare tutto. In pratica ho dovuto reimparare a vivere. È vero che a diciannove anni e mezzo vivevo già da sola ad Ascoli, quindi sapevo cucinare, fare la lavatrice, gestire una casa. Però quando perdi la vista devi imparare tutto da capo. Ho imparato a riconoscere i tasti della lavatrice con le mani, a capire quando l’acqua bolle ascoltandola, perché ormai i miei occhi sono diventati le mani e le orecchie. Anche adesso che ho cambiato casa, ho preso il bastone bianco per imparare a muovermi nei nuovi spazi. È bastata una settimana per memorizzarla, ma ogni volta devi azzerare tutto e ricominciare.
Assunta Legnante, quali strumenti di supporto funzionano davvero per un’atleta paralimpica?
Ce ne sono tantissimi. Nella vita quotidiana il telefonino è il prolungamento del mio braccio. Con lo smartphone faccio tutto: scrivo, leggo le e-mail, uso i social. Ci sono applicazioni che descrivono quello che hai davanti, riconoscono le banconote, i colori e tantissime altre cose. Oggi, grazie alla tecnologia, puoi fare praticamente tutto. Dal punto di vista sportivo, invece, ci affidiamo soprattutto alla guida o all’allenatore, che ci accompagna in pedana e ci aiuta sia in allenamento sia in gara.
Quindi è uno sport individuale, ma anche di squadra?
Per noi non vedenti la guida è fondamentale. Nel mio caso, nel getto del peso, il tecnico mi posiziona correttamente e poi il gesto tecnico lo eseguo da sola. Se invece pensiamo ai miei colleghi che corrono, loro hanno bisogno di un atleta accanto per tutta la gara. In quel caso diventa davvero uno sport di squadra.
Assunta Legnante, come organizzi oggi i tuoi allenamenti?
A 48 anni mi preservo molto di più rispetto al passato. Preferisco puntare sulla qualità piuttosto che sulla quantità. Mi alleno quattro volte alla settimana: due sedute in palestra e due in campo, dedicate al getto del peso e al lancio del disco. Mi alleno soprattutto la mattina, anche perché gran parte delle competizioni internazionali si svolge in quell’orario. Inoltre, il mio allenatore segue molti altri atleti, soprattutto il pomeriggio, così io mi tengo il pomeriggio libero per la casa, gli amici o semplicemente per la mia vita.
Rispetto all’Assunta di prima, hai scoperto qualcosa di diverso in te che non sapevi di avere?
Mentalmente sono molto più forte di prima, senza dubbio. Negli ultimi due o tre anni ho deciso anche di farmi aiutare da un mental coach, ma già prima avevo capito di avere una forza mentale e una capacità di resilienza che non immaginavo. Questa è la differenza più grande tra l’Assunta di ieri e quella di oggi. E poi mi fido un po’ di più degli altri. Prima ero più solitaria: anche quando sbagliavo, volevo fare tutto da sola.
Che cosa c’è dietro l’angolo per Assunta Legnante?
L’ostacolo più grande, in questo momento, è riempire casa con i mobili che devono arrivare e riuscire finalmente a dormire in un letto! Poi, ci sarà da sistemare scatoloni e valigie: spero di aver finito tutto entro la fine di settembre. Dal punto di vista sportivo, invece, inizieremo la preparazione per il Mondiale del prossimo anno, che sarà fondamentale perché assegnerà le qualificazioni alle Paralimpiadi del 2028. Poi, passo dopo passo, vedremo come arrivare a Los Angeles, ma non ci facciamo trovare impreparate.
Assunta Legnante, un percorso che va oltre lo sport
Dalla storia di Assunta impariamo che ricominciare è possibile. C’ è bisogno di strumenti, fiducia e della capacità di adattarsi ai cambiamenti. Quello della campionessa paralimpica è un percorso che va oltre le medaglie: dalla perdita della vista alla riconquista dell’autonomia, grazie alla tecnologia, al supporto delle persone e a una forza mentale costruita giorno dopo giorno. Una storia che non parla solo di sport, ma di come affrontare le sfide della vita senza rinunciare a guardare avanti.